Chang’e (LFFestival, 2021): il ritratto disilluso di un’esistenza senza prospettive

Locandina Chang'e

Chang’e

Titolo originale: Chang’e

Anno: 2021

Paese: Cina

Genere: Drammatico

Produzione: Shangai Yijiaomi Culture Comunication Co. LTD

Distribuzione: Shangai Yijiaomi Culture Comunication Co. LTD

Durata: 82 minuti

Regia: Lianlian Shen

Sceneggiatura: Lianlian Shen, Zoey Cao

Fotografia: Zoey Cao

Montaggio: Sylvia Cong

Musiche: Anamura Alententa

Attori: Xiaoxiang Wang, Yuan Yao, Gang Shen, Tianyue Gong, Yihan Wu, Jin Zhu

La pellicola Chang’e è stata presentata a livello mondiale al Lucca Film Festival 2021. Produce, dirige e sceneggia Lianlian Shen al suo secondo lungometraggio dopo Drifted in life.

Trama del film Chang’e

Nel film Chang’e Xiaoxiang  Chang(Xiaoxiang Wang) è una donna di 55 anni che lavora in fabbrica, ha un matrimonio sfortunato alle spalle con un marito assente e un figlio trentenne ancora in casa e da mantenere. Quando uno dei suoi vicini di casa muore, durante lo “Zaku”, una cerimonia funebre locale, Xianxiang conosce il responsabile dell’organizzazione di questo tipo di eventi. I due si rincontreranno mentre lei, vestita come le dea Chang’e, distribuisce volantini in un centro commerciale e passeranno il pomeriggio insieme.

La recensione del film Chang’e

Il film Chang’e contestualizza la storia sin della prime scene, con la protagonista davanti a una pressatrice che ripete lo stesso movimento in modo meccanico e automatico. Un riflesso della sua stessa, esistenza fatta di eventi ripetitivi, senza uno spiraglio di cambiamento. Come una Madame Bovary orientale Xiaoxiang aspetta, ormai arresa, un evento che le cambi la vita. Il momento arriverà quando incontra l’organizzatore delle funzioni funebri, a cui volutamente non si è dato un nome e interpretato dall’attore Yao Yuan, per farle intravedere un’opportunità che non riuscirà a cogliere.

La regia di Shen risulta iperrealista, soprattutto in alcune scene di quotidianità della protagonista, non lasciando dubbi sulla storia che vuole raccontare: la cupa disperazione di una vita povera, piena di occasioni mancate, dove anche sognare di avere di meglio sembra impossibile e che il solo permettersi di farlo possa trasformarsi in un incubo nel sonno agitato della protagonista.

Un film interiore, con pochi dialoghi, a tratti impegnativo ed essenziale. Uno scorcio di realtà suburbana cinese, con una cultura moderna, ma ancora ancorata a riti e superstizioni. La potenzialità del lungometraggio risiede proprio nella sua intrinseca simbologia. Da un lato troviamo Xiaoxiang che riesce a sfiorare la brezza del cambiamento soltanto nel momento in cui indossa i panni della dea Chang’e. Personaggio della mitologia cinese che ascende sulla luna, su cui rimarrà bloccata per aver inseguito l’immortalità; una maschera d’illusioni in contrasto con la protagonista, imprigionata in una vita che le sta stretta e dalla quale non riesce a uscire. Dall’altro abbiamo l’organizzatore delle funzioni funebri che ricostruisce abitazioni di cartone e tessuto per commemorare i defunti dandogli nuova vita, ma che poi brucia in segno di buon auspicio, come per rappresentare una fiammella di speranza che poi si spegne per trasformarsi in un’occasione mancata. Altro elemento simbologico, legato questa volta all’astrologia cinese, è il coniglio che la protagonista ha come animale domestico, di cui si sbarazzerà alla fine del film cambiandolo con un gallo, l’unico cambiamento che riuscirà a permettersi.

In conclusione Chang’e porta sullo schermo una storia oltremodo realista, un dipinto disilluso di un’esistenza senza via d’uscita, incatenata nella ciclica ripetizione della vita che non può o non vuole agognare altro, con l’unica certezza della morte come fine.

Note positive

  • Regia
  • Protagonista femminile

Note negative

  • /

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