Il mostro della laguna nera: Gill Man tra tematiche e make-up

Il mostro della laguna nera POSTER LOCANDINA

Il mostro della laguna nera

Titolo originale: creature from the black lagoon

Anno: 1954

Paese: USA

Genere: Fantascienza

Produzione: Universal

Distribuzione: Universal

Durata: 79 min

Regia: Jack Arnold

Sceneggiatura: Harry Essex, Maurice Zimm, Arthur A. Ross

Fotografia: Charles S. Welbourne, William Snyder

Montaggio: Ted J. Kent

Musiche: Milton Rosen, Robert Emmett Dolan, Henry Mancini

Attori: Richard Carlson, Julie Adams, Richard Denning, Antonio Moreno, Nestor Paiva, Rodd Redwing, Bernie Gozier, Henry A. Escalante, Sydney Mason, Whit Bissell, Perry Lopez

Trailer de Il mostro della laguna nera

Trama de Il mostro della laguna nera

Un gruppo di scienziati si imbattono in Rio Delle Amazzoni in una laguna che pare essere rimasta immatata dai tempi della prestoria. In questo luogo vive e si nasconde una minaccia Gill-Man, un essere ibrido metà pesce e metà umano.

Recensione de Il Mostro della laguna nera

Nel 1954 una nuova figura mostruosa dell’Universal si affaccia sugli schermi d’America e in tutto il mondo facendo un grandissimo successo di pubblico al botteghino: L’uomo pesce, chiamato dagli americani Gill-Man (letteralmente UomoBranchia). Il regista di questo film è lo statunitense Jack Arnold, che ha diretto l’anno precedente il primo film dell’Universal in 3-D It Came From Outer Space (Destinazione… Terra!) del 1953; il primo film realizzato in 3-D nella storia del cinema è House of Wax (La maschera di cera) diretto da André De Toth. L’innovazione tecnologica era la scommessa per il rilancio del cinema nel contesto della sala, per fare concorrenza al nuovo mezzo popolare della televisione; anche per Creature from the Black Lagoon (Il mostro della laguna nera), così come ci sottolineano i trailer cinematografici del film, è invece il primo lungometraggio filmico in 3-D che esplora il fondale degli abissi, della laguna nera del Rio delle Amazzoni, un posto in cui le specie viventi sono rimaste immutate nel tempo senza nessuna evoluzione biologica, da 400 milioni di anni a questa parte.

Il regista ha lavorato girando direttamente in 3-D con due cineprese interlook, con il film è stato proiettato sia nel formato in cui è stato concepito, sia nelle due dimensioni. Il vero protagonista del film è la creatura metà uomo, metà pesce, dalle caratteristiche fisiche che ricordano l’uomo, ma con la presenza di squame e la capacità tramite le branchie di respirare nelle profondità della laguna. La presenza della creatura trae ispirazione da una leggenda popolare dell’Amazzonia, secondo cui si aggira tra le acque un essere metà uomo, metà pesce, raccontata al produttore William Alland dal direttore della fotografia messicano Gabriel Figueroa

Il 5 marzo 1954 entra in scena una delle Creature più amate dagli appassionati del genere, entrato prepotentemente nell’immaginario collettivo, un mostro marino che semina morte e terrore lungo il Rio delle Amazzoni; la regia […] fu affidata a Jack Arnold, tra i più popolari cineasti del genere fantascienza. L’ispirazione per il film venne al produttore William Alland, il quale si ricordò quando, nel 1941, fu invitato ad una cena in cui vide una proiezione privata di “Quarto potere”, di Orson Welles; incontrò Gabriel Figueroa, direttore della fotografia del cinema messicano, il quale gli raccontò una leggenda popolare secondo cui in alcune acque dell’Amazzonia esisterebbero esseri mitologici dalle fattezze umane, con il corpo di pesce

8 J. Denti, Il cinema degli Anni Cinquanta: fantascienza, in “Sentieri di celluloide”, n. 11, Simonelli
electronic Book, vedi “Il mostro della laguna nera”

Per gli spettatori degli anni cinquanta, visto che la televisione non trasmetteva ancora nella sua programmazione i classici di Frankenstein, Dracula, la Mummia e L’Uomo Lupo, la creatura della laguna nera diventa uno dei mostri più conosciuti e importanti dal pubblico con Godzilla e, qualche anno dopo, L’Uomo Mosca.

Il lungometraggio, partendo da un prologo che va a ritroso di miliardi di anni, e ambientandosi, soprattutto nelle scene della laguna nera, in un luogo remoto, quasi inesplorato, con la presenza di questa creatura misteriosa antropomorfa che esiste da milioni di anni prima dell’uomo, si colloca nel genere del filone filmico del mondo perduto, che prende il nome dal romanzo di Arthur Conan Doyle del 1912 e dalla prima trasposizione sul grande schermo di esso, The Lost World diretto da Harry Hoyt, film muto del 1925.

Il mostro della laguna nera, all’epoca presentato come un horror, per i contemporanei risulta ibridato da tante sfaccettature diverse. Oltre all’orrore (soprattutto nella uccisione da parte della creatura delle due persone dell’accampamento, tipicamente in stile Universal), abbiamo la tematica della ricerca scientifica (lo studio sui pesci e sulle rocce) unita a quella del fantastico (la presenza del Gill Man). Possiamo notare anche scene di avventura (quelle con il battello Rita in navigazione nel fiume), la tematica dell’erotismo (la danza in acqua a distanza tra Key e Gill Man) e i discorsi sulla laguna nera e della leggenda dell’uomo pesce da parte di Lucas, che ci riportano all’arcaico.

L’incipit del film

Dopo i titoli di testa con l’efficace colonna sonora suonata dall’orchestra di Joseph Gershenson, entriamo nel prologo antefatto del film enunciato dal narratore over; siamo 5 miliardi di anni fa, nella fase del big bang, della creazione del mondo e del Pianeta Terra, visualizzandolo nella sua forma primordiale, appena nato. Il narratore ci spiega, in questo viaggio nel tempo, della nascita dell’acqua e della terra calpestabile dalle prime creature, quindi la comparsa delle tantissime varietà degli esseri viventi. L’istanza narrante ci mostra l’acqua marina che bagna la riva di una spiaggia e delle impronte di alcune creature degli abissi che, essendo mutate nel loro percorso evolutivo, hanno lasciato traccia del loro passaggio sul suolo, perdendo quindi la loro connotazione originaria. Con una dissolvenza incrociata ci spostiamo, nella diegesi, con una ripresa aerea paesaggistica, sulla foresta del Rio delle Amazzoni, in Brasile o nell’accampamento custodito da due persone del posto.

Il Dr. biologo Carl Maia (Antonio Morena) con i due uomini, trova un fossile (lo scheletro di una grande mano palmata simile a quella umana ma estremamente gigantesca) in una roccia. La presentazione del fossile è accompagnata dal motivo ricorrente del film che verrà associato alla presenza dell’uomo branchia del suono stridulo di tre note eseguite con trombe. Il dottore non ha mai visto una cosa del genere, quindi scatta, prima di staccarla dalla roccia con piccone, due fotografie per catturarne le immagini. Il fossile lo porterà all’istituto scientifico di Biologia Marina di Baia Moreno per esaminarlo, con l’intenzione di voler trovare lo scheletro di questa creatura. Con il movimento di mdp da destra a sinistra, mentre Maia si allontana, vediamo un cerchio d’acqua, ovvero una presenza viva di qualcosa. Con lo stacco della ripresa, in un nuovo piano, ecco che appare il particolare della grande mano palmata di cinque dita con unghie affilate e artigliose, emergere dalla profondità, che lascia con i graffi, mentre sta ritirando l’arto nell’acqua, la sua impronta sulla roccia. Nella sequenza successiva, Maia raggiunge assieme a Key Lawrence (Julie Adams) col motoscafo la postazione sul mare in cui David (Richard Carlson) è immerso alla ricerca di pesci con polmoni.

Dopo che risale con pinne, respiratori e maschera d’acqua, il biologo, su indicazione di Key, mostra a David l’immagine del fossile risalente al periodo devoniano (quarto periodo dell’era paleozoica, che si situa tra 359 e 416 milioni di anni fa). Prima l’immagine viene visualizzata solo dal protagonista, poi l’istanza narrante la mostra anche allo spettatore (soggettiva di David); anche l’esperto di paleontologia marina non capisce da che animale possa provenire l’arto ritrovato. Il biologo presenterà l’anomalo e straordinario fossile ai biologi. A capo di questa spedizione scientifica abbiamo Mark Williams (Richard Denning), che decide di finanziare l’escavazione alla roccia dove è stata rinvenuta la mano, per provare a vedere di trovare le parti restanti dello scheletro. Durante il colloquio, David, per spiegare la creatura del fossile, pone come esempio un pesce del grande acquario della famiglia dei dipnoi, detti pesci polmonati, considerandolo come “l’anello di congiunzione tra pesci e anfibio”, domandandosi “In quanti miliardi di modi la natura ha cercato di trasferire la vita dal mare sulla terraferma? Qui ha fallito, questa specie non è mutata in milioni di anni. Invece qui (riferendosi allo scheletro), qui abbiamo la chiave di un enigma”. Il biologo continua il suo interessante discorso, molto positivo per il superamento dei limiti umani: è grazie allo studio di specie che hanno avuto un’evoluzione, dal mare alla terra, cambiando il proprio habitat, che l’uomo potrà capire come affrontare il viaggio ad es. su un altro pianeta riuscendo a scoprire “le leggi dell’evoluzione della vita e del suo adattamento all’ambiente”. Mark Williams, alter-ego di David Reed, si presenta invece come un personaggio più legato al successo e ai soldi che al contributo della scienza, ritenendo che la scoperta può aiutarlo nel finanziamento per poter sostenere l’istituto.

Fin dalle prime sequenze il film ci impone importanti riflessioni sul tema della “traccia”. Il fossile infatti è tramite la macchina fotografica che è stato possibile catturarne l’immagine. Lo spettatore può già comprendere come quel fossile non sia di una specie estinta ma, come si è potuto vedere dall’artiglio della creatura emersa dal fondale, quella creatura non è scomparsa dal pianeta, vive ancora tra noi, magari trattandosi dell’unico essere della sua specie, ibridazione di uomo e anfibio. Le sue peculiarità, come vedremo, sono quindi quelle di respirare sott’acqua e con l’aria; anche se viene concepita come una creatura primitiva, non essendo in grado di emettere parola umana ma verso di animale, ha possibilità di respirazione potenziate, rispetto all’uomo, e i suoi gesti brutali saranno solo la conseguenza di reagire alle violenze perpetrate dagli uomini su di lui. L’essere umano invece, a differenza del Gill Man, ha imparato nel corso della sua evoluzione a effettuare ragionamenti esprimendosi con le parole, ma non il rispetto per l’ambiente e per i suoi abitanti.

Il mostro della Laguna Nera è molto suggestivo per le scene subacquee realizzate con grande maestria e fascinazione visiva, che con il 3-D doveva fare immergere lo spettatore a 360° gradi all’interno degli abissi. E’ nell’habitat naturale, tra pesci di varie specie e alghe, che appare per solo due secondi la creatura, nuotando in obliquo verso l’alto. E’ antropomorfa e, diversamente da come ritenevamo, non fa paura, risultando molto simile a noi. Infatti è una creatura preistorica che si può identificare sia come un pesce che nuota sott’acqua per via delle squame, sia ad un uomo, con l’iconografia che può farci ricordare alla sua visione un’iguana (anche se l’iguana non vive sott’acqua).

Make-up per la creazione di Gill Man

I due uomini pesci sono stati interpretati nel film da due attori; Ben Chapman, di altezza 195 cm, che con gli stivali e il vestito arrivava all’altezza di 2 m per le parti terrestri, mentre per quelle nei fondali della laguna, dal nuotatore Ricou Browning, molto più minuto come fisico, alto 165 cm. I due fisici diversi hanno implicato la costruzione di due vestiti a scala differente da parte di Jack Kevan che ha messo insieme le parti per la creazione del mostro, riferendosi fedelmente al disegno del progetto di Milicent Patrick, che ha creato l’aspetto che vediamo nel film. Il capo del reparto trucchi è Bud Westmore, sostituendo Jack Pierce nel ruolo di direttore. L’aspetto fu ideato da Milicent Patrick.

Due troupe, naturalmente, richiedevano due mostri, e anche due controfigure per gli attori principali. Ben Chapman, ventiquattrenne sotto contratto della Universal interpretò l’uomo fuori dall’acqua. Per quella parte serviva una persona alta un metro e 95. […] Il capo truccatore della Universal era Bud Westmore, che aveva sostituito il leggendario Jack Pierce. A differenza di Pierce, Westmore era a capo di un folto gruppo di creativi.


Tematica dell’inquinamento

Una delle tematiche del film è quella dell’inquinamento, una sottotraccia che in unavisione retrospettiva è molto più importante e chiara rispetto agli spettatori dell’epoca,dove la creatura era vista come la minaccia imminente della guerra fredda, ovverodell’inizio dello scontro per la conquista spaziale tra le super potenze dell’America edella Urss (Unione Sovietica).

Nel lungometraggio di Arnold i protagonisti infatti inquinano i mari con la sostanza delrotenone per rendere ubriachi i pesci e Gill Man, buttando la droga in profondità(l’iconografia del fotogramma ricorda il lancio delle bombe delle guerre), oltre adeturpare l’aria col fumo inquinante e nero del battello della “Rita”. Assistiamo anche all’inquinamento acustico da parte di Lucas che con il clacson fa nascondere in acqua, dalla paura, un coccodrillo.

Nel film l’equipaggio fuma sigari, pipe e sigarette e una cicca viene buttata incivilmente nel mare da Key; la mdp dal dettaglio della sigaretta nella laguna, con una panoramica verticale fittizia (l’azione sembra continua, fluida, ma c’è lo stacco) si direziona sott’acqua, dove la creatura guardandola con bocca aperta, sembra che dica “Perché stai inquinando il mio ambiente”?. All’epoca buttare una sigaretta nell’ambiente era una cosa normale, ma il raccordo delle due immagini sembra un accenno, non sviluppato nel film, di parlare di questo problema, che oggi è considerato di massima importanza per il futuro della vita sulla Terra

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