I misteri dell’esercito di terracotta (2024). Il mistero sulla caduta della dinastia Qin

Recensione, trama e cast del docu-film Netflix I misteri dell'esercito di terracotta (2024) incentrato sul racconto della Dinastia Qin cinese
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Locandina de I misteri dell’esercito di terracotta (2024)

I misteri dell’esercito di terracotta

Titolo originale: Mysteries of the Terracotta Warriors

Anno: 2024

Nazione: Regno Unito

Genere: Documentario

Casa di produzione: –

Distribuzione italiana: Netflix

Durata: 77 minuti

Regia: James Tovell

Sceneggiatura: James Tovell

Fotografia: –

Montaggio: –

Musiche: –

Attori: –

Trailer de I misteri dell’esercito di terracotta

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Il 12 maggio 2024 debutta su Netflix il documentario “I misteri dell’esercito di terracotta”, diretto dal regista James Tovell, già noto per il documentario “I segreti della tomba di Saqqara” del 2020. Come nel precedente lavoro, Tovell ci narra le grandiose scoperte relative alla tomba del primo imperatore cinese Qin Shi Huang. Nato a Handan nel 259 a.C. e morto a Shaqiu nel 210 a.C., Qin Shi Huang fu sepolto all’interno di un gigantesco mausoleo da lui fatto realizzare. Questo complesso funebre ospita le sue spoglie e include 8.000 soldati di terracotta a grandezza naturale, oltre a numerose altre statue e vari oggetti, destinati a fargli compagnia nell’aldilà.

Il mausoleo di Qin Shi Huang è, al 2024, il più grande sito archeologico della Cina. Situato vicino a Xi’an, nella provincia di Shaanxi, occupa un’area di 2,5 km² e comprende una città esterna di 6,3 km².

Trama de I misteri dell’esercito di terracotta

La dinastia Qin era apparentemente forte e potente, dando l’impressione di poter durare per secoli alla guida della Cina appena unificata. Tuttavia, le cose non andarono così. Qin Shi Huang è stato quasi dimenticato dal mondo, o meglio, forse il mondo ha voluto cancellarlo dalla memoria collettiva, privandolo dell’onore del ricordo. Dei Qin non abbiamo informazioni storiografiche, eccezion fatta per un unico libro storico, il Shiji, noto anche come Memorie storiche o Memorie di uno storico, scritto da Sima Qian sotto il regno dell’imperatore Wu (140-87 a.C.). Questo testo sembra mescolare realtà e leggenda.

Gli storici si domandano dunque dove inizi la realtà e dove il mito, nel tentativo di comprendere l’effettiva realtà storica di fatti ed eventi che nessun altro testo storiografico racconta. L’unica possibilità per valutare se il Shiji è un testo realmente attendibile e non leggendario risiede nello studio archeologico e storico della tomba dell’imperatore Qin Shi Huang. Questo luogo potrebbe portare alla luce la verità, attraverso scavi, ritrovamenti e minuziosi indizi, utili anche per comprendere la verità sulla scomparsa storica del primo imperatore cinese e, soprattutto, su ciò che è accaduto negli anni subito seguenti la sua morte.

Uno dei misteri più grandi riguarda la devastazione avvenuta nella tomba di Qin Shi Huang. Le statue di terracotta al suo interno sono state completamente distrutte, fatte a pezzi e bruciate. Attraverso lo studio di questi resti, gli archeologi sperano di ricostruire gli eventi che hanno portato a tale distruzione e di comprendere meglio i motivi dietro questo atto di vandalismo, così come di acquisire ulteriori informazioni sugli ultimi giorni della dinastia Qin.

Fotogramma de I misteri dell'esercito di terracotta
Fotogramma de I misteri dell’esercito di terracotta

Recensione de I misteri dell’esercito di terracotta 

Il documentario di James Tovell si sviluppa come un giallo, un film investigativo incentrato sulla ricerca della verità. Questa ricerca emerge, scavo dopo scavo, attraverso un’indagine archeologica dei manufatti racchiusi all’interno del mausoleo di Qin Shi Huang e un’indagine forense riguardante lo studio dei corpi sepolti all’interno di questo gigantesco mausoleo, dalle dimensioni di una città, con la speranza di scoprire l’identità di quegli uomini e quelle donne che sono stati sepolti insieme al primo imperatore cinese. Queste identità possono essere rivelate attraverso un esame e uno studio del sarcofago, oltre che grazie agli eventi e ai nomi presenti nell’unico testo storico riguardante quel periodo della storia cinese, ovvero il Shiji, rispondendo a una domanda secolare: quanto è attendibile questo testo?

Durante la pellicola, assistiamo a numerosi interrogativi che il regista, gli archeologi e gli storici del cosiddetto “Periodo degli Stati Combattenti” si pongono per ricercare la verità storica, basata non solo su ipotesi, ma soprattutto su fatti. In questo senso, James Tovell paragona lo studio degli storici, e soprattutto quello degli archeologi, a un attento lavoro investigativo, non dissimile da quello dei poliziotti e della scientifica. Se questi ultimi devono maneggiare con attenzione e cura le scene del crimine, comprendendone gli indizi per portare a galla la verità dei fatti, gli archeologi devono maneggiare con estrema attenzione le scene di vita del passato, indagandole al fine di comprenderne la verità, ovvero il periodo storico, i nomi dei personaggi e soprattutto cosa sia accaduto nei secoli a quel luogo.

Questa domanda è centrale nella narrazione de “I misteri dell’esercito di terracotta”, dove viene posta sempre una domanda: che cosa è accaduto a quella tomba? Cosa è accaduto a quelle statue? Come mai gli oggetti sono stati così distrutti e, soprattutto, incendiati? Quando, cinquant’anni fa, il 29 marzo del 1974, vennero scoperte le prime statue dei soldati di terracotta grazie a un contadino di nome Yang Zhifa, gli archeologi non si trovarono davanti a reperti archeologici in buono stato, come invece ci si sarebbe aspettati, visto che nessuno aveva mai messo piede in quel luogo. Trovarono invece rovine e rovine, dovendo nel corso degli anni effettuare un attento lavoro di raccolta di indizi e di ristrutturazione delle statue, in un lavoro di riparazione che continua ancora nel 2024, dopo ben 50 anni dal ritrovamento.

L’elemento archeologico riguardo alle scoperte storiche e ai ritrovamenti a cui assisteremo durante questi scavi è indubbiamente una parte molto interessante del racconto. Allo stesso tempo, c’è un’altra componente importante narrata nella pellicola: la parte “fiction”. Questo sposta il documentario nelle dinamiche di un docu-film, incentrato a narrare, attraverso scene nuove e interpretate da attori, la storia della caduta della dinastia Qin. Questa sezione racconta il tradimento di Qin Er Shi Huangdi, orchestrato dall’eunuco Zhao Gao e dal consigliere del primo imperatore Li Si. Questi due individui, forse realmente esistiti, convinsero il figlio minore dell’imperatore deceduto nel 210 a.C. a tradire i propri fratelli maggiori e a prendere il trono, dando il via a eventi che condussero alla caduta della dinastia Qin, attraverso numerosi intrighi di potere mossi da Zhao Gao.

Per mantenere il potere, Qin Er Shi Huangdi si vide costretto a far uccidere per tradimento tutti i suoi fratelli e le loro famiglie. Tuttavia, il suo regno fu breve e turbolento a causa di una forza di ribellione in Cina che iniziò a conquistare territori, liberandoli dal potere dell’imperatore. Il regno di Qin Er Shi Huangdi durò dal 210 a.C. al 207 a.C., quando l’eunuco che lo aveva messo al potere lo fece uccidere a favore di Ziying, ultimo della dinastia Qin, che prese il titolo di Re di Qin con il nome di Qin San Shi. Quest’ultimo, come primo atto, fece uccidere proprio Zhao Gao, l’artefice di tutte le sciagure avvenute alla dinastia Qin. Tuttavia, il suo potere ebbe vita breve; infatti, il suo regno durò solo 46 giorni, arrendendosi a Liu Bang, il capo del primo gruppo di forze ribelli ad occupare Xianyang, la capitale dei Qin, e perendo per mano del capo ribelle Xiang Yu. Al termine della dinastia Qin si aprì l’era della dinastia Han.

Questa sezione narrativa risulta molto interessante, ma non viene narrata bene come si dovrebbe. È raccontata in modo frammentario e non approfondito, soprattutto nella presentazione dei discendenti del primo imperatore. La storia è comprensibile dal punto di vista drammaturgico, ma non del tutto, con alcuni passaggi che si riescono a comprendere solo parzialmente. Dunque, se la parte dedicata all’archeologia è pregevole, la parte da docu-film è ben fatta a livello tecnico e visivo, ma non convince pienamente a livello di sceneggiatura.

I misteri dell’esercito di terracotta. Cai Zhongyuan as Hu Hai in Mysteries of the Terracotta Warriors. Cr. Courtesy of Netflix © 2024
I misteri dell’esercito di terracotta. Cai Zhongyuan as Hu Hai in Mysteries of the Terracotta Warriors. Cr. Courtesy of Netflix © 2024

In conclusione

“I Misteri dell’esercito di terracotta” di James Tovell è un documentario affascinante che riesce a coinvolgere lo spettatore attraverso un’indagine archeologica avvincente e una narrazione drammatica ben realizzata dal punto di vista tecnico. Tuttavia, la narrazione storica frammentaria e il mancato approfondimento dei personaggi storici limitano l’efficacia complessiva del film. Nonostante questi difetti, il documentario offre uno sguardo intrigante e dettagliato su uno dei periodi più misteriosi e affascinanti della storia cinese, rendendolo un’opera degna di visione per gli appassionati di storia e archeologia.

Note positive

  • Approccio investigativo: Tovell adotta un approccio simile a quello di un giallo investigativo, dove archeologi e storici sono paragonati a detective. Questo parallelo rende la ricerca storica accessibile e coinvolgente per lo spettatore, enfatizzando l’attenzione ai dettagli e la necessità di rigore scientifico.
  • Indagine archeologica: Il documentario offre un’analisi approfondita dei ritrovamenti archeologici all’interno del mausoleo. La scoperta iniziale delle statue dei soldati di terracotta e il successivo lavoro di restauro e indagine sono narrati con grande cura, evidenziando le sfide e i progressi compiuti nel corso di 50 anni di scavi.
  • Produzione tecnica: Le ricostruzioni storiche sono ben realizzate dal punto di vista tecnico e visivo. La qualità delle riprese, la scenografia e i costumi contribuiscono a creare un’atmosfera autentica e immersiva, permettendo allo spettatore di viaggiare indietro nel tempo.

Note negative

  • Narrazione frammentaria: La sezione drammatica del docu-film, sebbene interessante, risulta frammentaria e a tratti poco chiara. La presentazione dei discendenti del primo imperatore e degli eventi che portarono alla caduta della dinastia Qin manca di coesione e di profondità, rendendo alcuni passaggi difficili da comprendere completamente.
  • Personaggi non approfonditi: I personaggi storici, in particolare i discendenti di Qin Shi Huang, non vengono approfonditi adeguatamente. La loro caratterizzazione rimane superficiale, limitando l’impatto emotivo e la comprensione dei loro motivi e delle loro azioni.
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 930

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