Black Summer (2019): Una serie d’autore a tinte zombi

Black Summer locandina

Black Summer

Titolo originale: Black Summe

Anno: 2019

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Horror, post apocalittico

Produzione The Asylum

Distribuzione: Netflix

Ideatore: Karl Schaefer, John Hyams

Stagione: 1

Puntate: 8

Attori: Jamie King, Justin Cho Cary, Christina Lee, Zoe Marlett, Bobby Naderi, Kelsey Flower, Sal Velez Jr., Erika Hau

Trailer della prima stagione di Black Summer

Trama di Black Summer

Un particolare virus si è insinuato nella popolazione, tutti coloro che perdono la vita si trasformano in non – morti, esseri che vanno ad attaccare immediatamente gli esseri umani per nutrirsi.

La serie ha inizio pochi mesi dopo lo scoppio della pandemia e segue un gruppo di civili che lotta per sopravvivere e per ritrovare la propria famiglia, come Rose che si reca con suo marito e sua figlia in uno dei blocchi militarizzati con la speranza di essere trasportati all’interno dello stadio della città, identificato come un luogo sicuro. Tra la paura dei contagi e il caos generale la donna con il marito non riescono a prendere il camion dove la figlia era già entrata. Da questo momento l’obiettivo di Rose è ritrovare la sua piccola. Durante il suo viaggio per sopravvivere dovrà trovare nuove alleanze, come quella con il misterioso Spears (Justin Chu Cary).

Parallelamente conosciamo altri individui, che partendo proprio dalla medesima cittadina, stanno cercando un modo per fuggire alla morte come Kyungson, Ryan, Barbara e William Velez.

Black Summer prima stagione
Il gruppo di Black Summer – Prima stagione

Recensione di Black Summer

Pensata da Netflix e The Asylum come prequel narrativo della serie Z Nation, composta da cinque stagioni andate in onda dal 2014-2018, Black Summer diviene, nell’arco di queste prime otto puntate, l’esatto opposto della serie tv zombie creata da Karl Schaefer e Craig Engler, che pur mantenendosi entro il medesimo universo apocalittico sceglie strade drammaturgiche completamente divergenti, dove la prima faceva dell’ironia e dell’humour la sua peculiarità, ecco che lo spin-off, che vede sempre al timone Schaefer con la new entry John Hyams, sceglie una tonalità cupa e drammatica dove il macabro, il brutale e la tensione ne divengono i padroni indiscussi.

Black Summer (let. Estate Nera) si mostra per ciò che è fin dalla prima puntata, ovvero come una storia brutale di sopravvivenza, di fuga dall’orrore dove la pietà stessa non è contemplata. Il tutto viene raccontato entro una scelta stilistica autoriale che dona al prodotto Netflix una sua indubbia originalità narrativa, in cui le immagini sceniche e il sonoro, scandito da una musica inquietante d’atmosfera o dal semplice rumore d’ambiente, prendono il sopravvento e importanza sul dialogo che viene usato solo nei momenti indispensabili per farci conoscere inizialmente i nostri personaggi o per sviluppare alcune situazioni maggiormente complesse. La stessa presenza di un carattere come quello di Kyungson (Christine Lee) che non sa parlare la lingua americana e che fatica dunque a comunicare con gli altri a parole non rende maggiormente difficile il suo affezionamento da parte del pubblico, che riuscirà ugualmente a empatizzare e a provare simpatia verso quel personaggio, nonostante la barriera linguistica, ma proprio questa sua particolarità la rende il personaggio dello show meglio caratterizzato. Inoltre abbiamo anche  Ryan (Mustafa Alabssi), un personaggio sordo – muto segno di come la serie non voglia concentrarsi in questi otto episodi, tra i 20-40 minuti, sull’elemento dialogico ma piuttosto sul senso di terrore e di lotta crudele per vivere.

Jaime King in Black Summer
Jaime King in Black Summer

La serie preferisce dunque mostrare l’azione, la disperazione e la ricerca di una speranza di sopravvivenza entro un classico on the road che viene elevato attraverso un uso pregevole del piano sequenza che diviene un elemento narrativo e trascinante entro il climax oscuro della serie tv. Attraverso questo espediente stilistico lo spettatore viene immesso accanto ai personaggi entro un contesto drammatico e orrorifico dove la morte è realmente dietro l’angolo, tanto che Black Summer non si tira indietro a mostrare e a uccidere rapidamente dei personaggi appena immessi o ritenuti protagonisti fino a quel momento, il tutto per mostrare come in un contesto di quel tipo la sopravvivenza è fisicamente complessa. La storia inoltre possiede una fotografia fredda che predilige tonalità grigie e tinte spente, per mostrare al meglio lo stato d’animo dei protagonisti della storia.

Accanto al piano sequenza e ad un assenza di dialogo a cui si preferisce l’azione e suspense, troviamo un altro elemento stilistico fondamentale e che contraddistingue in maniera importante la serie: ovvero la divisione in capitolo interni alla singola puntata che viene usato per andare a sviscerare al meglio le situazioni dalle varie prospettive. Nella prima puntata, ma anche in altri momenti, la suddivisione in capitoli permette sia lo stacco del piano sequenza ma dona la possibilità di andare a effettuare una narrazione quasi circolare e che va a mostrare i vari personaggi all’interno di un unica situazione ma in una stanza o in una via differente. Questo escamotage permette di vedere e conoscere un evento a 360° gradi e di vedere come tutti i personaggi si siano effettivamente comportati.

Se però Black Summer diviene dal punto di vista stilistico una serie ottima e di fattura cinematografica con ottime interpretazioni attoriali, si ha la poca forza narrativa di andare ad approfondire un pizzico di più i personaggi che sono solo abbozzati pur possedendo alcuni elementi caratteristici interessanti come il “militare” che aiuta Rose e che appare come il carattere più enigmatico dello show. Proprio questa mancanza d’introspezione di alcuni personaggi e con alcuni piani sequenza poco incisivi, possedendo un eccessiva lentezza ritmica, non donano in vari momenti quel giusto pathos drammaturgico che la serie avrebbe bisogno ma che questo senso di tensione entra in gioco solo quando in scena troviamo personaggi come Rose o Kyungson, gli unici due caratteri realmente interessati.

Per quanto concerne gli zombie qui presenti, siamo lontani da quelli lenti e putrefatti dell’ultimi The Walking Dead ma questi sono piuttosto tenaci e difficile da uccidere a mani nude. Il Virus sembra andare a trasformare immediatamente il morto in non – morto e questo appare come un essere abbastanza rapido e forte. Interessante la scena in cui vediamo per quasi 15 minuti Lance (Kelsey Flower) lottare e scappare da un zombie che gli sta dando la caccia.

In conclusione la serie si dimostra un prodotto interessante nel campo Zombie che si differenzia nettamente da serie come The Walking Dead o Z-Nation, andando a mostrare fin dal suo incipit come le persone si modificano repentinamente per sopravvivere e di come il nero e il bianco in situazioni come queste non esiste minimamente.

Note positive

  • Fattura estetica

Note negative

  • Personaggi poco approfonditi
  • A tratti il ritmo non dona il giusto pathos

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