Euforia: generosità ed egoismo

locandina Euforia

Euforia

Titolo originale: Euforia

Anno: 2018

Paese: Italia

Genere: Drammatico

Produzione: HT Film, Indigo Film, Rai Cinema

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 115 min

Regia: Valeria Golino

Sceneggiatura: Francesca Marciano, Valia Santella, Valeria Golino e Walter Siti

Fotografia: Gergely Pohàrnok

Montaggio: Giogiò Franchini

Musiche: Nicola Tescari

Attori: Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari, Valentina Cervi, Jasmine Trinca, Andrea Germani, Marzia Ubaldi

Trailer di Euforia

Trama di Euforia

Matteo ed Ettore sono due fratelli che vivono la propria vita in maniera diametralmente opposta. Matteo è un ricco imprenditore estroverso, brillante e omosessuale che frequenta gli ambienti alto borghesi di Roma, la sua personalità è caratterizzata dal gusto per sesso, droga e feste. Ettore è un professore della scuola medie che preferisce vivere in modo pacato, in provincia e introspettivamente ripensando ironicamente agli insuccessi collezionati nella vita. Le cattive notizie non sono terminate: a Ettore viene diagnosticato un tumore al cervello. La malattia di Ettore condurrà i due fratelli a riavvicinarsi condividendo odio e amore grazie agli escamotage ideati da Matteo per far credere a Ettore che il male sia solo passeggero, ma la diagnosi è infausta. Valeria Golino conduce lo spettatore in un viaggio delicato tra le emozioni più forti: paura, follia ed euforia.

Recensione di Euforia

Valeria Golino alla regia di Euforia, dopo Armandino, MADRE (cortometraggio del 2010) e Miele del 2013, da sfoggio delle sue qualità e di tematiche molto importanti conquistando nel 2019 il David di Donatello. Riccardo Scamarcio nella parte di Matteo interpreta un personaggio che gli calza a pennello, ovvero dell’alto borghese romano dalla personalità contraddittoria che dall’alto del suo attico è protagonista generoso ed egoista nella patologia del fratello Ettore (interpretato da Valerio Mastandrea sempre più bravo nella prova attoriale) e allo stesso tempo vive qualche senso di colpa affibbiatogli dalla famiglia a causa della sua omosessualità. Matteo è generoso ed egoista perché nella sceneggiatura da sfoggio della sua ricchezza ripetendo spesso al fratello di “usare la sua carta e non preoccuparsi” giustificandola come inconsistente, ma quando Ettore decide di “regalarsi” un orologio da 9.000 euro emerge la contraddittorietà del personaggio perché rimprovera il fratello dell’acquisto.

Valeria Golino fa emergere come elemento centrale della pellicola i mali della società moderna che colpiscono entrambi i protagonisti: da un lato Matteo vive la sua omosessualità con difficoltà, dall’altro lato Ettore convive con un male incurabile al cervello che condizionerà l’andamento della sceneggiatura fino alla comprensione totale della malattia. Il dualismo accompagna tutta la sceneggiatura: dalla verticalità degli stormi, l’attico e la passione di Ettore per le immersioni.

Ettore è un professore della scuola media che vive nella casa di provincia della famiglia, introspettivo perché ha collezionato delusioni dalla vita e per evitare di commettere nuovamente errori passati calcola ogni sua mossa.

Non molto dopo l’inizio del film a Ettore viene diagnosticato un tumore al cervello e inizia a vivere all’ombra del fratello Matteo che cerca di nascondergli la patologia quasi fino a farlo sembrare inadatto alla vita. La regia decide di far vivere allo spettatore un climax empatico attraverso Matteo, il quale appare inizialmente ingenuo e passivo, quasi odiato, a causa della passività con la quale ha affrontato la vita e le ricorrenti delusioni fino alla completa liberazione del personaggio nelle battute finali, quando non risponde ripetutamente al cellulare, come se fosse una forma di emancipazione e di maturazione finale del personaggio.

La regista induce lo spettatore a un dialogo continuo con la morte che è elemento fondamentale anche in Miele. La diagnosi di morte induce la famiglia a riunirsi e a farsi forza contro un male comune, ad affrontare le incomprensioni e i problemi perché guardando negli occhi la morte la ricchezza, i vizi e le futilità perdono valore, rimane solamente l’amore, la vita e l’esistenza.

È emblematico il cambiamento del personaggio di Ettore che nelle battute iniziali del film rifiuta di cantare con il fratello la canzone, invece quando è ricoverato balla e canta con Matteo.

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