Il Patto del Silenzio – Playground (2021): il film contro il bullismo

Arriva il 2 Marzo 2023 nelle sale italiane "Il patto del silenzio - Playground", pellicola presentata al Festival di Cannes 2021 nella sezione Un Certain Regard
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Locandina di Il Patto del Silenzio - Playground

Il Patto del Silenzio – Playground

Titolo originale: Un monde

Anno: 2021

Nazione: Belgio

Genere: drammatico

Casa di produzione: Dragons Films

Distribuzione italiana: Wanted Cinema

Durata: 72 min

Regia: Laura Wandel

Sceneggiatura: Laura Wandel

Fotografia: Frédéric Noirhomme

Montaggio: Nicolas Rumpl

Musiche:

Attori: Maya Vanderbeque, Günter Duret, Lena Girard Voss, Simon Caudry, Thao Maerten, James Seguy, Naël Ammama, Émile Salamone, Karim Leklou, Laura Verlinden, Laurent Capelluto, Sandrine Blancke, Monia Douieb, Michel Israel, Anne-Pascale Clairembourg

Trailer italiano di Il patto del silenzio-Playground

Arriva il 2 Marzo 2023 nelle sale italiane “Il patto del silenzio – Playground”, pellicola presentata al Festival di Cannes 2021 nella sezione Un Certain Regard, dove ha ottenuto il Premio Fipresci come Miglior film. Il lungometraggio, inoltre, ha ottenuto ben 10 candidature ai premi Magritte (il maggiore premio cinematografico del Belgio), tra cui miglior film e miglior regia per la regista Laura Wandel. Inoltre ha ottenuto la candidatura agli Academy Awards 2023 in rappresentanza del Belgio.

Trama de Il patto del silenzio-Playground

La piccola Nora si iscrive a una nuova scuola, scoprendo che il fratello maggiore Abel è quotidianamente vittima di bullismo. Nora tenta di proteggerlo dicendolo al padre ma Abel vuole che non si sappia nulla a casa delle vessazioni che subisce ogni giorno. Nora si troverà quindi in un conflitto, fra il mondo dei bambini e il mondo degli adulti

Recensione de Il patto del silenzio -Playground

Ha l’aria di un film di guerra “Playground”, opera proveniente dal Belgio (presentata a Cannes 2021 nella sezione Un Certain Regard) che tratta il tema del bullismo delle scuole. Guerra perché fin dall’inizio sceglie un impostazione “ad altezza di bambino” che ci fa percepire il dramma del bullismo in tutta la sua violenza e brutalità, mettendoci a contatto diretto con i sentimenti provati da Nora nel vedere il fratello bullizzato. Lo sguardo di Laura Wandel ci porta in trincea, una trincea scolastica in cui gli adulti sembrano assenti o comunque non in grado di intervenire. Se, da un lato, il film ricorda molto il connazionale “Close” di Luckas Dhont (altro film che tratta temi di integrazione sociale e ricerca di accettazione da parte di due piccoli ragazzi) dall’altro se ne distacca, proponendo una visione più pessimistica e tutta incentrata sul disagio dei giovani nelle scuole.

Fotogramma de Il Patto del Silenzio - Playground
Fotogramma de Il Patto del Silenzio – Playground

In Close vi era però un punto di vista che aveva la forza di spaziare, di muoversi libero fra inquietudini sessuali, amicizia e rimorsi per i sensi di colpa, anche lo sguardo “adulto” per quanto filtrato e attuito era presente. Al contrario “Playground” gioca a senso unico, è più interessato a essere un film di denuncia che a spaziare nelle vite dei personaggi. Ed è qui che sta la chiave del film. Se infatti, per alcuni, il punto di vista “incentrato” su un’unica questione può portare ad un’immersione profonda nelle vicende scolastiche (che alla regista riesce molto bene), per altri potrebbe al contrario risultare amputato, privo di quella forza d’impatto che un film del genere dovrebbe avere.

Complice la brevissima durata (appena 72 minuti) “Playground” ha quasi l’aria di un film che vuole esporre una tesi (peraltro anche pericolosa e su cui si potrebbe avere da ridire: ovvero che il bullizzato diventi bullo a sua volta) piuttosto che muoversi in maniera ampia nelle vite dei protagonisti. Manca quindi la possibilità, per lo spettatore, di interpretare a suo modo la storia. Al di là dei dubbi morali che un punto di vista così imposto potrebbe scatenare (ma sta alla sensibilità di ciascuno stabilire quanto il film centri il tema del bullismo) ciò che resta è comunque un film che rende molto bene la tensione e la paura di chi è vittima di bullismo, facendo percepire la scuola come una zona di guerra. Come in Close, anche qui a fare da traino al film ci sono due ottime interpretazioni dei giovani protagonisti (Maya Vanderbeque e Günter Duret) e un’impostazione scenica molto decisa. A differenza di Close, però, il film sembra avere il fiato più corto, meno ricco nelle suggestioni e nelle sue possibilità. Due visioni diverse divicende tutto sommato simili di giovani protagonisti, più arioso uno, più cinema d’esperienza e tutto di trincea l’altro.

Fotogramma de Il Patto del Silenzio - Playground
Fotogramma de Il Patto del Silenzio – Playground

In conclusione

La visione di Playground si gioca quindi tutta sul modo in cui lo spettatore sceglie di vivere la vicenda dei due fratelli, resta però da applaudire la forza di Laura Wandel (comunque rischiosa) di prendere una posizione chiara con un film che , fin dall’inizio, vuole essere di denuncia di quel ciclo di violenza nelle scuole (che nel film pare impossibile da spezzare) perpetrato anche a causa dalla totale assenza (o incapacità di intervenire) degli adulti

Note positive

  • Interpretazioni dei protagonisti
  • La regia che restituisce l’idea di “zona di guerra” nelle scuole
  • La forza nel proporre una tesi con convinzione

Note negative

  • La natura “da film di denuncia” potrebbe togliere forza al film agli occhi di alcuni, facendolo apparire come mozzato o tronco di un punto di vista più ampio

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Marco D'Agostino
Marco D'Agostino

Nasco nel 1998, inizio fin da bambino ad amare il cinema, arte che mi permetteva di proiettarmi in mondi e storie lontane.
Da allora guardo continuamente film, provenienti da ogni parte del mondo, di ogni genere e epoca.
Amo perdermi nell'immaginario di Wong Kar Wai e ho continuamente in mente il cinema di Terrence Malick.
Mi piacciono anche tanti film brutti che eviterò di citare.

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