65: Fuga dalla Terra (2023) – quando i dinosauri non bastano per produrre un Blockbuster di successo

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Locandina di 65 - Fuga dalla Terra

65 – Fuga dalla Terra

Titolo originale: 65

Anno: 2023

Paese: Stati Uniti d’America

GenereFantascienza

Casa di Produzione: Columbia Pictures

Distribuzione italiana: Sony Pictures

Durata: 93 minuti

Regia: Scott Beck, Bryan Woods

Sceneggiatura: Scott Beck, Bryan Woods

Fotografia: Salvatore Totino

Montaggio: Josh Schaeffer

Musiche: Danny Elfman

Attori: Adam Driver, Ariana Greenblatt, Chloe Coleman, Nika King

Trailer italiano di 65: Fuga dalla Terra 

Non è affatto un mistero che i dinosauri esercitino da sempre un inspiegabile fascino su grandi e piccini. Infatti le mastodontiche creature, che milioni di anni fa occupavano il nostro pianeta, sono divenute presto al centro non solo di scrupolose indagini scientifiche e di numerose ricerche paleontologiche, ma anche di molteplici e svariati prodotti d’intrattenimento (prima solo letterari, ma poi anche audiovisivi e videoludici) che li hanno fatti entrare facilmente nell’immaginario collettivo (non soltanto occidentale). Tale popolarità è per merito sicuramente della fantascienza, la quale è stato il genere narrativo popolare che ha sfruttato maggiormente l’intrinseca attrattiva e la peculiare mostruosità dei giganteschi rettili preistorici (visibili nella realtà soltanto nei musei) rappresentandoli in numerosi prodotti d’intrattenimento come spaventosi e ostili abitanti di mondi nascosti e pianeti sconosciuti oppure (specialmente a partire dal celebre romanzo “Jurassic Park” di Michael Crichton pubblicato nel 1990) come straordinari risultati di ambiziosi e pericolosi esperimenti genetici a opera di scienziati avidi e senza scrupoli. A livello cinematografico la preistoria e, nello specifico, i dinosauri sono stati al centro di numerose pellicole durante il periodo della fantascienza vecchio stampo (dagli anni ’20 agli anni ’70 del XIX secolo), ma l’interesse nei confronti dei lucertoloni preistorici è riemerso verso la fine del secolo scorso a causa della famosa e immortale trasposizione cinematografica del già citato romanzo “Jurassic Park” (1990) di Michael Crichton diretta dal regista Steven Spielberg nel 1993. Lo stratosferico successo economico (dovuto non solo alle singole pellicole, ma anche al vasto e variegato merchandising) della trilogia di “Jurassic Park” (1993-2001) e successivamente della trilogia di “Jurassic World” (2015-2022) ha portato alcuni registi e sceneggiatori a sfruttare questo periodo storico per produrre prodotti d’intrattenimento che contenessero dinosauri e affini per attirare l’ignaro e ingenuo pubblico in sala, davanti alla televisione oppure nelle videoteche. In questo particolare gruppo di soggetti si possono inserire Scott BeckBryan Woods che hanno (entrambi) scritto, diretto e prodotto “65: Fuga dalla Terra” (2023).

Trama di 65: Fuga dalla Terra

Un astronauta di nome Mills (Adam Driver) torna accidentalmente indietro nel tempo a seguito di un incidente nello spazio, finendo sulla Terra di 65 milioni di anni fa. Unico sopravvissuto allo schianto insieme a una ragazzina di nome Koa (Ariana Greenblatt), il protagonista dovrà affrontare con lei un’epica lotta per la sopravvivenza all’interno di un mondo sconosciuto, popolato da spaventose creature preistoriche e, tra queste, dai dinosauri.

Recensione di 65 – Fuga dalla Terra

Senza alcuna ombra di dubbio “65 – Fuga dalla Terra” (2023) è un prodotto cinematografico di genere fantascientifico che riporta sullo schermo il dinosauro nella parte di abominevole e temibile creatura “aliena”, una tipologia di ruolo che in passato era molto più frequente nella narrativa fantascientifica e che, soprattutto a causa del già citato romanzo “Jurassic Park” (1990) di Michael Crichton e della già citata famosa trasposizione cinematografica del suddetto romanzo diretta da Steven Spielberg nel 1993, è stata successivamente abbandonata per altre “soluzioni” narrative e creative decisamente più complesse e verosimili. Tuttavia, nonostante l’interessante intenzione di rispolverare e svecchiare un immaginario dei dinosauri appartenente perlopiù al passato, la pellicola si rivela nella sostanza un prodotto banale e mediocre non solo per il modo piatto e lineare in cui racconta la propria storia, ma anche per il contenuto stesso che, privo di mordente a tal punto da risultare in alcune parti addirittura noioso e inconsistente, non rimane impresso a lungo nella memoria dello spettatore per via della sua prevedibilità, della sua convenzionalità e della sua superficialità. Naturalmente la pellicola in questione presenta dei pregi e delle caratteristiche discretamente convincenti che riguardano perlopiù il lato tecnico ed estetico della pellicola che, sebbene entrambi non possiedano una spiccata e delineata personalità, cercano di costruire da un punto di vista visivo e sonoro il mondo selvaggio e incontaminato in cui si muovono i due protagonisti. Tuttavia tali pregi sono pochi e irrilevanti in confronto ai numerosi difetti e alle evidenti mancanze che riguardano specialmente gli aspetti più importanti ed essenziali alla base della sceneggiatura e, soprattutto, della struttura alla base del prodotto cinematografico in questione: il protagonista della storia, il legame tra quest’ultimo e il personaggio femminile principale, la minaccia che i due personaggi principali devono affrontare nel corso della loro permanenza sulla Terra e infine, non meno importante, l’identità della pellicola stessa.

Il protagonista Mills (interpretato da Adam Driver) è un pilota che si ritroverà, suo malgrado, a lottare contro la natura ostile del “misterioso” pianeta e, parallelamente, contro i propri rimorsi di coscienza (le cui cause, alquanto banali e prevedibili, verranno svelate gradualmente nel corso della pellicola attraverso alcuni brevi flashback). Lo si può definire un protagonista “generico” ed “anonimo” poiché effettivamente privo di una definita e concreta caratterizzazione dato che (nonostante il talentuoso attore statunitense cerchi disperatamente di donargli un minimo di personalità) non è sufficientemente carismatico, non possiede particolari capacità o abilità (fisiche, intellettive o motorie) in grado di donargli una propria individualità e, soprattutto, non è fornito di una soddisfacente tridimensionalità psicologica (infatti la complessità interiore dello stesso protagonista viene espressa esclusivamente attraverso i già menzionati logoranti sensi di colpa nei confronti della figlia).

Il protagonista Mills (Adam Driver) mentre individua la navetta di fuga in una scena di 65 Fuga dalla Terra (2023)
Il protagonista Mills (Adam Driver) mentre individua la navetta di fuga in una scena di 65: Fuga dalla Terra (2023)

Anche il rapporto del protagonista con la ragazzina Koa (interpretata da Ariana Greenblatt), ossia l’unica superstite della spedizione spaziale incapace purtroppo di parlare lo stesso idioma linguistico del pilota, risulta tutt’altro che convincente o interessante dato che il legame tra i due personaggi è molto superficiale per via, soprattutto, dell’incomunicabilità (causata, come già detto, dall’impossibilità dei due personaggi di comunicare verbalmente) che si rivela un ostacolo non solo per il protagonista Mills, ma anche per gli stessi registi/sceneggiatori poiché non sono in grado di creare un profondo e solido rapporto d’amicizia che esisterebbe se i due personaggi riuscissero in qualunque modo ad andare oltre all’incapacità di comunicare e comprendersi attraverso le parole e potessero, di conseguenza, condividere i propri pensieri e/o le proprie paure, confrontarsi esplicitamente su determinate tematiche esistenziali e affrontare insieme i propri demoni interiori. Sostanzialmente non c’è alcun tentativo da parte di Scott BeckBryan Woods di far comunicare in maniera profonda i due personaggi, limitandosi a mostrare sullo schermo un legame affettivo abbozzato e dozzinale privo di alcuna intensità o profondità emotiva nonostante il (manifesto e pigro) tentativo di provare a emulare (senza successo) altri rapporti presenti in precedenti e ben più famosi prodotti d’intrattenimento (per esempio quello che si instaura tra i due protagonisti, ossia Joel ed Ellie, nella famosa serie videoludica e nella serie televisiva di The Last of Us).

Mills (Adam Driver) e Koa (Ariana Greenblatt) mentre cercano di comunicare in una scena di 65 Fuga dalla Terra (2023).
Mills (Adam Driver) e Koa (Ariana Greenblatt) mentre cercano di comunicare in una scena di 65: Fuga dalla Terra (2023).

Ovviamente l’elemento centrale dell’intera pellicola (e logicamente della campagna marketing collegata al prodotto cinematografico in questione) sono i dinosauri, ossia gli abitanti del “misterioso” pianeta dove accidentalmente atterrano Mills e Koa nonchè, soprattutto, la mostruosa minaccia che, più volte nel corso del film, tenterà di ostacolare il lungo cammino dei due personaggi verso la loro unica via di fuga e di salvezza. Indubbiamente le mostruose creature preistoriche svolgono egregiamente il loro ruolo all’interno della storia dato che mettono in seria difficoltà i due personaggi, ma la loro effettiva pericolosità è percepibile dallo spettatore esclusivamente nei momenti in cui essi sono visibili (anche non interamente) sullo schermo poiché, altrimenti, durante i momenti in cui i due protagonisti si muovono dentro la fauna incontaminata del pianeta, è veramente difficile percepire, attraverso le immagini e lo stato d’animo degli stessi personaggi, sensazioni concrete e verosimili come, per esempio, il potenziale pericolo che Mills e Koa stanno oggettivamente correndo attraversando luoghi sconosciuti, il brivido di terrore che i dinosauri potrebbero attaccarli e ucciderli in qualsiasi momento oppure l’opprimente paranoia causata dai mille occhi che stanno probabilmente scrutando ogni loro singolo passo in mezzo alla natura selvaggia. Infatti, nonostante questa pellicola venga presentata nei trailer come un prodotto audiovisivo appartenente al genere “fanta-horror”, alcuni sentimenti teoricamente importanti da trasmettere al pubblico durante determinate scene come la suspense o la tensione vengono messe erroneamente in secondo piano poiché la precisa impostazione registica adottata per questa pellicola predilige la dinamicità dell’azione e il movimento frenetico dei soggetti presenti in scena anziché focalizzarsi sulla natura mostruosa dei pericolosi rettili che popolano la Terra o sulle spaventate reazioni dei personaggi di fronte agli spiacevoli incontri con i dinosauri.

Tuttavia il più grande difetto non è affatto la mediocre caratterizzazione dei personaggi o il debole tono “spaventoso” della pellicola, ma la mancanza di volontà (da parte degli stessi registi/sceneggiatori) di sorprendere in qualche modo lo spettatore: Infatti la sceneggiatura predilige l’utilizzo del pilota automatico rifiutandosi di inserire un qualsivoglia elemento narrativo che possa contrastare la linearità degli eventi oppure un colpo di scena che possa cambiare (o addirittura sovvertire) l’obiettivo e il ruolo dei personaggi all’interno della storia. Inoltre l’evidente carenza di coraggio e di creatività è visibile anche nella quantità non indifferente di spunti narrativi potenzialmente interessanti (come, ad esempio, l’origine della razza “aliena” a cui appartengono il protagonista e gli altri personaggi secondari) a malapena abbozzati e soltanto suggeriti nel sintetico ed approssimato prologo della pellicola.

Conclusioni

Il risultato è una pellicola fantascientifica che, nonostante il potenziale di molte idee alla base della trama e della situazione in cui si trovano i personaggi, risulta priva di una forte e solida identità stilistica e concettuale a tal punto da poter essere considerata a tutti gli effetti un prodotto cinematografico destinato esclusivamente ad un consumo superficiale e distratto.

Note positive:

  • Regia (parzialmente)
  • Fotografia
  • Effetti speciali (parzialmente)
  • World-building
  • Recitazione

Note negative:

  • Caratterizzazione dei personaggi
  • Background ed origine dei personaggi
  • Tensione e suspense
  • Quantità di nemici ed ostacoli
  • Identità stilistica della pellicola

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Michele Carmotti
Michele Carmotti

All'apparenza sembro un ragazzo come tanti altri, ma in realtà sono un aspirante critico cinematografico alla ricerca costante di nuovi prodotti che mi emozionino e che lascino qualcosa di concreto dentro di me.
A mio parere i veri capolavori sono quelli che ti cambiano la vita e il modo di vedere le cose.

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