Dichiarazioni di Damien Chazelle alla conferenza stampa italiana di Babylon (2022)

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Il premio Oscar Damien Chazelle ha presentato il suo film Babylon a roma il 19 gennaio 2023, giorno del suo compleanno. Il cineasta ha fatto, per prima cosa, visita all’Hotel de Ville a Roma dove ha parlato con i giornalisti, poi si è recato, in serata nella splendida cornice del Cinema Troisi dove ha mostrato il suo film al pubblico italiano, rispondendo a fine visione alle domande del pubblico.

La conferenza stampa di Babylon svolta all’Hotel de Ville a Roma

Con Babylon, Damien Chazelle, affermato regista del capolavoro cinematografico di La La Land, ci porta dentro alla Hollywood degli anni 20, dove il passaggio dal muto al sonoro cambiò definitivamente la storia del cinema moderno. Le sue influenze per la scrittura della storia guardano inevitabilmente al cinema Italiano, dove la sua grande fonte di ispirazione onirica e della folle immaginazione guarda a Federico Fellini, grazie alle sue più celebri opere che hanno fatto la storia.

Innanzitutto desidero partire dicendo, ovviamente, quanto sono contento di esseri qui a Roma e di portare il film a Roma perché questo film è stato, in un certo senso, attinto da molte opere, in particolare La Dolce vita di Fellini o film del genere. L’obiettivo del mio lungometraggio è quello di offrire una panoramica della società, di dare un’idea di come la società opera, lavora ma anche di una società che si diverte quindi è il luogo di lavoro e al contempo i party, le feste ed era questo l’obiettivo, quello che volevo realizzare. Andare a guardare, esaminare, questo periodo della storia di Hollywood attraverso, diciamo, una lente, un prisma del divertimento e del lavoro e, in un certo senso, il come queste cose si susseguono rappresentando, un pochino, il ciclo della società, vista attraverso le feste, attraverso set, perché ci sono molte scene che illustrano quello che veniva fatto sul set. Alla fine lo scopo era quello di dare la sensazione, l’idea di quello che ci fosse sotto la superficie di quello che fosse in un certo senso sotterraneo, quindi la politica, la speranza, le tragedie, i sogni realizzati.

Quello che volevo fare era realizzare un film controcorrente. Mi rendo conto che è uno shock, ma era importante che si facesse un film che andasse a scavare nel profondo, perché oggi si mostra sempre la patina superficiale quando si parla degli esordi di Hollywood, per questo ci ho messo tanto per realizzarlo. Spero che il film venga accolto a prescindere dal grado di piacimento e che possa suscitare dibattito e discussione. Voglio che faccia rumore. Inoltre volevo mostrare quello che Hollywood è fin troppo brava a nascondere, lo sporco nascosto sotto il tappeto. Il cinema non godeva di alcun rispetto all’apoca, era considerato triviale, pornografico. Per questo volevo che nel mio film ci fosse qualcosa di volgare, di sporco. Il titolo stesso suggerisce qualcosa che nasce dal peccato, dal vizio.

Quello che è andato perduto è la libertà, ma è anche naturale perché era esercitata nei primissimi giorni e lo vediamo nei film muti, raccontati e rappresentati in questo film. Abbiamo molto da imparare da quella Hollywood. Come artisti dovremmo rivendicare la libertà e opporci a tutto questo. Ho iniziato a scrivere il film 15 anni fa e da allora Hollywood è molto cambiata, non in meglio. La libertà dei primissimi giorni, quando tutto era completamente nuovo, deve esserci di ispirazione.”

Conferenza stampa romana di Babylon
Conferenza stampa romana di Babylon

La conferenza stampa affronta il viaggio dentro l’industria cinematografica per eccellenza che nel dopoguerra faceva la sua nascita e che da li a poi avrebbe segnato la strada per tutto il resto del mondo. L’eccesso e la libertà come sottolinea il regista, sono state le caratteristiche identificative, che hanno reso quell’establishment politico e artistico, la mecca per qualsiasi folle personalità che ambiva a un sogno da realizzare a tutti i costi. E per questa ragione i protagonisti della storia lottano e ambiscono, nonostante la follia dilaniante che li circonda. Una ricerca della verità e della ragione che nel corso degli ultimi anni è andata perdendosi a discapito di una superficiale rappresentazione di un mondo che è stato e sarà sempre più di ciò che realmente si vede. Il regista si sofferma su come negli ultimi anni Hollywood racconta Hollywood stessa, che tende a sorvolare su quelli che sono gli aspetti più discutibili e macabri che l’hanno contraddistinta dalla nascita, preferendo a un cinico punto di vista, una patinatura glamour che non si mette mai realmente in discussione. Difatti Chazelle sottolinea come sia rimasto sorpreso dalla libertà artistica con la quale gli studios lo abbiano incaricato di portare alla luce il progetto, nonostante i temi non convenzionali e banali che Babylon riporta sul grande schermo. La speranza perciò per il regista risiede proprio in una ricerca della verità, al quale Hollywood deve tornare ad ambire senza freni ne paure, mettendo da parte quel bigottismo ideologico e puritano che ne blocca la crescita e che allo stesso tempo induce a una regressione culturale e ideologica senza più ritorno.

In ciascuno dei personaggi della pellicola c’è un aspetto che mi appartiene, che mi riguarda, quindi quando ho scritto per esempio personaggi come Sebastian e Mia in La La Land c’erano aspetti della mia vita in loro, aspetti che riguardavano appunto il mio “io” in quel particolare periodo. Nello scrivere personaggi come Jack e Mary, sicuramente c’è stato il riflesso, l’eco di alcuni aspetti che mi appartengono in quel periodo della vita, anche se il rapporto non è mai stato uno o uno ma è stato un qualcosa di diretto, quello che io ho cercato di fare è mettere in ciascun personaggio, in maniera indiretta, qualche elemento che mi riguardasse, qualche aspetto personale, ma mai direttamente. Posso dire che, ad esempio il personaggio interpretato da Diego Calva è sicuramente un personaggio che contiene e che ha molti aspetti che mi appartengono. Forse potrei dire che è tutto il gruppo dei personaggi, in un certo senso, sono me. Ovviamente non direttamente ma per me era proprio un modo per esprimere me e la mia esperienza.

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