Il cinema italiano secondo Alfonso Cuaròn | Festa del cinema di Roma 2021

Durante la settima giornata della Festa del cinema di Roma , Alfonso Cuaron ha deciso di analizzare, assieme ai direttori Antonio Monda e Richard Pena, 12 film italiani (8 classici/moderni e 4 contemporanei) fondamentali per la storia del nostro cinema, attraverso scene iconiche.

Nell’incontro ravvicinato il regista ha manifestato tutto il proprio amore per gli artisti nostrani, protagonisti di un cinema a detta del cineasta: “ fertile, vastissimo e diversificato “ aggiungendo però: “peccato che molti di questi autori rischino di essere dimenticati”.

Un legame, quello con il cinema italiano, nato all’età di sette anni mentre guardava in tv con il cugino : Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica. Un’esperienza che ha contribuito a rivelargli un concetto artistico del tutto nuovo

Una masterclass che ha assunto le forme di un viaggio dal muto fino al XXI sec. ricordando come in tutte le epoche i “nostri autori” abbiano saputo esprimersi con genialità, ispirando i registi di tutto il mondo. Primo tra tutti Alfonso Cuaron.

Il cinema italiano secondo Alfonso Cuaròn | Festa del cinema di Roma 2021 1
Alfonso Cuaron alla Festa del cinema di Roma 2021

FILM ITALIANI (CLASSICI E MODERNI)

  • Padre Padrone (1977) dei Fratelli Taviani
  • Salvatore Giuliano (1962) di Francesco Rosi
  • L’uomo meccanico (1921) di André Deed alias Cretinetti

FILM ITALIANI (CONTEMPORANEI)

  • Le quattro volte (2010) di Michelangelo Frammartino
  • Respiro (2002) di Emanuele Crialese

Il cinema italiano secondo Alfonso Cuaron

Prima d’iniziare la nostra selezione, vorrei chiederti: qual è stato il primo film che hai visto?

Credo sia stato un film Disney: La spada nella roccia (1963), anche sé essendo ancora un bambino al tempo, mi rimase impressa solo la barba di mago Merlino attaccata alla porta

La Disney di oggi ti piace ancora?

Certo, poi nel duo che forma con la Pixar si sta occupando anche di nuove sensibilità.

Quand’è che invece il cinema italiano è entrato nella tua vita?

Avevo 7/8 anni, mio cugino venne a dormire a casa mia ed approfittando della situazione volevamo guardare in Tv programmi per adulti. Ci imbattemmo però in Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica, pensando dal titolo che fosse un film d’azione. Nonostante non si rivelò poi tale, decidemmo di continuare a guardarlo lo stesso e fu un’esperienza diversa, perché da lì iniziaì a confrontarmi con un’idea di cinema differente rispetto alla semplice avventura

Padre Padrone (1977) di Paolo e Vittorio Taviani

Perché hai scelto questo film?

Tu me ne hai chiesti dodici, ma io ne volevo mettere di più perché il cinema italiano è fertile e vastissimo, perciò per forza di cose ho dovuto fare una scrematura. Fuori dall’Italia capita che registi del genere vengano dimenticati, dove vivo io invece (a Londra) sono considerati ancora dei grandi maestri. Siamo di fronte ad un film fondamentale di due grandiosi artisti che ho voluto omaggiare così.

Uno dei due fratelli è proprio qui in sala (Paolo Taviani)

(Cuaròn si alza in piedi): Grazie di tutto maestro (applausi).

Tornando al film, il cinema misterioso è quello che mi attrae maggiormente, perché sono curioso di capirne il processo creativo. L’opera dei Taviani si presenta come tale, poichè all’interno cela un’umanità profonda, ma ha anche un approccio mitico ed una disciplina marxista, presentando il tutto allo spettatore senza alcuna retorica. Padre Padrone è il loro primo film che ho visto, ed è tutt’ora un lungometraggio stupendo che non giudica mai i suoi personaggi

I nuovi mostri (1977) di Dino Risi, Ettore Scola e Mario Monicelli

Vedo che ami molto la commedia all’italiana. Perché hai scelto i nuovi e non I mostri (1963) di Dino Risi?

L’ho usato come escamotage per onorare tre grandi registi. Questa commedia parla di tante cose, non si limita a far ridere il pubblico ma pone un’acuta osservazione sociale, una malinconia della vita ed una critica acre ai comportamenti dell’italiano. Oggi è raro vedere un tipo di comicità che critichi i suoi personaggi. Tuttavia non mi dispiace Checco Zalone (Luca Medici). I nuovi mostri poi è un film che possiede un cast impressionante, unico al mondo.

La ricchezza d’interpreti in effetti è immensa e tutti ben definiti. Hai citato prima tre grandi registi della commedia, ne aggiungo uno: Pietro Germi

Un altro grande maestro, che addirittura in un periodo tardivo della sua carriera è riuscito ad inserire nei suoi lavori una struttura più moderna. Lui però era maggiormente eclettico nella scelta dei generi.

Lo preferisci nella commedia o nel melò?

In tutto, perché ogni cosa che ha realizzato l’ha fatta in maniera profonda.

Durante la retrospettiva su Pietro Germi, Martin Scorsese disse che per fare Goodfellas (1990) si ispirò a Divorzio all’Italiana (1961). Infatti se ci si fa caso i due film hanno diverse analogie tra di loro

Verissimo

Dillinger è morto (1969) di Marco Ferreri

Hai scelto Marco Ferreri, un cineasta purtroppo dimenticato

È un vero peccato che sia stato dimenticato, poiché è tra gli artisti più sovversivi del cinema: un Jean-Luc Godard ma con l’assurdo di Luis Bunuel. Nella sua filmografia ha fatto una diagnosi precisa della società e del maschio, tanto che 50 anni dopo i suoi lavori sono ancora attuali. Girò in Italia, Spagna e Francia, iniziando con due commedie accademiche, continuando però poi con Ciao Maschio (1978) e Non toccare la donna bianca (1974), due lungometraggi in cui il tutto prende le forme di una  “follia divertente”. Ad esempio mi è stato detto che l’idea dietro alla Grande Abbuffata (1973) fosse che Ugo Tognazzi e Michel Piccoli mangiassero continuamente. Ed allora Ferreri disse “facciamo un film in cui entrambi muoiono mangiando”.

Un cinema di questo tipo ovvero una commedia sovversiva pensi sia possibile oggi?

Io credo che tutto sia possibile, dipende esclusivamente dagli autori. I film di Marco Ferreri sono come un incidente….è impossibile non fermarsi a guardare cosa sia successo. Per farti un esempio di un autore sovversivo contemporaneo… ti direi Leos Carax con Holy Motors (2012). In America invece me ne vengono in mente molti meno

Salvatore Giuliano (1962) di Francesco Rosi

Una scena meravigliosa. Tre anni fa condussi un altro incontro del genere con Martin Scorsese e lui come te scelse sia lo stesso film che la stessa sequenza. Io davanti a lui sostenni che in questa scena vedevamo solo il dolore di una madre, senza pensare per un momento al Salvatore Giuliano criminale. E lui mi corresse dicendomi: “non di una madre…ma della madre”

È l’unico momento in cui si vede la carne di Salvatore Giuliano, tutto il resto del film è legato al mito. La madre rappresenta la pietà, poichè è come se in quell’istante stessero piangendo tutte le madri del mondo. Un approccio all’evento storico attraverso una disciplina tremenda della ricostruzione.

Poi lasciami dire che quando si fa una lista di film si citano sempre i registi, ma in realtà dietro alla macchina da presa vi sono una serie di professionalità straordinarie. Ad esempio qui è impossibile non notare la fotografia di un maestro come Gianni Di Venanzo, un d.o.p eccellente morto ahimè troppo giovane.

Potremo definirlo un film naturalista?

Certo, è un film assolutamente naturalista, ma che presenta anche l’occhio di Di Venanzo attraverso la luce. Un’illuminazione difficilissima da realizzare con un terreno bianco ed un sole fortissimo

L’uomo meccanico (1921) di Andrè Deed alias Cretinetti

Devo ammettere che mi hai stupito con questa scelta

Quando si parla di cinema italiano si dimentica sempre il periodo del muto, questo film evidenzia il movimento futurista. Non è un esempio specifico della corrente artistica, ma ti dà comunque il sapore di quel tipo di cinema. Il film inoltre è interessantissimo perché mostra il primo “esemplare” di robot.

Una pellicola di 45 minuti, precorritrice di blockbuster del cinema ludico come Terminator (1984) di James Cameron. Guardandolo bene lo sai che forse Cameron può averlo plagiato (ride). A parte gli scherzi, se si fa attenzione al disegno dell’uomo meccanico anticipa anche un certo Metropolis (1927) di Fritz Lang

Il futurismo ha avuto grandi artisti ma con idee totalmente diverse dalle tue, opinioni non così distanti dal regime fascista. Come ti poni in tal senso?

Preferisco parlare d’idea artistica quando questa non si lascia dominare dalla propaganda. Io adoro Viriginia Woolf eppure era un’aristocratica classista. Quando l’opera riesce a superare l’ideologia l’apprezzo fino in fondo. Questo non vuol dire che non si possano manifestare gli ideali politici, ma che questi non debbano mai sovrastare il contenuto artistico

I Compagni (1963) di Mario Monicelli

Mario Monicelli in un film tragico

Un film diverso dalla sua consuetudine, che presenta anche un Marcello Mastroianni insolito

Cos’è Marcello Mastroianni per te?

Sembra che per lui tutto sia facile, è uno di quegli interpreti che è come se fossero tuoi amici. Lo spettatore non lo giudica perché in fondo sa di conoscerlo, non so che dire di più se non che sia il mio attore preferito. Tutto è così pieno di vita nei suoi personaggi

Al botteghino purtroppo questo film fu un fiasco e Monicelli non amava parlarne perché pensava d’aver sbagliato qualcosa

Io non sono d’accordo. Siamo di fronte ad un film politico intelligente e non propagandistico, perché ha al centro l’umanità

C’eravamo tanto amati (1974) di Ettore Scola

Un capolavoro che abbiamo avuto l’onore di presentare proprio qui alla Festa del Cinema per il centenario di Nino Manfredi ed il novantenario di Ettore Scola

Mi fa davvero piacere che lo abbiate presentato, Ettore Scola è un regista che amo e con questo film ha realizzato una delle pellicole più belle sul passaggio del tempo

È anche un film sulla disillusione. No?: “credevamo di cambiare il mondo ed invece è il mondo che ha cambiato noi”

Spesso il mondo cambia, ma la loro convinzione almeno è stata onesta

Dove risiede la principale differenza tra la sceneggiatura americana e quella italiana?

Nell’approccio al melò, quello italiano è più realista poiché include sempre un contesto sociale. In C’eravamo tanto amati (1974) infatti si mostra un’epoca troppo ideologizzata e la convinzione del regista nel rappresentare tutto ciò è chiara sin dal primo minuto: Porre al centro l’umanità

Possiamo dire che in questo film la sceneggiatura sia di ampio respiro?

Scola pone sempre una ricerca formale interessante. Basti pensare che tre anni dopo uscirà Una giornata particolare (1977), dove è ancora più evidente la transizione del colore. Un film recente che trovo simile a questo, con le dovute distanze, forse è La meglio gioventù (2003) di Marco Tullio Giordana

La Dolce Vita (1960) di Federico Fellini – Roma (2018) di Alfonso Cuaron

Il nostro montatore ha avuto l’idea di mettere in parallelo le due scene, così ti abbiamo fatto una sorpresa

Grazie davvero, non so se il montatore ne sia a conoscenza, ma in quella scena sulla spiaggia ho utilizzato per tutta la sequenza proprio il vento di Fellini, lo stesso anche di altre sue opere come Amarcord (1973) e La nave va (1983)

Quanto è stato importante per te Federico Fellini?

È una pietra miliare del cinema moderno. Un maestro tecnico, forse il più grande che la settima arte ci abbia dato. Nel suo caso vi è un ossessione verso il femminile. Se si fa attenzione la ragazza che guarda Mastroianni dall’altro lato della spiaggia, assomiglia all’immagine della volpina in Amarcord. Non come fisicità bensì per la composizione dell’immagine

Passiamo ora ai quattro film contemporanei del nostro cinema che ti hanno particolarmente colpito

Le Quattro Volte (2010) di Michelangelo Frammartino

C’è gente che pensa sia un film privo di narrazione

Lasciami fare una provocazione “la narrativa è il veleno del cinema”. Il cinema può esistere senza attori, senza colore, senza suono, senza storia ma non può essere mai privato della macchina da presa e del tempo. Frammartino è un maestro del tempo e questa pellicola è una delle più importanti di questo secolo sul flusso dell’esistenza. Un film misterioso come Padre Padrone, che m’incuriosisce allo stesso modo sull’approccio creativo. Quando fai un abito alla fine quello che conta è il risultato finale e non il filo che lo ha sostenuto. Lo stesso vale per la narrazione ed il visivo

Frammartino è parte di una generazione di visual artist. Che ne pensi?

È una transizione logica, il migliore in questo senso è Steve Mcqueen, artista interessato più alle tematiche e alle questioni formali rispetto al racconto. Per dirne altri potrei citare Aleksandr Sokurov, Albert Serra etc…

Respiro (2002) di Emanuele Crialese

Ami molto questo film. Che cos’è che ti piace tanto?

Emanuele è un grande, in questo film dimostra di aver imparato tutte le lezioni del cinema italiano degli anni 50’-60’. La prima scena potrebbe essere tranquillamente del primo Luchino Visconti o di Roberto Rossellini. Dopo di che dal confronto con il quotidiano si passa ad un’esplosione di Crialese più moderna ed astratta. Il tutto perfettamente ancorato in una realtà contestuale ed emozionale

Miele (2013) di Valeria Golino

Un’attrice (come abbiamo visto nel film precedente) ma anche una cineasta bravissima. Vidi il film a Londra e ne rimasi sorpreso. Con Valeria la tecnica sembra di non vederla, nonostante sia perfetta. Personaggi in primo piano senza sentimentalismo, senza retorica e giustificazione. In Miele si sente il mondo in tutti i suoi secondi. Tutti vorrebbero il momento melò ma lei è scaltra nel lasciare tutto a distanza.

Lazzaro Felice (2018) Alice Rohrwacher

Adoro questo film e rivedendo la scena mi è tornato in mente il film di Emanuele (Respiro,2002). La pellicola ricorda sia il cinema di Ermanno Olmi che quello di P.P Pasolini, ma poi diventa totalmente sua. Una volta digerita la lezione, può cantare con la propria voce e quella di Alice è eccezionale, cercando la bontà dell’uomo con una preoccupazione particolare rivolta al dolore sociale

Per concludere possiamo dire anche che siamo di fronte ad un film sulla fede contemporaneo, né satirico né negativo

Certamente, lo stesso Lazzaro non ha effetti sull’altra gente. Ciò lo priva di un potere messianico

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