Bradley Cooper e Christian Bale in American Hustle (2013)

American Hustle – L’apparenza inganna: Un confronto con la moralità

Trailer italiano di American Hustle

David O. Russell realizza il suo settimo lungometraggio riunendo un cast unico. Oltre a Christian Bale e Amy Adams, già diretti sul set di The Fighter (2010), il cineasta newyorkese ritrova Bradley Cooper, Jennifer Lawrence e Robert De Niro, protagonisti nell’ottimo Il lato positivo – Silver Linings Playbook (2012) e successivamente in Joy (2015). Sceneggiato dallo stesso regista insieme a Eric Singer (The International, 2009; Top Gun: Maverick, 2021) e curato dal direttore della fotografia Linus Sandgren (Oscar nel 2017 per La La Land, 2016), American Hustle è montato dal trio composto da Alan Baumgarten (Molly’s Game, 2017), Jay Cassidy (A Star Is Born, 2018) e Crispin Struthers (Il lato positivo – Silver Linings Playbook, 2012). Vincitore di 3 Golden Globe (miglior film commedia o musicale, miglior attrice in un film commedia o musicale a Amy Adams e miglior attrice non protagonista a Jennifer Lawrence), nell’edizione 2014 degli Oscar il lungometraggio ha ottenuto 10 nomination tra cui miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista (Christian Bale), miglior attrice protagonista (Amy Adams), miglior attore non protagonista (Bradley Cooper), miglior attrice non protagonista (Jennifer Lawrence) e migliore sceneggiatura originale.

Trama di American Hustle – L’apparenza inganna

Alla fine degli anni Settanta Irving Rosenfeld (Christian Bale) e Edith Greensly (Amy Adams) sono due dei più abili truffatori di New York. L’aumento dei loro profitti attira però le attenzioni del federale Richard “Richie” DiMaso (Bradley Cooper), fortemente deciso a incastrare la coppia anche per incrementare la sua reputazione all’interno dell’FBI. Tuttavia, DiMaso, colpito dalla loro bravura, comprende che Irving e Edith possono essere d’aiuto non solo per incastrare alcuni falsari, ma persino nell’operazione Abscam, avviata per fermare la corruzione diffusa, secondo l’agente, in molti settori del Paese. I due truffatori e DiMaso cominciano così a organizzare un ambizioso “piano esca” per incastrare alcuni delle più alte personalità degli Stati Uniti d’America. Il sindaco di Camden, Carmine Polito (Jeremy Renner), è il primo a essere raggirato, ma il successo della mossa d’esordio non evita che la situazioni si complichi, anche a causa del comportamento di Rosalyn Rosenfeld (Jennifer Lawrence), moglie di Irving e pericolosamente vicina al criminale Pete Musane (Jack Huston), nel giro del ben più importante Victor Tellegio (Robert De Niro).

Recensione di American Hustle – L’apparenza inganna

Se riflettessimo sui lungometraggi che, nel periodo tra il 2011 e il 2020, hanno ottenuto una nomination all’Oscar con un cast d’eccezione, American Hustle apparterebbe di diritto alla categoria. David O. Russell, in seguito al successo di The Fighter (2010), ha infatti il privilegio di realizzare il suo sesto film con Christian Bale, Amy Adams, Jennifer Lawrence, Bradley Cooper, Jeremy Renner e Robert De Niro, cogliendo con il personalissimo stile che lo contraddistingue alcune delle recitazioni più acclamate dalla critica. Perché è innegabile che, a una prima visione, siano proprio le straordinarie interpretazioni a rendere così unica l’opera del cineasta nato a New York. Bale, perfetto trasformista, riesce a restituire al meglio il personaggio del truffatore Irving Rosenfeld, con una delle migliori recitazioni della sua carriera. L’attore di Haverfordwest coglie le sfumature di Irving attraverso una recitazione allo stesso tempo appassionata e riflessiva, raffigurando un uomo ossessionato (e per questo prigioniero) della sua attività che gestisce alla perfezione.

Rosenfeld/Bale, uno dei caratteri più interessanti, riesce a trasmettere allo spettatore la propria capacità di coordinare situazioni sempre più complicate, personificando colui che sta al centro di tutto pur rimanendo (apparentemente) defilato. Come sostenuto da lui stesso, Irving è una specie di Viet Cong, che sparisce e ricompare senza lasciare traccia. Una capacità che condivide con l’affascinante partner, quella Lady Edith Greensly interpretata da Amy Adams in modo sensazionale. Una donna scaltra, calcolatrice, disposta ad avvicinarsi all’agente FBI Richie DiMaso, eppure sempre affezionata (e affascinata) dalla personalità di Irving. Ovvero colui che per primo ha creduto nelle sue capacità, nel suo innato talento nel manipolare le persone, nel far credere ciò che non esiste. Un leit motiv, quest’ultimo, che accompagna l’intero script.

Perché American Hustle è tutto quello che non è. A cominciare dal complesso riporto di Irving, dalla “non identificabile” identità di Edith, da quel Rembrandt che enfatizza il falsario e dalla “finta” capigliatura di Richie. E poi ci sono le “classiche” famiglie disfunzionali tanto amate da David O. Russell, come quella del federale DiMaso, ambizioso di voler cambiare il mondo arrestando tutta i disonesti del Paese. Oppure la coppia composta da Irving e Rosalyn (un plauso a Jennifer Lawrence), la sbadata e istrionica moglie che rischia di compromettere ogni piano ma che in fondo gli è ancora affezionata. Due realtà opposte a quell’american family riunita invece nella casa del sindaco di Camden, Carmine Polito. Un uomo che, realmente, riesce a innescare quel processo votato al cambiamento capace di sorprendere Irving stesso. Perché Carmine, nonostante i contatti con Victor Tellegio, viene raffigurato come un “aiutante del popolo”, volenteroso a stipulare contratti soltanto per riavviare l’economia del New Jersey attraverso il rilancio di Atlantic City.

Un’ambizione che però incontra per caso l’operazione Abscam dell’FBI, coordinata da quel DiMaso deciso a svelare la corruzione del sistema. Ma che in fondo, non cerca altro che qualcosa di intangibile. Esattamente come le presenze di Edith e Irving. Tuttavia, American Hustle, certamente non il classico film sulle truffe, pone l’accento anche su tematiche quali l’importanza della moralità, e quanto questa sia costante anche nelle situazioni più difficili. C’è quindi DiMaso, fiero dell’onesta di sua nonna. Ma anche Polito, deciso ad andarsene dall’incontro con Richie e poi convinto a tornare sui propri passi dal naturale feeling con Irving. Amicizie tradite, doppi e tripli giochi: è questo il fil rouge del settimo lungometraggio di David O. Russell. Di certo eccelso per la qualità delle interpretazioni, senza dimenticare, però, la bravura di regista e montatori nell’articolare una sceneggiatura in grado di cambiare durante il suo sviluppo, cominciando come la storia di due truffatori e concludendo con qualcosa di molto più complesso e profondo.

Note positive

  • Le interpretazioni di Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jennifer Lawrence e Jeremy Renner
  • La regia di David O. Russell
  • Il montaggio di Jay Cassidy, Crispin Struthers e Alan Baumgarten
  • La sceneggiatura di Eric Singer e David O. Russell

Note negative

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