Fortuna Granda (2022): ragazzi difficili

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Locandina di Fortuna Granda

Fortuna Granda

Titolo originale: Fortuna granda

Anno: 2022

Nazione: Italia

Genere: Documentario

Casa di produzione: Somewhere studio

Distribuzione italiana: Trent Film

Durata: 73 min

Regia: Alberto Gottardo, Francesca Sironi

Sceneggiatura: Alberto Gottardo, Francesca Sironi

Fotografia: Alberto Gottardo, Marco Davolio

Montaggio: Alberto Gottardo, Francesca Sironi, Emiliano Battista

Musiche: Iosonouncane

Trailer italiano di Fortuna Granda

Selezionato al Biografilm Festival International Celebration of Lives 2022, Fortuna Granda, documentario diretto e scritto dalla coppia di cineasti Alberto Gottardo e Francesca Sironi, ha vinto il Premio Solinas per il Miglior Documentario per il Cinema 2020 e racconta la realtà di Goro, un comune italiane della provincia ferrarese affacciato sul mare Adriatico, facente parte dell’Unione Delta del Po. Un luogo che vive grazie alla pesca di vongole. Il film giunge al cinema il 24 novembre 2022 grazie alla casa di distribuzione Trent Film.

Trama di Fortuna Granda

Un mondo chiuso, circondato dall’acqua, dove tutto sembra già essere prestabilito fin dalla nascita. A Goro tutti gli abitanti lavorano esclusivamente nella raccolta delle vongole, l’unico reale sostentamento in quel comune Emiliano. In questo luogo, in fondo al Delta del Po, vivono un gruppo di adolescenti con un carattere difficile e spigoloso, i quali ci sono ritrovati a essere iscritti a un istituto professionale che lotta e che combatte la dispersione scolastica, cercando di donare una vita lavorativa e professionale a tutti quei ragazzi che non hanno voglia di studiare o che sono delle teste calde. È con i loro occhi che il film guarda alla comunità degli adulti, ai padri che li aspettano in laguna, alla scuola che prova a trattenerli, a un futuro che pare lì da sempre.

Fotogramma di Fortuna Granda
Fotogramma di Fortuna Granda

Recensione di Fortuna Granda

“Fortuna granda” è nato nel 2017: ci trovavamo nel Delta del Po per un reportage sugli adolescenti della provincia di Ferrara quando siamo arrivati a Goro e abbiamo intravisto i confini di una comunità unica, chiusa sia geograficamente (ci arriva una sola strada), che economicamente (per via della ricchezza delle vongole, arrivata negli anni ‘80). Poco dopo abbiamo scoperto il record di dispersione scolastica del paese. Avanzando su queste domande abbiamo incontrato il corso avviato da Giovanni Lolli, e la classe Pesca dell’Istituto professionale. Alessandro, Gioele, Matteo e Samuel sono diventati subito i protagonisti del film, al primo incontro. Abbiamo iniziato le riprese con il solo desiderio di ascoltarli. Non ci interessava analizzare i ragazzi, studiarli. È piuttosto nell’adesione alla voce dei protagonisti, al loro punto di vista, che abbiamo voluto dare forma al film. Il Delta che abbiamo visto insieme a loro non è paesaggio: è abitudine, muro o gioco. Per questo non abbiamo cercato di estetizzare il contesto naturale. O la scuola, che è complessa, anti-retorica, non ha posizioni facili. Abbiamo lavorato così, costruendo spazi di fiducia, confrontandoci continuamente con l’esperienza, senza precostruzioni. Nel riflettere sulla rappresentazione, durante le riprese e il montaggio, ci sono stati però elementi che non abbiamo mai messo in discussione. Fra questi il dialetto: la possibilità di usare la lingua madre, il Goranto, è stata fin da subito centrale nel nostro rapporto.

Alberto Gottardo e Francesca Sironi

Una pellicola che possiede in sé un grande potenziale emotivo, filosofico – tematico, oltre a un valore storico d’indagine sociale sulla condizione di vita nella comunità di Goro. Un potenziale che però non viene pienamente sfruttato e nonostante il tutto risulta abbastanza interessante e costruito con un ritmo narrativo intenso che tiene incollati allo schermo, la narrazione appare a tratti troppo superficiale, senza riuscire a indagare realmente il vissuto emozionale dei giovani ragazzi, che noi vediamo, osserviamo nei gesti ma non conosciamo realmente. In “Fortuna Granda” siamo accanto a quattro sedicenni alquanto complicati, come Alessandro, Gioele, Matteo e Samuel, giovani che vanno in barca con i loro padri a pescare da quando avevano cinque anni, tanto da ritenere, come viene dichiarato da uno di loro in un dialogo filmico, che “siamo nati in acqua”.  I registi tentano di mostrarci il mondo di Goro attraverso i loro occhi e non con quelli degli adulti, poco presenti all’interno della pellicola se non nelle vesti dei docenti, ma è proprio in questa scelta che “Fortuna Granda” mostra dei limiti, poiché effettivamente non riusciamo mai a leggere il contesto sociale attraverso il punto di vista dei quattro ragazzi, che in fondo non riusciamo a conoscere internamente, perché Alessandro, Samuel, Gioele e Matteo si aprono veramente poco dinanzi alla macchina da presa tanto che delle loro vite familiari, dei loro traumi non ne siamo a conoscenza e in questo modo fatichiamo a empatizzare con loro e a comprenderli, nonostante ciò vediamo da inizio film un cambiamento importante in alcuni di loro.

Interessante invece appare la lettura filosofica e riflessiva sul significato di scuola, di un luogo che deve fungere da insegnamento per permettere ai giovani di esprimersi, sbagliare e comprendere dai propri errori non solo accademici ma anche caratteriali. Il liceo/corso di Goro ci presenta un metodo d’insegnamento umano alquanto comprensivo da parte dei docenti verso quei giovani ribelli, che devono seguire questo corso professionale per imparare un mestiere, non tanto studiano sui libri, ma facendo quel lavoro. Questo modello di scuola che unisce sapientemente studio pratico e lavoro di settore è un modello che potrebbe e forse dovrebbe essere maggiormente utilizzato in tutti i licei italiano professionali e nelle varie università del nostro paese, in un tempo in cui il mondo accademico e lavorativo sono molto distaccati. L’unica reale pecca riguardo all’insegnamento è che il film non è riuscito bene a contestualizzarsi questo ambiente tanto che non comprendiamo bene se si tratta di un corso o di un tipo di liceo.

Fotogramma di Fortuna Granda
Fotogramma di Fortuna Granda

In conclusione

Se vi interessano tematiche come l’importanza dell’insegnamento e il suo ruolo sociale nel salvare i giovani questo è un film che fa al caso vostro. Nonostante qualche carenza di approfondimento degli eventi e di contestualizzazione dei fatti il film risulta godibile, grazie a una buona regia e ritmo.

Note positive

  • Ritmo
  • La rappresentazione della scuola dal punto di vista tematico

Note negative

  • Poca emozione
  • Non si è riusciti ad approfondire i ragazzi
  • Mancanza di una narrazione sociale sul paese
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 886

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