Brooklyn recensione film

Brooklyn (2015): I colori degli anni ’50

Brooklyn (2015): I colori degli anni ’50 1

Brooklyn

Titolo originale: Brooklyn

Anno: 2015

Paese di produzione: Irlanda, Regno UnitoCanada

Genere: Thriller

Produzione: Wildgaze Films, Parallel Film Productions, Irish Film Board, Item 7

Distribuzione: 20th Century Fox

Durata: 112 min

Regia: John Crowley

Sceneggiatura: Nick Hornby

Montaggio: Jake Roberts

Fotografia: Yves Bélanger

Musica: Michael Brook

Attori: Saoirse Ronan, Emory Cohen, Domhnall Gleeson, Jim Broadbent, Julie Walters, Eva Birthistle, Jessica Paré

BROOKLYN: Official HD Trailer
Trailer di Brooklyn

Trama di Brooklyn

Irlanda, 1952. Eilis Lacey è una ragazza irlandese, nata e cresciuta in un piccolo paese, dove il suo futuro è limitato a un piccolo lavoro presso un negozio di pesce la domenica. Decide così di trasferirsi negli Stati Uniti alla ricerca del suo “sogno americano”; si recherà così a Brooklyn dove conseguirà un diploma da contabile e conoscerà un ragazzo italiano, Tony, di cui si innamorerà. Un lutto costringerà Eilis a tornare in Irlanda e ciò le porrà la scelta più importante della sua vita, la sua famiglia in un’arretrata Irlanda o il suo futuro in una moderna New York, a fianco del suo nuovo amore.

“Il mio corpo era qui, la mia vita con voi, in Irlanda”

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Locandina che ritrae Saoirse Ronan

Recensione (spoiler) di Brooklyn

Nick Hornby ci offre la visione femminile dell’immigrazione negli anni ’50 e della società di allora; protagonista è Eilis (Saoirse Ronan) la quale, stanca della sua monotona vita irlandese nel piccolo paese di campagna, decide di trasferirsi nella Grande Mela alla ricerca di una nuova vita che finalmente la completi in tutto, dall’ambito personale a quello lavorativo. Hornby sceglie una chiave di scrittura modica, e a tratti ironica, per raccontare una tematica importante e complessa riuscendo tuttavia a centrare il punto; oggi giorno l’immigrazione viene vista come una svolta per l’individuo, una voglia di esplorare il mondo che parte dalla singola volontà di scoprire nuove culture, diversamente all’epoca non era tanto un’aspirazione bensì diverse realtà sociali che costringevano migliaia di persone ad abbandonare le loro famiglie per sfuggire da paesi poveri, spesso bellici, al fine di trovare semplicemente una vita umile, accettabile.

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Fotogramma di Brooklyn

Un quadro drammatico, che vide protagonisti la lotta tra le classi sociali, razzismo e discriminazione da parte degli abitanti delle terre migranti, nuovi a quella che poi sarà l’attuale globalizzazione. Discriminazioni che vengono appunto raccontate in maniera leggera, rendendo il film in alcun modo impegnativo e di facile visione a tutti, utilizzando cliché e un’accurata satira dei dialoghi senza tuttavia insolentire né esagerare, il che è oramai difficile, se non impossibile, in un’epoca pilotata dal “politically correct“. Tutto ciò non spaventa Eilis la quale, grazie alla sua forza, riesce pian piano a inserirsi in un contesto sociale totalmente opposto a ciò che era abituata a vivere; successivamente si innamorerà di Tony (Emory Cohen), un immigrato italiano, i quali si sposeranno in segreto. Eilis sarà costretta a tornare in Irlanda per la morte della sorella e ciò sarà molto significativo in quanto al suo arrivo troverà un posto diverso, pronto a offrirle la vita che ha sempre desiderato; le viene offerto il lavoro della defunta sorella, si innamorerà di un nuovo ragazzo e ha di nuovo vicino la madre.

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Fotogramma di Brooklyn

Vediamo una Eilis felice, felice di stare nel posto a cui realmente appartiene, tanto che respinge tutte le lettere inviatole da Tony; tornerà a vivere in America solo per uno sporco ricatto da parte della padrona del negozio per la quale lavorava, la quale è a conoscenza del suo matrimonio ed è disposta a dirlo a tutti. Eilis abbandonerà definitivamente quell’ambiente retrogrado e meschino tornando tra le braccia del suo amato Tony in un finale agrodolce; trova sì la felicità però non come avrebbe voluto, il suo desiderio era soltanto quello di vivere al passo dei tempi, in un contesto sociale moderno e cosmopolita. Purtroppo questo contesto non era possibile viverlo nel suo paese e per cambiare vita ha dovuto sacrificare la cosa più preziosa che avesse, la famiglia.

Oltre a una sceneggiatura lineare e vincente, seppure a tratti romanzata, il film funziona bene vantando una scenografia ben curata e una fotografia minuziosa che gioca stupendamente con i sorprendenti vestiti, forse il punto di forza del film. Importante il contrasto tra i vari paesaggi, sia urbani che naturali, presentati grigi e desolati, in netta contrapposizione agli abiti coloriti dei protagonisti, soprattutto di Eilis; questo mix di colori, oltre che a creare un’estetica sublime, dà importanza alla caratterizzazione di ogni personaggio e al suo ruolo nella trama. Anche in una città grigia e industrializzata o in una spiaggia desolata e nebbiosa Eilis riesce sempre a tirare fuori il colore che è in lei per costruirsi il suo mondo, abbattendo le diverse difficoltà che la vita le riserva.

La pellicola ci offre un’analisi leggera e ponderata dell’immigrazione e la relativa condizione sociale regalando una morale che vuole sensibilizzare un contesto tuttora critico e complesso, un contesto nettamente migliorato rispetto ad allora che tuttavia presenta ancora importanti carenze; invita tutti noi a riflettere sulle nostre condizioni sociali, che ci ricorda che la nostra vita è una sola e che bisogna viverla al meglio, ci invita ad accettarsi e aiutarsi l’un l’altro, combattere le ingiustizie e coloro che le provocano, a cercare di rendere il mondo un posto migliore poiché in fondo siamo tutti cittadini di questo pianeta.

Note positive:

  • Costumi e scenografia
  • Fotografia
  • Sceneggiatura

Note negative:

  • Crowley avrebbe potuto dirigere meglio la Ronan

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