Guinea pig. Il corto italiano vincitore al Trieste science+fiction festival.

Trailer Guinea Pig

É il tra i due vincitori italiani nella sezione cortometraggio del Triesce Science+fiction Festival, il corto fantascientifico firmato da Giulia Grandinetti e da Andrea Benjamin Manenti. Il festival targato 2020 si è svolto in 6 giorni (più uno di bonus) interamente online a causa delle restrizioni dovute alla pandemia ancora in corso.

Trama di Guinea Pig

Guinea pig, alla lettera porcellino d’India, ci porta in un contesto piuttosto noto agli spettatori: un mondo distopico in cui gli uomini sono soggiogati da una dittatura che ha tra le sue armi la tecnologia. Agli esseri umani è vietato qualsiasi tipo di contatto, niente effusioni, carezze, nemmeno sguardi. Annualmente vengono sottoposti a un test per esaminare la loro tenuta con una serie di immagini e di domande atte a verificare il comportamento della loro libido. Nel gruppo variegato che ci viene mostrato, che va da una giovane ragazza fino a una donna matura, due di loro falliscono l’esperimento, mostrando debolezza nel sostenere la situazione imposta. Così inizia per loro un percorso di punizione, che contrariamente a quello che possiamo aspettarci, non è una punizione fisica. L’idea che il contatto sia sbagliato e punibile qualora questo venisse scoperto, scatena nella loro mente uno scenario così atroce da sottrarsi al contatto ancor prima di iniziare, divenendo disgustati dai loro stessi pensieri.

Recensione di Guinea Pig

Lo scenario presentato, dunque, di un futuro distopico, dominato dalla tecnologia e da una dittatura crudele sulla vita delle persone, non è di certo nuovo agli occhi degli spettatori, sebbene il lavoro di Grandinetti e Manenti offra molti spunti di riflessione interessanti. Primo fra tutti, in questo periodo così importante in cui siamo costretti a rinunciare alla socialità, osservare persone private del contatto mette i brividi, ancor di più quando alla fine, soggiogati dalla vita controllata che sono obbligati a vivere, l’assenza di contatto diventa per loro salvifica, l’unico modo possibile per vivere, non solo per non essere puniti, ma proprio perchè dentro di sè lo considerano disgustoso e in ogni caso hanno paura delle conseguenze. Sullo sfondo di un mondo esterno, visto per breve tempo, grigio, asettico, freddo, le guardie sono dei simil alieni o umani estremamente plasmati, che indossano tute e maschere protettive che ricordano quelle antigas, ci sembra dunque di essere in uno scenario di guerra.

L’effetto, come è stato definito da molti, “black mirror” è presente, quindi, anche in questo corto, che come molti esperimenti precedenti sullo stesso genere, manca di alcuni punti fondamentali perché la prova possa considerarsi superata al 1OO%. Probabilmente il prodotto finale soffre molto una recitazione abbastanza amatoriale, che nei corti assume invece un’importanza predominante e sostiene gran parte del progetto. Tuttavia consiglio comunque la visione, perché il linguaggio visivo con cui è trattato il tema è alquanto originale e potrebbe davvero sorprendervi.

Note positive

  • Linguaggio visivo originale

Note negative

  • Recitazione un po’ amatoriale

Leave a Reply

sedici + due =