Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse (2023): il ritorno a New York di James Gray

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Armageddon Time - Il tempo dell'apocalisse

Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse

Titolo originale: Armageddon Time

Anno: 2022

Nazione: Stati Uniti d’America, Brasile

Genere: drammatico, storico

Casa di produzione: MadRiver Features, Keep Your Head Productions, RT Features

Distribuzione italiana: Universal Pictures

Durata: 115 min

Regia: James Gray

Sceneggiatura: James Gray

Fotografia: Darius Khondji

Montaggio: Scott Morris

Musiche: Christopher Spelman

Attori: Banks Repeta, Jaylin Webb, Anthony Hopkins, Anne Hathaway, Jeremy Strong, Ryan Sell, Tovah Feldshuh, Marcia Haufrecht, Teddy Coluca, Dane West, Richard Bekins, Landon James Forlenza, John Diehl, Jessica Chastain, Lauren Yaffe, Andrew Polk, Griffin Wallace Henkel, Marcia Jean Kurtz, Domenick Lombardozzi, Dupree Francois Porter

Trailer italiano di Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse

Dopo aver girato cinque film drammatici e intimi nella sua città d’origine, New York, il regista James Gray si è mosso su nuovi terreni con un’avventura incentrata sulle esplorazioni come Civiltà perduta (2016), ambientata in Amazzonia, e il racconto fantascientifico Ad Astra. Con Armageddon Time, Gray ha deciso non solo di fare ritorno a New York City, ma addirittura di ripiombare nella villetta bifamiliare di Flushing, nel Queens dove è cresciuto.

Sono stato nella giungla e ho potuto ricreare lo spazio infinito, e sono onorato di aver potuto fare queste esperienze. A un certo punto sono però arrivato alla conclusione che New York faccia parte di me. Se riesci a esprimerlo in maniera diretta e onesta, è senza dubbio la cosa migliore che potrai fare. Il mio primo pensiero è stato di tornare nuovamente a casa, provando a farlo nella maniera più personale possibile

James Gray

Con questo pensiero in mente, ha deciso di rivisitare le proprie memorie e creare personaggi che fossero veri tanto a livello pratico che emotivo, soprattutto agli occhi delle persone che hanno condiviso con lui gli anni formativi della sua vita. Gray era il più giovane di due figli, ed entrambi i genitori erano nati in famiglie di immigrati ebrei. Suo padre, figlio di un idraulico, crebbe in condizioni modeste, ma tramite il lavoro riuscì a costruirsi una posizione nella classe media come ingegnere. La madre di Gray era un’insegnante e presidente dell’Associazione Genitori, esattamente come i propri genitori. I ricordi di frequenti pranzi di famiglia sono vivi nella memoria del regista, tanti appuntamenti nella sala da pranzo gomito a gomito con nonni, zie e cugini. Gli adulti continuavano a parlare di qualsiasi argomento avessero in mente, cercando l’attenzione dei bambini quando si trattava di dire cose importanti su come affrontare la vita.

Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse (Armageddon Time) dopo essere stato presentato al Festival di Cannes e alla Festa del cinema di Roma arriva nei cinema italiani, grazie a Universal Pictures, il 23 marzo 2023.

Trama di Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse

Nei primi anni ’80 una famiglia borghese del Queens, di origine ebraica fatica è alle prese con il complesso compito di educare il più piccolo di casa, Paul, che sogna un giorno di diventare un artista o di costruire un razzo per andare sulla Luna, come vorrebbe il suo adorato nonno. Ma la sua fantasia deve fare i conti con la realtà, con le regole e le difficoltà della sua vita scolastica, con i desideri dei suoi genitori, con il crescere in una piccola realtà di provincia. Paul si metterà nei guai più volte, deludendo i suoi familiari e scontrandosi che le severe conseguenze delle sue scelte sbagliate, anche con la violenza educativa del padre. Sullo sfondo le presidenziali americane, Trump che vede crescere la sua influenza nel paese, Regan acclamato dagli elettori, l’informatica che si appresta a diventare la nuova frontiera americana.

Anne Hathaway e Anthony Hopkins in Armageddon Time - Il tempo dell'apocalisse
Anne Hathaway e Anthony Hopkins in Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse

Recensione di Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse

La proiezione in anteprima si è fatta aspettare, iniziata con un breve ritardo, ha messo a dura prova i miei tentativi di organizzare il post proiezione per me e per alcuni amici. Avevo bisogno di guardare il cellulare, per avvisare qualcuno cha avrei fatto tardi, ma ero in sala e non potevo farlo, ci era proibito da due “maschere” che per tutta la durata del film sono stata su entrambi i lati della sala di un noto cinema al centro di Roma, a controllare che nessuno prendesse tra le mani il proprio cellulare, perché anche solo la luce dello schermo avrebbe disturbato la visione agli altri. In un attimo mi sono ritrovata a immedesimarmi completamente con Paul, con la sua difficoltà ad accettare le regole, quelle che non capiva perché andavano contro i suoi bisogni o i suoi desideri, quelle che proprio in quel preciso momento, in cui le viveva assieme a mille altre cose nella sua mente e intorno a sé, proprio lo rendevano insofferente, se non rabbioso, tanto da spingerlo a evadere in mondi fantastici, nei suoi sogni. Non era certo un Armageddon il mio, era questione di ben poco conto, non c’era la sofferenza per le ambizioni represse, la negazione dell’individualità umana nel nome di una ragione, una regola, una convenzione, o peggio ancora una religione. Ma c’era una domanda comune, come si stabilisce il confine di una regola? Quella sottile linea che separa il rispetto delle regole civili dalla repressione delle proprie “pulsioni”, o anche banali esigenze? Perché l’arte ha davvero poco a che vedere con le regole, i limiti e talvolta il rispetto. L’arte è speculazione, provocazione, è ricerca, per qualcuno è amore, per altri è addirittura distruzione. Ho provato più volte a chiedermi cosa fosse per me, e alla fine, consapevole dei limiti della mia risposta, sono arrivata al dirmi che l’arte per me è innata alla vita. Alcune persone però hanno il dono di rendere questa natura, qualcosa di speciale anche per altri, quelli sono gli artisti veri, i veri geni.

La sceneggiatura di questo film accompagna lo spettatore attraverso i sogni di un bambino, il suo modo ingenuo di pensare, la totale innocenza e inconsapevolezza del pericolo e delle regole. Il montaggio ne accompagna il ritmo. La regia, le riprese, portano lo spettatore faccia a faccia con i personaggi, compreso il dolcissimo Anthony Hopkins, che dà del nonno un’interpretazione degna di nota. La colonna sonora non spicca per originalità, fatta eccezione per pochi punti interessanti. Questa tremenda lotta tra bene e male, che non conosce tempi e soluzioni, apre quindi tanti dubbi, molte domande esistenziali. Ognuno, per fortuna, con la libertà di dare una propria risposta. Viene da chiedersi, in un momento storico in cui si mettono in discussione libertà considerate assodate in molti posti del mondo, quale sia il limite “giusto”, per una vita “giusta”. Una cosa resterà vera, al di là di tutto, ed è che ci sarà sempre bisogno di “folli” capaci di sognare, nonostante tutto; capaci di dare speranza, in grado di crederci e di non mollare, perché bisogna sempre “provarci” fino alla fine e non mollare mai. Ci sarà sempre bisogno di arte.

Anne Hathaway è Esther Graff in Armageddon Time
Anne Hathaway è Esther Graff in Armageddon Time

In conclusione

Note positive

  • Interpretazione di Anthony Hopkins
  • Tematica

Note negative

  • La colonna sonora priva di originalità
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