Conferenza stampa Rai de La Rosa dell’Istria di Tiziana Aristarco

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Il tv movie del 2024, liberamente ispirato al romanzo “Chi ha paura dell’uomo nero?” di Graziella Fiorentin, racconta la storia di una famiglia istriana il cui destino viene stravolto dagli eventi drammatici della Seconda Guerra Mondiale. Maddalena e i suoi familiari si trovano costretti a lasciare la loro terra e affrontare la difficile prova di ricominciare una nuova vita come esuli.

La trama si concentra sulla forza di volontà di Maddalena, una giovane donna determinata a inseguire i propri sogni nonostante le avversità e le tragedie che caratterizzano quel periodo storico. La vicenda si sviluppa sullo sfondo di uno dei periodi più drammatici della storia italiana, offrendo uno sguardo intimo e personale sugli effetti devastanti della guerra sulla vita di una singola famiglia.

La rosa dell'Istria poster orizzontale
La rosa dell’Istria

Il film è stato trasmesso in prima serata su Rai 1 il 5 febbraio 2024. Prima della messa in onda, il 19 gennaio, è stata organizzata una conferenza stampa presso la Sala Sergio Zavoli, durante la quale sono intervenuti Anouk Andaloro (Capo struttura Rai Fiction), Verdiana Bixio (Presidente Publispei), Alessandro Centenaro (VeniceFilm), Tiziana Aristarco (Regista), Andrea Pennacchi, Gracjela Kicaj, ed Eugenio Franceschini. La conferenza ha fornito l’opportunità di discutere del film, delle sue ispirazioni e delle sfide affrontate durante la produzione.

Eccovi alcune dichiarazioni:

Maria Pia Ammirati – Produttrice Rai

Il film rappresenta un’altra tappa nel ventaglio di racconti che desideriamo portare nel nostro paese e contribuisce a creare una memoria condivisa, estremamente importante. Il tema della memoria è particolarmente caro a me, poiché ci offre l’opportunità di rivivere i grandi passaggi storici del nostro paese, spesso segnati da momenti travagliati ma indicativi della strada che il mondo non può ignorare di fronte alle grandi tragedie. È giusto ricordare i grandi drammi della storia recente, come la Shoah e il Giorno del Ricordo il 10 febbraio, ma è altrettanto giusto ricordare tutta la parte degli umiliati e offesi,

I grandi drammi che coinvolgono intere famiglie e individui, i popoli che subiscono, non quelli che decidono. Ancora oggi, il mondo è dilaniato da guerre orrende che colpiscono i bambini, le donne, gli ultimi, gli umiliati e gli offesi. Questa è la storia ben raccontata dai nostri scrittori, di cosa significhi per una parte del popolo italiano essere umiliati, offesi e strappati dalle proprie terre e case.”
“Abbiamo affrontato questo tema, anche con una certa leggerezza, grazie alla regia sapiente di Tiziana Aristarco. Questo film non è una commedia, ma un dramma umano che si ripete, una storia di esodi infiniti, in cui qualcuno spinge gli altri a lasciare i posti che amano.

Scegliamo storie che possano arrivare a tutti, dato che il nostro pubblico è generalista. Quando parliamo con registi e produttori, il nostro principio guida è ricordarci sempre della direzione in cui stiamo andando. L’inclusività dell’ascolto è il nostro principio guida, e ci impegniamo nella ricerca della chiave di lettura delle storie che trattiamo e mostriamo. Dedichiamo molto impegno alla scrittura, focalizzandoci su come scrivere per raggiungere tutti. Per rendere accessibile il film a tutti, utilizziamo delle esche, come la narrazione di una grande storia d’amore. Quindi, sotto questo dramma, c’è un melodramma, splendidamente interpretato da due grandi protagonisti.

Verdiana Bixio (Presidente Publispei)

Quando ho appreso per la prima volta di questo progetto, ho provato un misto di emozione e determinazione, dicendomi e dicendo alla troupe”andiamoci solidi”. Da quel momento, abbiamo dedicato un impegno considerevole alla sceneggiatura, coinvolgendo gli autori, la mia squadra editoriale e il team della Rai. La Rai è davvero come una seconda casa per me, lavoriamo insieme da anni, e insieme a Tiziana abbiamo realizzato “Un medico in famiglia”. Desidero esprimere il mio sincero ringraziamento a Rai Fiction e Rai Uno, che trasmetterà questo film significativo. Abbiamo lavorato con grande amore e passione, compiendo uno sforzo produttivo considerevole. Il film si sviluppa in un affascinante scenario friulano, con numerose città e ottanta location di grande prestigio che abbiamo cambiato. Il sostegno economico fornito da Rai è stato fondamentale; senza di esso, non avremmo potuto realizzare una produzione così ricca e coinvolgente.

Alessandro Centenaro (VeniceFilm)

Questo è stato un lavoro complesso, avviato circa tre anni fa. Ritenevamo che questo film fosse un contributo mancante alla narrazione del Giorno del Ricordo, che cade il dieci febbraio. Abbiamo precedentemente affrontato la violenza e l’orrore degli eventi attraverso la storia di Norma Cossetto in “Rosso Istria”. Tuttavia, ci rendevamo conto che mancava la rappresentazione dell’esodo, la storia di dove si fossero diretti coloro che, nel corso di cinque-sei anni, circa trecentocinquanta mila persone, erano stati costretti a fuggire per rimanere italiani. Con questo film, abbiamo cercato di colmare questa lacuna nella narrazione storica.

Tiziana Aristarco (Regista)

Abbiamo avviato il processo di produzione con ricognizioni sul campo, collaborando strettamente con le persone coinvolte. Ci siamo trovati di fronte a ferite ancora profondamente aperte, una scoperta che sinceramente non mi aspettavo: un senso di necessità di raccontare e cercare risposte su quanto era accaduto. Parallelamente alla sceneggiatura, abbiamo cercato di conferire al film un senso di movimento, seguendo l’epopea dell’esodo come un viaggio. Nonostante ci siamo concentrati sul territorio friulano, siamo riusciti a rappresentare in modo efficace paesaggi diversi che, quando uniti, trasmettono la sensazione di questo percorso intrapreso dalla famiglia protagonista. Questo ricordo non dovrebbe essere solo una riflessione sul passato, ma anche un elemento per comprendere meglio il presente. Ho avuto la fortuna di collaborare con uno scenografo molto talentuoso, che ha contribuito a rendere credibili e legati alla realtà i luoghi reinventati nella nostra fantasia. Ad esempio, il set della stazione è stato creato con attenzione, quel luogo è stato scelto con cura essendo l’unica stazione che poteva supportare un treno a vapore, elemento cruciale della storia.

Andrea Pennacchi (Attore)

La trama ruota attorno a una famiglia, e interpretare il ruolo di Antonio in questa storia è stato per me un processo naturale, poiché ho facilmente indossato i panni di quest’uomo con cui mi identifico. Inoltre, il lavoro è stato reso ancora più agevole grazie alla presenza di talentuosi attori che mi circondavano. Negli occhi dei personaggi che interpretiamo, ho riconosciuto riflessi della vita reale, simili a quelli che vedo nei miei figli e nella mia moglie. Quindi, c’era anche questo aspetto di Antonio che deve affrontare una tragedia imponente, ma lo fa con una certa commedia umana, soprattutto quando deve affrontare la vocazione della sua figlia. Antonio è un uomo di un altro secolo che si scontra con una realtà che non comprende completamente, un tema che richiama anche il mio rapporto con mia figlia nella vita reale.

Gracjela Kicaj (Attrice)

Sono arrivata in Italia quando ero ancora molto piccola, in un viaggio che è stato pianificato e privo di drammaticità, senza alcuna esperienza di bullismo o emarginazione durante la mia crescita da parte di coloro che ho incontrato nella mia vita. Quindi, personalmente, non ho un collegamento diretto con le situazioni affrontate nella storia. Tuttavia, è un tema che affrontiamo quotidianamente, poiché la storia continua a evolversi e a ripetersi. Nonostante la mia esperienza personale, ho provato molta empatia. La storia che stiamo raccontando è incentrata sulla famiglia, ed è stata un’esperienza magica perché abbiamo costruito un legame profondo e affettuoso tra di noi. Spero che questo sentimento di famiglia possa toccare il cuore di chiunque lo guardi.

Eugenio Franceschini (Attore)

Provenendo da una famiglia di artisti, teatranti e pittori, sono cresciuto immerso nel nomadismo per i primi anni della mia vita, viaggiando per l’Europa prima di fermarmi. Interpretare il personaggio di Leo è stato affascinante per me. Non giudico mai i personaggi che interpreto, ma Leo mi ha particolarmente colpito. È un individuo che ha perso tutte le sue radici: la famiglia, i luoghi a cui apparteneva. Il suo nucleo centrale diventa l’espressione artistica. Per Leo, la guerra è solo un pretesto per non dedicarsi all’arte, tanto da brindare alle cose belle della guerra, intendendo l’arte e le amicizie che si sviluppano durante quel periodo. Per lui, un artista è un mezzo per trasmettere messaggi universali. La storia di Leo è una riflessione profonda sulla capacità dell’arte di sopravvivere anche nelle circostanze più difficili.
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