C’mon C’mon (2021): ritratto realista del nostro millennio

Trailer ufficiale di C’mon C’mon (2021) di Mike Mills

Presentato in Selezione Ufficiale alla Festa del Cinema di Roma, il nuovo film di Mike Mills ci trasporta in un viaggio minimalista e monocromatico, che analizza le infinite sfere del sentimento contemporaneo. Il film arriverà prossimamente nelle sale italiane distribuito da Notorious Pictures.

Trama di C’mon C’mon

Johnny, giornalista radiofonico di buon cuore ma emotivamente bloccato, è impegnato in un progetto che lo porta a spostarsi attraverso gli Stati Uniti per intervistare bambini di tutto il Paese su ciò che pensano del mondo e del futuro. Un giorno sua sorella Viv gli chiede di badare al figlio Jesse, di otto anni, mentre lei si prende cura del padre del bambino, un uomo che soffre di disturbi mentali. Johnny accetta la richiesta, e si ritrova a creare con il nipote un legame inaspettato e tenero che li cambia entrambi, mentre vivono insieme un indimenticabile viaggio tra Los Angeles, New York e New Orleans.

Recensione di di C’mon C’mon

Mike Mills è sicuramente uno dei registi americani più interessanti del panorama indipendente. Dopo cinque anni, torna con C’mon C’mon, utilizzando una malinconia formale e la stessa topografia emotiva vista in 20th Century Women e Beginners. Questa volta l’approccio realista raggiunge l’apice, riuscendo a incorniciare quell’ansia collettiva tipica del nostro millennio, con la continua realizzazione di vivere in un pianeta soffocato dal caos ambientale e dalla disparità socioeconomica. Gli adolescenti e i bambini, assoluti protagonisti del film, sono ben consapevoli delle prospettive scoraggianti lasciate loro dagli adulti. La magia è nell’immaginare un futuro vivibile, con la speranza tipica della nostra specie. Per questa trama psicologicamente strutturata, Mills si avvicina alla storia di un bambino iperattivo di 9 anni, sua madre in difficoltà e suo zio rivestito da un ruolo adottivo temporaneo. Il regista dipinge gli adulti non come figure altamente risolute, ma come persone perse tanto quanto quelle giovani. Attraverso segmenti d’intervista, soggetti e conversazioni, il film si muove da un luogo all’altro freneticamente.

C'mon C'mon (2021) - Photo Gallery - IMDb
Frame di C’mon C’mon (2021)

Dalla medio borghesia fino alle classi più povere, il futuro è inclusivo e riguarda tutti. Il dispositivo per registrare le interviste diventa neutrale e contrasta in modo sano una lente artistica e privilegiata, con una valutazione autentica di adolescenti che differiscono per classe e preoccupazioni. Quando Johnny si dirige a Los Angeles per prendersi cura di suo nipote Jesse, c’è un anno di distanza che definisce il loro rapporto. Tra delicati sbalzi d’umore e malizia insopportabile, il bambino è alle prese con l’instabilità della sua vita familiare. La passione di fingere di essere un orfano è riposta nella speranza di far fronte ai traumi e alle condizioni dei suoi genitori. La sua identità infatti, è attribuita all’essere allevato in una famiglia dove vige un’apertura disinibita e onesta. In questo, anche la maternità è analizzata attraverso una lente autentica, in uno scenario dove tutti i personaggi vivono una totale autonomia di pensiero e hanno personalità totalmente formate a esprimere sentimenti intricati. Queste complessità derivano ovviamente dalla scrittura straordinaria di Mills.

C'mon C'mon (2021) - Photo Gallery - IMDb
Joaquin Phoenix in C’mon C’mon (2021)

Dürer e il realismo soprasensibile

La narrazione è arricchita dalla scelta di utilizzare la cornice scenografica in modo anticonvenzionale, facendo apparire sullo schermo messaggi di testo, dipinti, riferimenti artistici e narrativi. Il film annuisce alla filosofia de Il mago di Oz, suggerendo che catturare l’immagine o la voce di una persona la può rendere immortale, dando così un significato metafisico al lavoro di Johnny. Il viaggio che zio e nipote compiranno insieme, si arricchisce con le parole di Star Child di Claire A. Nivola. Nella camera d’ospedale, dove morirà la mamma di Johnny e Viv, vediamo appesa un enorme replica del Young Hare di Albrecht Dürer. Un dettaglio su cui vale la pena soffermarsi. Riconosciuto come un capolavoro d’arte osservativa, questa lepre è riuscita a trascendere il tempo e la geografia in un modo straordinario. Tutta la carriera artistica del pittore tedesco è incentrata su una rivalutazione dell’essere umano attraverso uno studio più razionale della realtà. A differenza dei romantici infatti, i realisti volevano dare una descrizione accurata della natura e del modo in cui le persone vivevano nella società. In questo, il film diventa manifesto di un realismo volto a registrare l’esperienza umana. L’arte diventa una discussione attraverso le generazioni, mediante un legame che può trascendere millenni.

Conclusioni e aspetti tecnici

Per questa pellicola, Mills sceglie un bianco e nero elegante, con lunghi scatti di paesaggi urbani e scene di strada che si dissolvono in normali intimità domestiche. Poca saturazione accompagna l’illuminazione del set urbano e questo regala una visione metaforica della nostra realtà attuale. Attraverso brevi flashback, le linee temporali si integrano vividamente insieme alla nostra conoscenza della madre di Johnny, Viv e dell’infanzia di Jesse. La storia alterna registrazioni di bambini veri da Detroit a New Orleans con una sorta di narrativa sconnessa tra cinema vérité e documentario. Phoenix, lontanissimo dalla sua ultima interpretazione del Joker, raramente è apparso così vulnerabile sullo schermo. Hoffmann ci regala un ritratto femminile feroce e veritiero, così come Norman in una delle interpretazioni attoriali da bambino migliori degli ultimi anni. C’mon C’mon non propone soluzioni al nostro destino irreversibile anzi sostiene l’idea che il futuro rimane imprevedibile. La disperazione è combattuta con una compassione totalizzante e non con un falso positivismo woke di cui siamo saturi ultimamente. Alla fine l’antidoto è ascoltare, guardarci intorno e abbracciare quel flusso imprevedibile che è la vita umana. 

Note positive

  • La sceneggiatura riconoscibile di Mills
  • Tematica ambiziosa e attuale
  • Elementi scenografici e visivi
  • interpretazioni attoriali

Note negative

  • Il film tende a ripetersi in alcuni punti, rallentando il ritmo

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