Banu (2022): una donna contro la società – Venezia ’79

Locandina di Banu - Venezia 79

Banu

Titolo originale: Banu

Anno: 2022

Nazione: Azerbaigian, Italia, Francia, Iran

Genere: drammatico

Casa di produzione: Noori Pictures

Distribuzione italiana:

Durata: 1h 30m

Regia: Tahmina Rafaella

Sceneggiatura: Tahmina Rafaella

Fotografia: Turaj Aslani

Montaggio: Mastaneh Mohajer

Musiche:

Attori: Tahmina Rafaella, Melek Abbaszadeh, Zaur Shafiyev, Jafar Hasan, Kabira Hashimli, Emin Asgarov, Zemfira Abdulsamadova, Tajeddin, Aghayeva, Kamala Israfilova

Trailer originale di Banu

Banu segna l’esordio alla regia, in un lungometraggio, per la ventottenne azera Tahmia Rafaella, che all’interno della pellicola riveste anche il ruolo di protagonista. Il film viene presentato, in anteprima mondiale, all’interno della 79ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, nella sezione Biennale College Cinema, il progetto d’eccellenza della manifestazione svolta in laguna, poiché unisce formazione artistica per i giovani talenti dell’audiovisivo fino a condurli alla realizzazione di pellicole (opere prime o seconde) a basso budget. Banu viene reso disponibile anche all’interno della piattaforma streaming MyMovies One dal 1 al 6 settembre 2022.

Trama di Banu

Mentre si svolge, a fine settembre 2020, il secondo conflitto armato nella regione del Nagorno – Karabakh, che vede contrapposti azeri e armeni per la conquista di un pezzo di terra che intende essere indipendente, Banu ha quattro giorni per trovare qualcuno che la sostenga in tribunale, contro l’ex marito Javid, un uomo ricco e influente che tutti sembrano temere. L’uomo intende ottenere la piena custodia del figlio Ruslan sostenendo che sua moglie, Banu, soffre di problemi psichiatrici, che la renderebbe una madre inadatta. Per dichiarare questa versione dei fatti, l’uomo vanta una nutrita schiera di testimoni, i più acquistati grazie al suo potere d’imprenditore e pronti a dire qualsiasi menzogna per non perdere il favore di Javid. La donna così dovrà intraprendere un viaggio per ricercare qualcuno che l’aiuti in una società in cui l’attenzione di tutti è rivolta alla guerra in corso.

Fotogramma di Banu
Fotogramma di Banu

Recensione di Banu

Un film che vive di simbolismo e di metafore, muovendosi su due piani drammaturgici paralleli, tra loro comunicanti, che vanno a riflettere la medesima situazione tematica: il male di un mondo, di un’umanità che vive ancora di lotta e di possesso, non dimostrandosi in grado di trovare il giusto equilibrio tra onestà intellettuale e giustizia sociale, che sappi mettere da parte gli orgogli patriottici e personali per raggiungere qualcosa di nuovo, che sappia donare pace invece che eterno senso d’instabilità, con guerre interiori, fisiche e geografiche che si percuotono anni dopo anni senza reali tregue, entro un circolo di malvagità senza fine, dove la giustizia sociale, disconnessa dalle logiche culturali delle singole nazioni, sembra non riuscire ad avanzare conducendo l’umanità verso un punto di vista oggettivo in grado di comprendere la realtà complessa al di fuori sdi uno sguardo propenso da una parta o dall’altra del conflitto. Per narrare ciò la regista e sceneggiatrice Tahmina Rafaella imposta la pellicola su due piani drammaturgici: da un lato abbiamo il viaggio di Banu, di una donna che si muove all’interno di una cultura altamente patriarcale per ricercare un aiuto umano, di qualcuno che come lei, intenda combattere contro Javid (simbolo del potere), dall’altro lato, in sottofondo, abbiamo la storia del decennale conflitto Nagorno – Karabath, riscoppiato nuovamente a fine settembre 2020, in un mondo europeo che non ha dato nessun tipo di visibilità a questo conflitto, nonostante le numerose similitudini con il conflitto della regione del Donbass e Lugansk, che ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale.  Il conflitto nella pellicola non è visibile distintamente, non udiamo le bombe e non vediamo segni di distruzione, nonostante ciò, grazie all’elemento extradiegetico della televisione, la guerra del Nagorno – Karanath è percepibile e onnipresente, donando alla pellicola sia una collocazione temporale ben prestabilita, fine settembre 2020, sia una maggiore tridimensionalità narrativa, dove lo sfondo sociale dell’Azerbaigian dona spessore alla lotta sociale, femminista e di madre, di Banu, che diventa, seppur in maniera divergente, una soldatessa come chi va in fronte per la propria patria. Tutta la storia di Banu si muoverà in simbiosi con quella del conflitto, in uno scambio potente di simbolismo.

Il lavoro cinematografico diretto da Tahmina Rafaella mostra uno spaccato sociale, riflettendo sul senso della guerra e sull’essere madre, in un mondo fin troppo patriottico che preferisce mandare i propri figli al macello per un pezzo di terra, piuttosto che scendere a patti con l’avversario, in un contesto sociale mosso da quest’affermazione: “I martiri non muoiono mai, una nazione non si divide mai”. Il tutto viene narrato però con una regia eccessivamente didascalica, quasi scolastica, che ci concentra essenzialmente sull’interpretazione della protagonista, interpretata proprio dalla regista, che ben riveste il ruolo del personaggio. Il lungometraggio possiede del resto l’elemento narrativo dello scontro d’opinioni, dove Banu trova dinanzi a lei molte porte chiuse in faccia, soprattutto da parte del mondo femminile, spaventate dalla figura maschile – autoritaria. Il tutto però perde forza dal lato più emozionale della vicenda dove si doveva osare maggiormente attraverso atti fisici maggiormente brutali, invece la cineasta ha optato per una narrazione più elegante e riflessiva, che è interessante ma che toglie forza alla vicenda, esclusivamente dal punto di vista emozionale.

Scena del film Banu
Scena del film Banu

In conclusione

Il film presentato a Venezia 79 è interessante dal punto di vista simbolico e di protesta della cultura dell’Azerbaigian, ma perde forza nell’emotività della storia, dove lo spettatore riesce a provare ben poche emozioni. Banu è una storia di lotta sociale che va visto esclusivamente per la tematica, anche se il rischio è che risulti un film, a lungo andare, dimenticabile, nonostante i valori mostrati nella pellicola.

Note positive

  • Intepretazione di Tahmina Rafaella
  • La narrazione della società e del conflitto Nagorno – Karanath
  • Il personaggi di Banu è ben scritto

Note negative

  • La pellicola possiede poca emozione

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