Domovine (2020): un ritorno al passato (32 Trieste Film Festival)

Domovine (2020): un ritorno al passato (32 Trieste Film Festival) 1

Domovine

Titolo originale: Domovine

Paese di produzione: Serbia

Anno: 2020

Genere: documentario

Produzione: ENFM, Taurunum film, Meander Film

Durata: 63′

Regia: Jelena Maksimović

Montaggio: Jelena Maksimović

Attori: Jelena Angelovski, Trifonas Siapalinis, Marios Siapalinis, Kostas Siapalinis.

Trailer del film Domovine

Domovine è stato presentato come anteprima italiana alla 32esima edizione del Trieste Film Festival (TSFF) nella sezione Fuori dagli Sche(r)mi. Diretto e montato dalla regista serba Jelena Maksimovic, nata a Belgrado nel 1984. Il film è già stato presentato in anteprima al festival FID Marseille 2020 e anche in molti altri festival internazionali fra cui la Viennale e il festival di Mar del Plata in Argentina.

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Fotogramma di “Domovine”

Trama di “Domovine”

Una donna visita per la prima volta il villaggio di montagna ai confini tra Macedonia del Nord e Grecia dov’è nata la nonna e da cui fuggì durante la guerra civile greca. Nel villaggio, ora trasformato in una stazione sciistica, ricorda la memoria della nonna. D’estate la donna ritorna al villaggio, e riflette sul tempo passato.

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Fotogramma iniziale di Domovine

Recensione di “Domovine”

Attraverso lunghe riprese, Jelena riesce a rappresentare il paesaggio innevato delle montagne del Kaimakchalan, le rovine del villaggio dove abitava la nonna e le case che lo hanno sostituito. Ritrova il passato attraverso la memoria degli attuali abitanti, canzoni di guerra e filmati d’archivio. Cammina tra tutte queste rovine, ascolta il mondo attorno a sé riaffiorando la memoria. Il villaggio sembra voler sostituire completamente quello che era prima, distrutto dalla guerra civile greca (1946 – 1949), cancellando ogni cosa.

Questo vagare tra il tempo e lo spazio della donna è estremamente autobiografico, per questo risulta di difficile comprensione e tende ad annoiare. Verso la fine però, si risolleva, grazie a un monologo che sembra spiegare tutti i suoi pensieri in questo suo viaggio. Attraverso una panoramica circolare, la donna racconta il passato, la storia e le sue idee politiche.

“Una volta qui viveva una donna che è diventata la più importante per me. Rovine. C’erano persone e c’era la guerra. Qualcuno è stato ucciso, qualcuno è scappato. La gente se n’è andata e le case sono crollate per il dolore.”

Domovine

Racconta di come ogni cosa sia una rovina ora. Molte cose sono successe, ma sono tutte state cancellate. Lei tenta di riportarle alla memoria, di dare importanza alla donna più importante della sua vita.

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Scena del film

“Vite interrotte e non sepolte secondo riti umani. La foresta li ha accolti tutti. Si sono fusi con essa. Si sono fusi col muschio, gli alberi, l’erba. E ora che questi faggi e querce si ergono alti, da qualche parte tra le loro foglie si agitano dei partigiani morti. Gli alberi hanno nascosto mia nonna.”

Domovine

In questo monologo finale, si riesce ad intravedere la sua malinconia, la ricerca della sua patria; purtroppo però, nonostante i suoi buoni propositi, non è riuscita a far arrivare ciò che lei sentiva annoiando gli spettatori. Lo stile del montaggio è stato una sua decisione:

Poiché credo ci sia un forte legame tra la mia vita personale e i film a cui partecipo, ho deciso di lasciare che questo film fosse il più libero possibile: la forma, quello che sarebbe diventato lo avrebbero determinato gli spazi e le storie del monte Kaimakchalan e del villaggio di Agios Athanasios in Grecia

– Jelena Maksimovic

Note positive

  • Montaggio (La scelta dell’alternarsi dei campi lunghi del paesaggio e delle scene di vita quotidiana)
  • Monologo

Note negative

  • Montaggio (alcune scene eccessivamente lunghe)
  • Nel complesso tende ad annoiare

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