Benedetta (2021): la religione tra eros, sacro e profano

Trailer ufficiale del film Benedetta (2021)

Presentato in anteprima mondiale, in concorso, alla 74ª edizione del Festival di Cannes dopo due anni di ritardo, esce il 3 dicembre nelle sale americane e in VOD sulla piattaforma MUBI Benedetta, il nuovo lavoro scritto e diretto dal regista olandese Paul Verhoeven (Elle, Basic Instinct) con protagoniste Virginie Efira (Benedetta) e Daphne Patakia (Bartolomea).

Trama di Benedetta

Mentre la peste dilaga in Italia nel tardo Seicento, Benedetta Carlini (Virginie Efira) entra nel convento di Pescia, in Toscana, come novizia. Molti anni più tardi, inizia una storia d’amore proibita con un’altra donna scuotendo lo status quo dell’intera comunità.

Ispirato a fatti realmente accaduti.

Recensione di Benedetta

Provocatore, controverso, disturbante e conturbante. A cinque anni di distanza dall’acclamato Elle, film in cui la violenza fisica è predominante, vincitore nel 2017 di un Golden Globe per Miglior film straniero, Paul Verhoeven fa parlare ancora di sé con un film che mescola il sacrilego e il riverente. Sullo sfondo di una comunità che crede – in maniera perseverante – alla benevolentia religiosa del miracolo divino. È questo Benedetta, nella sua devozione spirituale.

“Sento, e l’ho sentito nella mia vita, che le persone possono essere ispirate dal sacro. Volevo questo, e credo che i personaggi di ‘Benedetta’, a quel tempo, fossero in un mondo dove il sacro era dominante. Quindi, nel film, ho sentito che doveva esserci. Puoi dirmi dopo se avevo ragione o torto. L’idea che la chiesa possa decidere che una donna debba essere uccisa perché era lesbica, è piuttosto orribile. Non è vero?”

Paul Verhoeven in una recente intervista a Deadline

Con questa parole, il regista indaga due temi a forte impatto visivo e culturale: il sesso e la religione. In un mix di visioni inquietanti e svariate violenze a metà tra religioso ed erotico, sacro e profano. È qui che tutta la sua poetica cinematografica viene fuori. La commistione tra sessualità e violenza a lui tanto cara rivisitata sotto un altro aspetto. Rapporto carnale da una parte e rapporto trascendentale dall’altro. Accomunati dalla vera storia di Benedetta Carlini, basata sul saggio Atti impuri – Vita di una monaca lesbica nell’Italia del Rinascimento scritto da Judith C. Brown.

Due registri linguistici diversi si uniscono per camminare di pari passo. Il basso e l’alto. In un “tira e molla” di dialoghi grotteschi alternati a dialoghi intellettualmente elevati tipici del linguaggio ecclesiastico. Un contrasto che ben si incarna nell’interpretazione di Virginie Efiria che, dal canto suo, cerca di dar vita a una perfetta asceta che ha intrapreso, fin da bambina, il lungo viaggio verso la redenzione dei propri peccati. Non rinunciando, però, all’unico peccato in grado di tradirla: il desiderio della carne. Sacro e profano, appunto. Spingendosi al di là dell’umano, con un’ossessione al potere, ma a vuoto.

Sconvolgente a tratti nelle sue visioni mistiche ma sentito e risentito in alcune parti della sceneggiatura che tende a fare un “copia e incolla” di alcuni versetti biblici ben (ri)conosciuti dalla comunità cristiana – il tradimento di Giuda vagamente riconducibile –. Non più originale nel suo senso profondo, quindi.

Tuttavia – nel complesso – qualcosa di realmente riuscito rimane, se si guarda oltre la provocazione e lo scandalo sessuale. Come Charlotte Rampling, bravissima nel ruolo della Madre Superiora.

Solo un dubbio celato non trova responso: chi è Benedetta veramente? È davvero una devota meticolosa che vede Gesù manifestarsi attraverso lei o è una subdola manipolatrice di menti disposta a tutto pur d’innalzarsi tanto in alto? Sia fatta la sua volontà. Aspetteremo un miracolo per capirlo.

Note positive

  • Buona performance di Virginie Efiria nel ruolo di Benedetta
  • Ottima interpretazione di Charlotte Rampling nel ruolo della Madre Superiora
  • Buon uso dei diversi registri linguistici

Note negative

  • Sceneggiatura non prettamente originale
  • Troppo eccessivo e respingente in alcune scene per un target di pubblico

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