C’era una volta in America: l’ultimo capolavoro del Maestro Sergio Leone

c'era una volta in america locandina

C’era una volta in America

Titolo Originale: Once upon a time in America
Anno: 1984
Paese: Italia / U.S.A.
Genere: Drammatico, Gangster
Distribuzione: Titanus
Durata: 229/255 minuti
Regia: Sergio Leone
Sceneggiatura: Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Enrico Medioli, Franco Arcalli, Franco Ferrini, Sergio Leone, Stuart Kaminsky
Fotografia: Tonino Delli Colli
Montaggio: Nino Baragli
Musiche: Ennio Morricone
Attori: Robert De Niro, James Woods, Elizabeth McGovern, William Forsythe, James Hayden, Tuesday Weld, Scott Tiler, Joe Pesci, Danny Aiello, Jennifer Connelly

Trailer di C’era una volta in America

Il 1968 doveva essere l’ultimo anno alla regia di Sergio Leone, con il suo C’era una volta il West, ma le cose non andarono così, anzi, pochi anni dopo, precisamente nel 1971, scrisse e diresse un altro film western, questo probabilmente più sottovalutato rispetto agli altri: A fistful of dynamite, conosciuto qui in Italia come Giù la testa.

Successivamente per Leone ci furono 12 anni di silenzio registico, dove, nel frattempo produsse gran parte de “Il mio nome è Nessuno” e i primi film del giovane attore romano Carlo Verdone. In realtà per tutti questi anni, egli cullò l’idea di dirigere un gangster movie. L’idea nacque dopo la lettura di un’autobiografia di Harry Grey che ricordava i suoi anni trascorsi in America durante il proibizionismo.

Leone, dopo aver sbrogliato alcune questioni riguardo i diritti del film, partì subito in America, dove mise in piedi un cast straordinario, in primis troviamo Robert De Niro, già ai tempi premiato con due premi Oscar, uno come miglior attore non protagonista per The Godfather II e un altro, nel 1981 per il miglior attore protagonista per Racing Bull di Martin Scorsese. Proprio De Niro consigliò a Leone, per il ruolo di Max, James Woods, ai tempi già abbastanza famoso per Videodrome di Cronenberg. Nel cast troviamo anche un bel cast di giovani attori, tra cui, spicca ancora oggi Jennifer Connelly (Deborah da giovane), scelta anche perché sapeva danzare e per la sua somiglianza con Elizabeth Mcgovern (Deborah da adulta).  

Trama di C’era una volta in America

L’inizio del film si svolge negli anni d’oro del Proibizionismo, precisamente nel 1933, a New York, dove quattro gangster stanno cercando David “Noodles” Aaronson (Robert De Niro). Noodles, nel frattempo si trova nel retro di un teatro di marionette e ombre cinesi, sta fumando oppio per dimenticare la morte dei suoi tre grandi amici a seguito di un colpo fallito miseramente. Due dei quattro gangster arrivano al teatro ma Noodles riesce a scappare, salvando Fat Moe, suo amico di vecchia data, dalle grinfie degli altri due gangster. Salvato l’amico, decide di sparire per calmare le acque.

Salto temporale di 35 anni, ci troviamo nel 1968, un Noodles ormai anziano che torna a New York per concludere degli affari in sospeso. Incontra Moe che lo ospita nel suo appartamento soprastante il bar. Noodles andrà nel bagno del suddetto e dopo aver staccato una mattonella dal muro, attraverso una feritoia, ricorda la sua giovinezza da delinquente. Altro salto temporale, primi anni 20, viaggiamo insieme a lui coi suoi ricordi fatti non solo di violenza, ma anche d’amore, di desideri realizzati e altri mai afferrati.       C'era una volta in America: l'ultimo capolavoro del Maestro Sergio Leone 1

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Frame del film C’era una volta in America

Recensione di C’era una volta in America

C’era una volta in America è un film che ha come protagonista principale, non Noodles, non Max, non Deborah, ma il tempo. Il cinema di Leone deve molto al tempo e a Marcel Proust, basti pensare alla frase con cui Noodles risponde a Fat Moe che gli chiede cosa abbia fatto in tutti questi anni, questa è una citazione del primo rigo di “Dalla parte di Swann” di Proust: “Per tanto tempo sono andato a letto presto la sera”.                

Attraverso continui salti temporali, passando dal periodo della gioventù al periodo adulto, lo spettatore segue le gesta del protagonista Noodles e dei suoi amici d’infanzia, decisi ad abbandonare la povertà verso una vita piena di opportunità. 

Cronologicamente, il film segue una linea temporale che parte nel 1920, anno della formazione del piccolo gruppo gangster, per passare al 1933, anno in cui il Proibizionismo dilagava, per concludere la storia nel 1968. Tutto ciò ricorda, ovviamente, gli altri due film della trilogia del tempo, in cui il flashback si rivelerà uno strumento di grande importanza per la comprensione della vicenda. L’ambientazione nella scena criminale newyorkese rende appassionante la storia e costituisce l’ideale tessuto narrativo su cui sviluppare alcune tematiche, le quali, sono care a Leone: l’amicizia, il tradimento, la violenza sociale e individuale, l’inesorabile scorrere del tempo, su tutto aleggia un mood nostalgico, caratterizzante gran parte della filmografia del regista romano e qui portato alla massima intensità, molto significativa in tal senso è la sequenza con la versione orchestrale di “Yesterday” dei Beatles.        

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Frame di C’era una volta in America

C’era una volta in America è una delle più alte rappresentazioni della settima arte, ha una regia sontuosa, Robert De Niro e James Woods sono incommensurabili, vi è una fotografia eccezionale di Tonino Delli Colli e, infine, ma non per ultimo, una straordinaria colonna sonora del maestro Ennio Morricone, che qui fu particolarmente ispirato.          

La colonna sonora di Morricone, in questo film, è una delle più famose e si adatta perfettamente all’umore dei personaggi e della pellicola in generale, ma anche di noi spettatori, diventa quasi un organo vitale. Per Leone, le musiche erano sempre state parte fondamentale di un film, e, ovviamente, il lunghissimo sodalizio con Ennio è un elemento cruciale dell’elaborazione dei suoi film. Nei western precedenti (trilogia del dollaro), Morricone esagerò con l’uso di voci, rumori, trilli, mentre in C’era una volta in America, esagera con temi romantici, dilata le note, distrugge il cuore dello spettatore e allaga le scene di atmosfere ricorrenti, quasi ossessive, da ricordare, fra i tanti brani: “Deborah’s Theme”, “Cockeye’s Song”, “Poverty”.         

Con non pochi sacrifici e dopo molti anni di lavorazione, il grande regista romano, con quest’ultimo lungometraggio, diede un’immensa lezione d’arte al mondo del cinema americano, ma, purtroppo la diffidente Hollywood di quegli anni non capì a pieno la sua idea cineasta e mandò in distribuzione negli Stati Uniti una, definita da molti critici, squallida versione ridotta che non rese giustizia al capolavoro originale. Il film al primo montaggio contava ben 10 ore, poi ridotte a 6 con l’idea, bocciata dalla produzione, di far uscire due capitoli. Successivamente, Leone passò da un minutaggio di 269′ a quello attuale di 220′.
           
Con questa inestimabile opera, Sergio Leone dimostrò di sapersi calare in maniera naturale anche nelle radici dell’immaginario americano, con una passione tutta concentrata nella sua perfetta arte di direttore di scena. Già conosciuto in America come leggendario regista d’ineguagliabili “western”, egli preparò questo suo ultimo film con tanta dedizione, al punto che oggi “C’era una volta in America” viene definito come il suo film-testamento, dove lo spettatore viene coinvolto in un’atmosfera epica, piena di avvenimenti che descrivono in maniera dura la psicologia dei protagonisti e la drammatica realtà in cui vivono. 

È un film su cui si può riflettere a lungo, di non facile approccio ma digeribile gradualmente, sia per la sua complessa dinamica che appassiona e incuriosisce in crescendo, sia per la meravigliosa ambientazione e il magistrale utilizzo di sequenze in flashback, in cui vengono racchiuse le dettagliate vicende della storia. Le magiche inquadrature dirette dal grande maestro italiano si susseguono in suggestivi passaggi narrativi, accompagnati dalla memorabile colonna sonora di quel mostro sacro di Ennio Morricone.

A Sergio e a Ennio, vorrei dedicare, infine, la celebre frase pronunciata a inizio film da Noodles: “I vincenti si riconoscono alla partenza”, e loro, lo furono già dalla loro prima collaborazione con “Per un pugno di dollari”.           

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Frame finale del film

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