I sette samurai (1954) – Un capolavoro generazionale

Recensione del film "I sette samurai" di Akira Kurosawa. Capolavoro del maestro nipponico dove si racconta la storia di un villaggio di poveri contadini che, per sfuggire all'ennesimo assalto dai banditi, chiederanno aiuto ad un gruppo di samurai.
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Trailer del film I sette samurai (1954)

Candidato a due premi Oscar (migliore scenografia e costumi) e vincitore di un Leone d’Argento ad Akira Kurosawa, questo film è considerato, ancora oggi, non solo l’opera più importante del regista nipponico, ma uno dei film più importanti ed influenti della storia del cinema, diventando così un capolavoro senza tempo della settima arte.

Chi difende tutti difende se stesso, chi pensa solo a se stesso si distrugge.

Kambei Shimada – I sette samurai (1954)
I sette samurai - I sette samurai (1954)
I sette samurai – I sette samurai (1954)

Trama I sette samurai (1954)

Gli abitanti di un villaggio di contadini cerca aiuto per difendersi dall’imminente attacco di un gruppo di banditi: per farlo, cercheranno di ingaggiare dei samurai con il solo compenso di un pugno di riso, vito e alloggio. I contadini riusciranno a trovare dei samurai disposti ad accettare questo incarico?

Noi samurai siamo come il vento che passa veloce sulla terra, ma la terra rimane e appartiene ai contadini.

Kambei Shimada – I sette samurai (1954)

Recensione I sette samurai (1954)

Un film senza tempo che ha dato i natali ad uno degli archetipi narratavi e filmici che ancora oggi viene imitato. Un film dalla immensa potenza cinematografica che riesce a superare qualsiasi confine geografico e barriera generazionale, consacrando il nome di Akira Kurosawa tra i registi che hanno fatto la storia della settima arte. Il film “I sette samurai” è riuscito ad andare oltre alla semplice storia cinematografica, diventando un capolavoro imitato ed insuperabile. Un archetipo filmico che ancora oggi influenza l’industria moderna e che, nonostante l’assenza degli effetti speciali e la notevole durata (più di tre ore), conquista e commuove. La trama stessa è stata ormai talmente utilizzata ed imitata così tante volte da risultare ormai familiare a chiunque.

Un villaggio di contadini viene ripetutamente depredato da dei banditi appena terminato il raccolto, fino a quando un giovane agricoltore propone al capo villaggio di difendersi dal prossimo attacco e di ingaggiare dei samurai per proteggere il villaggio. Dopo qualche dubbio e perplessità, i contadini decidono di tentare e si dirigono verso la città più vicina in cerca di samurai che siano disposti a difendere il villaggio per un misero compenso.

L’impresa però sembra disperata, perché neanche il samurai più in difficoltà accetta il pericoloso incarico ad un compenso così basso, fino a quando i contadini non si imbattono in Kambei Shimada, un vecchio samurai gentile e magnanimo che deciderà di seguire la causa. Sarà proprio lui a ridare speranza ai poveri contadini riuscendo, con il suo carisma, a reclutare altri samurai che l’affianchino nell’avventura. Ed è così che Kambei riesce a reclutare attorno a sé dei valorosi samurai, non attratti dal compenso ma dal suo nobile spirito. Così facciamo la conoscenza del giovane Katsushiro, il maestro spadaccino Kyuzo, il simpatico Gorobei, un ex falegname di nome Heihachi e il vecchio amico Shichiroji. Si unisce al gruppo un settimo guerriero: uno strambo vagabondo di nome Kikuchiyo. Lui non è un vero e proprio samurai ma deciderà di seguire il gruppo di valorosi guerrieri per dimostrare il suo grande valore.

I samurai - I sette samurai (1954)
I samurai – I sette samurai (1954)

Troppi eroi per una sola storia?

Questo sarà il nostro piccolo gruppo samurai, questi saranno gli eroi della storia, ma forse sette eroi per una sola storia sono troppi e non ci sarà il tempo per dare spessore ad ognuno di loro. Una supposizione più che ragionevole verrebbe da dire, ma non è il caso di questo film.

Ognuno dei personaggi è caratterizzato in modo magistrale in questa pellicola, ogni samurai sarà impresso nella nostra memoria a fine del film. La sceneggiatura e la regia ci introducono ognuno dei samurai singolarmente e questa scelta ci farà conoscere a fondo ognuno degli eroi della storia. Che sia la sua introduzione al gruppo o il relazionarsi con i contadini del villaggio, il risultato sarà quello di aver ottenuto una grandissima prova di umanità universale carica di emotività e sentimento che abbattono qualunque barriera geografica e generazionale.

Il valore di un samurai

Umanità che non sarebbe stata possibile cogliere senza un cast di tutto rispetto, ma non si può non spendere qualche parola in più per quello che è stato il personaggio chiave di tutto il film: Kikuchiyo, interpretato dal grandissimo Toshirô Mifune. L’attore con il personaggio di Kikuchiyo, probabilmente, ha dato una delle sue più grandi interpretazioni (se non la più grande) riuscendo a risultare non solo il punto focale del gruppo dei samurai ma anche di tutto il film. Più importane e sfaccettato dell’eroe gentile Kambei, Kikuchiyo era figlio di contadini e dalla sua nascita vive con rabbia e disprezzo lo scarto sociale da lui ottenuto. Eppure, ammira molto Kambei e tutti gli altri samurai ma allo stesso tempo disprezza con tutta la sua persona i contadini ritenendoli ignoranti, opportunisti e incapaci di gratitudine.

Un ritratto di un eroe diverso e irripetibile, fuori dagli schemi ma più valoroso di chiunque altro. Un vero samurai anche se non di nascita che avrà un percorso più caratteristico rispetto a tutti gli altri. Un uomo che farà di tutto per assolvere la sua missione che volontariamente ha deciso di intraprendere, e combattendo riuscirà anche a risolvere il suo grande dramma interiore.

Quando fate una battaglia bruciate i villaggi! Distruggete i campi! Li private del cibo! Li fate schiavi! Violentate le donne… le uccidete se resistono! Che altro possono fare loro, eh?! Eh?!… Mi sentite?! Mi sentite…?!

Kikuchiyo – I sette samurai (1954)

Il più grande film d’azione mai girato

Al giorno d’oggi l’azione nei film è sempre più spettacolare, tra effetti speciali e stunt con dei professionisti del settore, l’intrattenimento riesce sempre ad essere di alto livello. Ma già negli anni 50’ Kurosawa è riuscito a creare quello che sarebbe stato il cinema d’azione moderno. Mettendo in risalto ogni movimento di ogni scena, dalla lotta all’ultimo sangue per una disputa al vero e proprio assedio, senza però perdere di vista il personaggio, la tensione, la drammaticità e lo sviluppo narrativo.

Metodi di fare delle scene d’azione che sono studiate da qualsiasi fruitore della settima arte, perché Kurosawa al tempo aveva capito che bastava il rumore (o il silenzio) per far scaturire emozioni e adrenalina. Scene d’azione iconiche che, anche se al giorno d’oggi potrebbero risultare banali, hanno fatto la storia del cinema moderno, (re)inventando le basi per quello che sarebbe stato il futuro di un vero e proprio genere cinematografico.

Anche stavolta siamo stati noi i vinti.

Kambei Shimada – I sette samurai (1954)

In conclusione

I sette samurai (1954) non è solo uno dei migliori film d’azione mai girati ma è molto di più. Un capolavoro generazionale che anche se è strettamente radicato nella tradizione giapponese riesce a parlare a tutti, abbattendo qualsiasi confine culturale. Un classico che potrebbe spaventare per la durata e per la storia fine a sé stessa, ma che non troverà solo questo. Una storia d’amicizia e d’onore, un viaggio storico e avventuroso nel dramma della guerra e anche nell’amore. Un capolavoro senza tempo che ha dato il via a innumerevoli remake e a un archetipo narrativo che ancora oggi viene riutilizzato, insomma una vera perla generazionale.

Note positive

  • Sceneggiatura
  • Regia
  • Musiche
  • Scenografia
  • Scene d’azione
  • Storia semplice ma che racchiude molti significati
  • Toshirô Mifune da una interpretazione magistrale
  • Il film, anche avendo una durata elevata, intrattiene e non annoia mai

Note negative

  • ./
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Stefano Rocca
Stefano Rocca

"Lei non crede che i sogni e internet siano abbastanza simili? Sono luoghi in cui si esprimono desideri repressi"
Sono un semplice ragazzo appassionato di cinema, che ne parla e ne scrive. Una storia può dare tante emozioni e sensazioni diverse. Contento per chi si ferma a leggere i miei pensieri.

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