Bones and All (2022): un road movie cannibale e viscerale – Venezia 79

Teaser trailer di Bones and All (2022)

Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2022 e vincitore del Leone d’Argento per la miglior regia, Bones and All è il nuovo e atteso film di Luca Guadagnino. Girato interamente nel Midwest americano e ispirato dal young novel omonimo di Camille DeAngelis, il film ha come protagonisti Timothée Chalamet e Taylor Russell, vincitrice sempre a Venezia del Premio Mastroianni come giovane attrice emergente. Approderà nei cinema italiani il 23 novembre 2022 grazie a Vision, ed è prodotto, tra gli altri, dallo stesso regista con la sua Frenesy Film. Durante la cerimonia, quest’ultimo ha voluto dedicare il premio ai registi iraniani Mohammad Rasoulof e Mostafa Aleahmad, in carcere come Jafar Panahi: “Viva loro, viva la sovversione e viva il cinema“. E poi ha aggiunto:

Non c’è posto per i mostri nel mondo dell’amore, è una frase a un certo punto pronunciata nel film. Ma oggi credo che il nostro desiderio di portare lo spettatore all’altezza di chi non è esattamente conforme forse sta riuscendo. Mi auguro che molte più persone possano abbracciare questi due amanti cannibali senza giudizio.

Luca Guadagnino durante la Cerimonia di premiazione a Venezia 79

Trama ufficiale di Bones and All

Il primo amore sboccia tra Maren, una ragazza che sta imparando a sopravvivere ai margini della società, e Lee, un vagabondo dai sentimenti profondi. I due si incontrano e intraprendono un’odissea lunga mille miglia che li porterà attraverso le strade secondarie, i passaggi segreti e le botole dell’America di Ronald Reagan. A dispetto degli sforzi profusi, tutte le strade riconducono al loro terrificante passato e a un’ultima battaglia che determinerà se il loro amore potrà sopravvivere alla loro alterità.

Bones and All recensione
Red Carpet di Bones and All (credits La Biennale di Venezia)

Recensione di Bones and All

Guadagnino torna a sconvolgere Venezia con il suo primo film in terra americana, tuffandosi senza paura nella grande tradizione del road movie. In un certo senso, Bones and All è il connubio di una poetica che non poteva non esplorare un sentimento più viscerale, cannibale per l’appunto. Ritroviamo l’interesse per la sfera sessuale ed emotiva, che ha portato alla creazione della trilogia del desiderio (Io sono l’amore, a Bigger Splash e Chiamami con il tuo nome) ma anche l’inclinazione al genere e al sangue, affinato nel remake di Suspiria. Sulla carta il film è un esperimento difficile, dove la difficoltà maggiore risiede proprio nel trasporre il tema del cannibalismo a un pubblico saturo e sfiduciato come quello del 2022. Sorprendentemente, non è altrettanto facile liquidare il tutto come solo un film sui cannibali o all’estremo un film per teenager. È un film di genere, un horror ma anche la dimostrazione di come i paesaggi possono svelare riflessioni e sentimenti se affidati allo sguardo giusto. Tra campeggi, città fantasma e centri in fiera ritroviamo Badlands, Natural Born Killers, ma anche quel filtro indipendente alla My Own Private Idaho. Una lode al genere e al cinema americano immersa nella solitudine compassionevole di Guadagnino.

Già nella prima parte si intuisce che Bones and All è un film interessato alle compulsioni tipiche dell’outsider, rappresentando quella sensazione mista a terrore di non appartenere in nessun luogo. Sensazione trattenuta nel corpo dell’adolescente Maren (Taylor Russell), che proprio nella prima scena morde il dito della compagna di scuola suggerendo in maniera erotica la scoperta della propria natura. Questo segnerà l’inizio di un viaggio che la porterà a specchiarsi con i diversi modi di vivere il cannibalismo.

Bones and All recensione
Bones and All (2022). Metro Goldwyn Meyer Pictures

Amami e mangiami

A livello psicologico, abbiamo diverse scene che si concentrano sull’atto del nutrirsi. Il mangiare è esaltato, sporco e disordinato come a suggerire l’invasione di ciò che è estraneo, infetto, all’interno di un organismo sano, come la società. Riusciamo a distinguere il dualismo fra umanità e natura, su cui poggiano gran parte delle riflessioni etiche della cultura occidentale. Interessa tanto il corpo geografico infatti, quanto quello politico. L’America d’altronde è da sempre considerata il centro del capitalismo, nutrirsi quindi si ricollega anche al desiderio egoistico di consumare. Ed è proprio in un Walmart, che Maren incontra il Lee di Timothée Chalamet.

Questa però non è la prima volta che la ragazza si confronta con un suo simile. Il primo incontro avviene con Sully (Mark Rylance), un eater conosciuto all’inizio del suo viaggio che non vede l’ora di insegnarle la vita. L’uomo è strano e inquietante: si riferisce a se stesso in terza persona e conserva i capelli di tutte le sue vittime in una lunga treccia. Allo stesso tempo però, le insegna i trucchi per riconoscere gli altri cannibali e come ridurre al minimo i rischi di un’uccisione. Completamente diverso è l’incontro con Lee: romantico e disperato, con i due che si riconoscono nel desiderio profondo di una connessione. Tra scoperta e paura, l’obiettivo di Maren diventa trovare la madre perduta da tempo, con nuovi risvolti che intensificano la narrazione. In questo il montaggio ha un ruolo chiave, raffinato, sfreccia da una parte all’altra attraverso i tendini della storia. A livello di regia invece, è notevole l’equilibrio tra realismo e astrazione. Si percepisce il desiderio della carne, ma anche il dolore nel sacrificare l’altro. L’amore non può salvare la giovane coppia dalla loro natura, ma prevale un sentimento assoluto, che si completa con una frase “amami e mangiami”.

Bones and All recensione
Bones and All (2022). Metro Goldwyn Meyer Pictures

In conclusione

La fotografia curata da Arseni Khachaturan fa un lavoro straordinario, donando un calore granuloso che risulta estremamente romantico. Anche la colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross è decisiva: un arrangiamento semplice e metallico, efficace nel trasmettere un certo tipo di solitudine. Emozioni amplificate dalla scelta di brani chiave della new-wave anni ’80, come la bellissima Atmosphere dei Joy Division. Il cast è impeccabile, Taylor Russell dimostra una maturità attoriale spiazzante e Chalamet abbraccia la natura complessa di Lee in modo autentico e feroce. Degni di nota anche il Sully di Mark Rylance e l’entrata di Sevigny. Forse l’anello debole è proprio la sceneggiatura, che risulta semplicistica in un film pieno di contraddizioni: commovente ma brutale, dolce ma anche scioccante. Bones and All rimane un inno agli outsider, all’amore e al cinema, destinato a sorprendere e dividere.  

Note positive

  • Le interpretazioni del cast
  • La metafora costruita intorno al tema del cannibalismo
  • Regia e reparti tecnici di livello

Note negative

  • Sceneggiatura semplice, sicuramente non per tutti i palati

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