Happy Valley: In Questa Città Problematica

happy valley l'occhio del cineasta

Happy Valley

Titolo originale:

Anno: 2014

Paese: Regno Unito

Genere: poliziesco

Produzione Red Production Company

Distribuzione: Netflix

Ideatore: Sally Wainwright

Stagione: 1

Puntate: 6

Attori: Sarah Lancashire, James Norton, Siobhan Finneran, Rhys Connah, Charlotte Murphy

Trailer originale di Happy Valley

Happy Valley è una serie televisiva britannica, di genere poliziesco, trasmessa da BBC One dal 2014, ideata da Sally Wainwright e composta da due stagioni.

Trama di Happy Valley

Il West Yorkshire non ha certo l’apparenza della cittadina problematica – citando le parole del cantante Jake Bugg, eppure anche in una contea come questa ci può essere del marcio e il sergente di Polizia Catherine Cawood (Sarah Lancashire) lo sa molto bene.

Catherine è una donna dai saldi principi ma anche piena di rabbia dopo la tragica morte della figlia Becky, giovane ragazza che si è suicidata da otto anni a causa del traumatico stupro subito dal maligno Tommy Lee Royce (James Norton).

Divorziata dal marito e stabilitasi dalla sorella Clare (Sobhian Finneran), Catherine tenta di tirare avanti come può. Non è certo facile con una famiglia problematica che include un nipotino frutto della violenza subita dalla figlia defunta.

Le cose cominciano a cambiare quando Catherine si ritrova coinvolta nell’indagine del rapimento di una giovane donna. Tale evento coincide col ritorno in città di Royce. Questo sarà l’inizio di una vera e propria discesa negli Inferi che porterà Catherine ad affrontare il lato peggiore di sé stessa e degli altri esseri umani attorno a lei.

happy valley
Shirley Henderson e James Norton in Happy Valley (2014)

Recensione di Happy Valley

Stuck in speed bump city

Where the only thing that’s pretty

Is the thought of getting out

There’s a tower block overhead

All you’ve got’s your benefits

And you’re barely scraping by

In this trouble town

Troubles are found

In this trouble town

Words do get ‘round

Happy Valley

Ho sempre pensato che gli inglesi avessero una marcia in più riguardo la serialità televisiva. Non tanto per la tecnica comunque eccellente e neanche per il catalogo variegato ma piuttosto per la professionalità e l’incredibile talento degli addetti ai lavori, attori in primis.

Tale fatto è riscontrabile dopo la visione di molte serie tv americana: sia quelle autoriali, come “Utopia” o “Misfits”, oppure di quelle puramente commerciali come “Downton Abbey” o “Doctor Who. I prodotti televisivi inglesi non saranno molto più numerosi od originali di alcuni titoli nostrani ma abbiamo sicuramente molta strada da fare prima di raggiungere simili livelli. 

Happy Valley è solo uno degli esempi più recenti di tale maestria. Quella che infatti sembrerebbe essere la classica serie poliziesca diventa qualcosa di più profondo e spiazzante, divenendo un viaggio intenso, non solo per il dramma presente sin dalla primissime puntate, quando il travaglio interiore di Catherine è solo accennato, ma anche per il ritratto complessivo del genere umano che ci viene mostrato nell’arco della prima stagione, soprattutto nella parte finale per poi essere inserito come elemento portante della seconda stagione.

Difficilmente si vede spesso un racconto poliziesco così crudo, violento (a volte in modo quasi insostenibile) e crudele. Una spietatezza che colpisce tutto e tutti. Il West Yorkshire diventa il teatro di una società che sembra rimasta indietro di mezzo secolo, quasi allo stato primordiale.

Gli abitanti della contea, a cominciare dalla stessa Catherine, sono individui fin troppo vulnerabili e spesso spregevoli: fedifraghi, opportunisti, repressi, inopportuni, sbandati e violenti.

Principale rappresentante di questo squallido mosaico è ovviamente Tommy Lee Royce, uomo più simile a una bestia che compie il Male solo perché ne è capace.

happy valley
Sarah Lancashire in happy valley

Sarebbe confortante considerare Catherine una paladina della giustizia in un mondo come quello di Happy Valley ma l’autrice Sally Wainwright si dimostra all’altezza e sa che nella vita le sfumature sono sempre in agguato. La nostra protagonista è una donna integerrima e con molta esperienza alle spalle ma ciò non la rende completamente insensibile agli orridi crimini che affronta ogni giorno.

Gli orrori a cui assiste rendono Catherine sempre pronta a scoppiare, scatenando tutta la sua frustrazione verso i suoi colleghi, gli indiziati e i suoi stessi famigliari che comprendono una sorella problematica e un nipote che le ricorda continuamente l’orribile crimine di Royce.

Happy Valley non concede facili scappatoie e non cerca nemmeno di raggiungere certe vette artistiche di show dello stesso genere (non richiama, per esempio, le atmosfere “nordiche” che hanno fatto la fortuna di “Broadchurch”) ma si dimostra un prodotto onesto nelle sue intenzioni ed efficace nel ricreare un clima drammatico ma verosimile e, per questo, capace di scuoterci l’animo.

Note positive

  • L’Intenzione di raccontare un dramma intenso ma mai gratuito.
  • Sarah Lancashire è una protagonista perfetta.
  • Le atmosfere lugubri e crude ma verosimili.
  • Il ritratto umano spietato e privo di peli sulla lingua.
  • La Scrittura della Wainwright che, salvo qualche sospensione dell’incredulità di troppo, non scivola mai nel banale o nel facile stereotipo.

Note negative

  • Qualche eccesso nelle dinamiche che portano le diverse vicende ad incrociarsi.

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