Il mio regno per una farfalla (2024). La fiaba romantica di Sergio Assisi

Condividi su

Trailer di Il mio regno per una farfalla

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Distribuito dal 13 giugno 2024 grazie a Veikula Distribution, “Il mio regno per una farfalla” è una commedia all’italiana scritta, diretta e interpretata da Sergio Assisi, noto al pubblico italiano per i suoi ruoli in serie televisive di successo come Capri, Elisa di Rivombrosa e Il commissario Nardone. Questo è il suo secondo film da regista, dopo aver diretto la commedia “A Napoli non piove mai” (2015).

Il lungometraggio del 2024, prodotto da Gianluca Varriale e Alessandro Riccardi per VARGO in collaborazione con Quisquilie Production, si avvale di un ricco cast composto da Federica De Benedittis (Era giovane e aveva gli occhi chiari, 2017; Il paradiso delle signore, dal 2015), Giuseppe Cantore, Tosca D’Aquino, Barbara Foria, Anna Tangredi, Gianni Ferreri e Magdalena Grochowska, con la partecipazione di Armando Pugliese, Benedetto Casillo, Nunzia Schiano e Giobbe Covatta. Le riprese hanno il patrocinio dei comuni di Ischia e Casamicciola Terme.

Il film è girato interamente sull’isola di Ischia, valorizzando le bellezze del Borgo di Celsa, con riprese al piazzale Aragonese e nella Cattedrale del Castello Aragonese, sul corso principale di Ischia Porto e nella celebre Piazzetta San Girolamo. Altre location includono il caratteristico ristorante Duilio e lo stabilimento balneare Ricciulillo, presso il Lungomare Cristoforo Colombo. Inoltre, sono state effettuate riprese in barca lungo le coste adiacenti a Cartaromana e all’Hotel Delfini, con lo sfondo del Castello e degli scogli di S. Anna. Oltre al comune di Ischia, ci sono anche riprese nel comune di Forio, tra cui al Belvedere di Zaro, presso il Porto di Casamicciola e nel Corso Luigi Manzi nei pressi della caratteristica fontana.

Trama de Il mio regno per una farfalla

Sasà (Sergio Assisi) è un nobile decaduto, figlio illegittimo del Barone Belladonna. Nato e cresciuto sull’isola di Ischia, si vanta di esserne il re e ha eletto a sua reggia la suite di uno storico albergo fondato dal padre, dove, per diritto di testamento, ha diritto di abitazione fino a quando non erediterà il patrimonio. Arrivato a cinquant’anni, Sasà è un nullafacente che vive nell’attesa dell’eredità patrimoniale, ormai prossima. Con i suoi occhioni dolci e la sua faccia da schiaffi, Sasà seduce a suo modo un po’ tutti. Dal tavolino del bar in piazzetta, che ha istituito come suo ufficio, elargisce fantasiosi consigli dietro “libere” donazioni. Donnaiolo impenitente, bugiardo incallito e senza il becco di un quattrino, Sasà è un maestro di improvvisazione, dotato di una simpatia irresistibile e di una dialettica shakespeariana, tale da riuscire sempre a volgere le situazioni a proprio favore.

Tanti sono i personaggi che ruotano attorno a lui, ciascuno con le proprie caratteristiche: un amico fedele e compagno di avventure che noleggia il suo gozzo ai turisti, uno strampalato avvocato, una fidanzata che, sostenuta da una madre risoluta, vuole assolutamente sposarlo, una direttrice d’albergo che proprio non lo sopporta, un parroco non convenzionale e una zia che vuole privarlo di tutto. E poi c’è Anna (Federica De Benedittis), il vero amore, che arriva all’improvviso mentre tutte le sue certezze di vita crollano una dopo l’altra. Nel giorno del suo cinquantesimo compleanno, Sasà scopre che la sua eredità è a rischio, a meno che non decida di sposarsi con il vero amore. Anna riuscirà ad amarlo per quello che è?

Sergio Assisi e Federica De Benedittis in Il Mio Regno per una Farfalla
Sergio Assisi e Federica De Benedittis in Il Mio Regno per una Farfalla

Recensione de Il Mio Regno per una Farfalla

Onestamente, quando mi sono trovato a visionare questo lungometraggio a scopo di recensione, non avevo assolutamente aspettative positive, anzi. Credevo che “Il Mio Regno per una Farfalla” fosse un’altra commedia all’italiana piena di cliché tipici del cinema alla Vanzina e dei film di Boldi e De Sica, risultando un prodotto cinematografico ancorato al passato del cinema italiano piuttosto che orientato al presente e al futuro. Alla fine della visione, però, mi sono dovuto ricredere, fortunatamente. La seconda opera drammaturgica di Sergio Assisi non sarà un capolavoro, non sarà un grande film che rientrerà negli annali del cinema di genere italiano, ma è un’opera filmica piacevolissima da vedere, che ci fa ridere nei momenti giusti e ci fa riflettere, in alcuni rari momenti, sull’amore e sul cambiamento interno alla società italiana connesso, anche, al mondo della settima arte. Il tutto è raccontato attraverso una narrazione da gentiluomo, che fa della gentilezza il suo perno centrale, evitando ogni tipo di volgarità narrativa.

All’interno della pellicola, attraverso la scrittura di alcuni dialoghi e battute inserite nel corso del film, Assisi vuole mostrarci dove stiamo andando a livello sociale. Lo fa effettuando una critica velata al mondo del perbenismo culturale. Da un lato, viene dichiarato come le commedie natalizie abbiano finito il loro corso, essendo diventate un prodotto commerciale di poca attrattiva per la generazione Z. Dall’altro, ci parla dell’impossibilità di effettuare alcune gag comiche o di utilizzare determinati lessici nella società del 2024, gag che invece si potevano fare tranquillamente negli anni ‘90 e nei primi anni 2000, come si evince nel siparietto comico della scena dal costumista gay. Oltre a queste velate critiche alla società del XXI secolo, che ha una nuova consapevolezza interiore e nuovi valori, più o meno validi e giusti, troviamo alcune frasi e situazioni che giocano con il genere comico, “rompendo” la quarta parete e effettuando un gioco metacinematografico dove i personaggi ci svelano i cardini tipici della commedia.

“Il Mio Regno per una Farfalla” è indubbiamente una commedia, ma è ancor di più una favola sentimentale, che si rifà espressamente alle regole del mondo fiabesco quasi disneyano, risultando una fiaba moderna all’italiana, piuttosto intrattenente. Fin dalle primissime scene introduttive, che vanno a costituire il primo atto, troviamo molti riferimenti al mondo delle fiabe con personaggi alquanto archetipici: abbiamo un regno, ovvero Ischia; abbiamo la Strega, rappresentata dalla Duchessa, la zia di Sasà, che impedirà al nostro Principe, Sasà, di diventare ciò che è destinato a essere, ovvero l’erede del Barone Belladonna; e infine abbiamo l’elemento sentimentale, presente nelle grandi fiabe disneyane, rappresentato dall’incontro-scontro tra il nostro protagonista e Anna, la bella ragazza che giunge a Ischia per rintracciare un raro esemplare di farfalla, altra componente connessa al mondo fiabesco. Ovviamente, non è la classica fiaba di casa Disney, a causa della presenza del nostro protagonista, Sasà, che non è indubbiamente l’eroe che tutti si aspettano di trovare in una favola.

In questo senso, la storia si dimostra un viaggio di formazione che deve condurre il nostro protagonista, un intrepido truffatore, Don Giovanni, nullafacente ed eterno Peter Pan, a cambiare quando è giunto all’età di cinquant’anni. Un cambiamento interiore che è costretto ad attuare, non tanto per sua volontà, ma più per costrizione, ritrovandosi in una situazione alquanto complessa che lo mette dinanzi alla dura verità della sua vita: non è più il momento di scappare ma è il momento di prendersi le proprie responsabilità e diventare uomo. Proprio questa assenza di spinta all’azione interiore può essere il vero limite di questa pellicola, perché il nostro protagonista attuerà il suo cambiamento non per volontà ma per necessità. Lui non compie vere e proprie scelte, ma sono gli altri che scelgono per lui. Sasà non lotta (a eccezione di un unico momento pre-finale), ma il bene e il male che gli capita avviene per mano altrui. Lui non svela l’inganno in cui si ritrova vittima, non lotta per Anna, non lotta per baciarla, non lotta per l’eredità, ma è trascinato costantemente dagli eventi. Insomma, se vogliamo essere dentro a una favola di formazione, Sasà prende troppo poche iniziative.

A livello tecnico e visivo, la pellicola si rifà espressamente al mondo fiabesco, partendo dalle atmosfere musicali di Sergio Colicchio fino al concept visivo e alla scrittura dei personaggi, che ci vengono presentati fin da subito nella loro essenza buona o crudele, rendendoli immediatamente bidimensionali, soprattutto i cosiddetti cattivi. Difatti, se la Duchessa ci viene mostrata con una terribile risata e un atteggiamento oscuro, inserendola subito come la cattiva della storia, Sasà ci viene presentato subito come il buono, l’ingenuo, nonostante non sia proprio il personaggio più buono del mondo, rendendolo proprio per questo abbastanza originale come carattere narrativo appartenente al mondo delle favole. La scena che ci presenta Sasà appare come una sorta di omaggio italiano alle fiabe Disney, presentandolo in una sorta di balletto-musical sulle note di una versione femminile della celebre canzone di Claudio Villa “Voglio vivere così” del 1941, dove vediamo il nostro protagonista camminare danzando per le stanze dell’albergo con le ragazze che lavorano e che gli fanno gli occhi dolci, un’introduzione al personaggio alquanto significativa.

Queste introduzioni ai personaggi sono indubbiamente interessanti, ma forse, la scrittura eccessivamente fiabesca della vicenda riduce la potenza dei personaggi che, a eccezione di Anna, risultano fin troppo macchiettistici. Questo elemento viene amplificato anche da alcune interpretazioni, come quella di Tosca D’Aquino, che appare troppo teatrale, una teatralità recitativa che caratterizza un po’ tutti questi grandi attori del cinema e del teatro, partendo da Sergio Assisi, che ci offre una buona prova attoriale ma a tratti eccessivamente eccentrica e teatrale, meno cinematografica. Più interessante è invece la prova attoriale di Federica De Benedittis, che riesce a fare il meglio che può con un personaggio che doveva essere indubbiamente più approfondito, soprattutto nel lato sentimentale. La storia romantica è centrale in questa pellicola ma viene poco sviluppata, come un po’ tutto, all’interno di una sceneggiatura che risulta troppo sbrigativa nel raccontare la vicenda. Magari qualche minuto in più avrebbe permesso al film di raggiungere un livello qualitativo maggiore, in connessione a una scrittura più interessante e meno macchiettistica dei suoi personaggi.

Fotogramma del film Il Mio Regno per una Farfalla
Fotogramma del film Il Mio Regno per una Farfalla

In conclusione

“Il Mio Regno per una Farfalla” di Sergio Assisi è una piacevole sorpresa nel panorama della commedia italiana. Il film si distingue per la sua narrazione gentile, le critiche sociali velate e l’ambientazione fiabesca. Tuttavia, la passività del protagonista, la caratterizzazione bidimensionale dei personaggi e alcune interpretazioni troppo teatrali limitano il potenziale del film. Con una sceneggiatura più approfondita e una maggiore cura nello sviluppo dei personaggi, la pellicola avrebbe potuto raggiungere una maggiore qualità. Rimane comunque un’opera intrattenente per una serata tra amici e spensierata.

Note Positive:

  • Narrazione Gentile: La pellicola evita la volgarità narrativa, adottando un tono gentile che si distingue dalle commedie italiane più volgari e commerciali. Questo approccio gentile è un elemento distintivo e apprezzabile.
  • Critica Sociale: Attraverso dialoghi e battute, il film offre una critica velata al perbenismo culturale e alle trasformazioni sociali contemporanee, evidenziando come alcune gag comiche del passato non siano più accettabili nella società moderna.
  • Elementi Fiabeschi: La storia si sviluppa come una favola moderna all’italiana, con riferimenti al mondo delle fiabe disneyane. I personaggi archetipici e l’atmosfera fiabesca contribuiscono a creare un senso di magia e intrattenimento.
  • Musica e Atmosfera: La colonna sonora di Sergio Colicchio e il concept visivo contribuiscono a creare un ambiente fiabesco, arricchendo l’esperienza visiva e emotiva del film.

Note Negative:

  • Protagonista Passivo: Il protagonista, Sasà, appare troppo passivo, subendo gli eventi piuttosto che agendo per cambiarli. Questa mancanza di iniziativa rende il suo percorso di crescita meno convincente.
  • Personaggi Macchiettistici: La scrittura eccessivamente fiabesca tende a rendere i personaggi troppo bidimensionali e macchiettistici, riducendo la loro complessità e la potenza narrativa.
  • Interpretazioni Teatrali: Alcune interpretazioni, come quella di Tosca D’Aquino, risultano troppo teatrali e meno cinematografiche. Anche Sergio Assisi offre una performance eccentrica che può apparire eccessiva.
  • Sviluppo Sentimentale: La storia romantica centrale nella pellicola è poco sviluppata, lasciando il personaggio di Anna meno approfondito e il lato sentimentale della trama meno convincente.
  • Sceneggiatura Sbrigativa: La sceneggiatura risulta troppo sbrigativa nel raccontare la vicenda. Una maggiore attenzione alla scrittura e qualche minuto in più di durata avrebbero potuto migliorare il livello qualitativo del film.
Condividi su
Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 899

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.