Daniel Day-Lewis in There Will Be Blood (2007)

Il petroliere: L’epica delle ossessioni distruttive

il petroliere locandina

Il petroliere

Titolo originale: There Will Be Blood

Anno: 2007

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Drammatico / Storico

Produzione: Paramount Village

Prodotto da: Paul Thomas Anderson, Daniel Lupi, JoAnne Lessar

Durata: 2 hr 40 min (160 min)

Regia: Paul Thomas Anderson

Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson

Fotografia: Robert Elswith

Montaggio: Dylan Tichenor

Musiche: Jonny Greenwood

Attori: Daniel Day-Lewis, Paul Dano, Dillon Freasier, Kevin J. O’Connor, Ciaràn Hinds, David Willis, Mary Elizabeth Barrett, Russell Harvard

Trailer italiano di Il Petroliere

Trama de Il Petroliere

Ehi, se tu hai un frullato, e anch’io ho un frullato, e ho anche una cannuccia… eccola qua, questa la cannuccia. Vedi, sta a vedere… Ora la mia cannuccia attraversa tutta la stanza, e inizia a bere il tuo frullato. Io bevo il tuo frullato! Io tutto lo bevo!

CIT. DANIEL PLAINVIEW (DANIEL DAY-LEWIS)

Basato sul romanzo Oil! di Upton Sinclair, datato 1927, Il petroliere copre un trentennio di storia americana e racconta la tumultuosa esistenza di Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis), un cercatore d’oro dagli occhi fiammeggianti che, nella California degli inizi del Novecento, trova il petrolio e comprende il valore dell’oro nero nell’economia del futuro.

Il raggiungimento della vetta della carriera di petroliere, tra inganni e cinismo, andrà di pari passo con il disfacimento della sua disastrosa vita privata.

Recensione de Il Petroliere

Io vedo il peggio nelle persone, Henry. Solo uno sguardo basta per sapere chi sono in realtà. La mia barriera di odio si è innalzata lenta negli anni e… averti qui mi da un nuovo slancio vitale, io non riesco più a lavorare da solo con queste… persone.

CIT. DANIEL PLAINVIEW (DANIEL DAY-LEWIS)

Tra American Gangster di Ridley Scott, Non è un paese per vecchi dei fratelli Coen e Into the Wild di Sean Penn, il 2007 è stato un anno all’insegna dell’alta qualità per il cinema americano. Tuttavia la palma di miglior film della stagione va a Il petroliere, scritto e diretto con stile essenziale ma d’impatto dal regista di Magnolia Paul Thomas Anderson e commentato da uno strepitoso tappeto sonoro straniante di Jonny Greenwood.

Ciò che però rende questo titolo un capolavoro imperdibile è la statuaria e fuori da qualsiasi schema interpretazione di Daniel Day-Lewis, nei panni di un individuo che può essere inserito senza problemi in qualsiasi contesto storico/geografico, la cui scalata al potere non bada a moralismi e sfrutta l’ingenuità e l’ignoranza altrui per raggiungere i propri egoistici scopi.

Daniel Day-Lewis and Dillon Freasier in There Will Be Blood (2007)
Daniel Day-Lewis e Dillon Freasier in Il Petroliere

Analisi de Il Petroliere

Oh, Daniel sei venuto qui e hai portato beni e ricchezze, ma hai anche portato e tue cattive abitudini di peccatore. Hai praticato la lussuria e hai abbandonato tuo figlio. Hai abbandonato tuo figlio dopo averlo cresciuto solo perché era malato e hai peccato! Ora devi dire “Ho peccato”!

CIT ELI SUNDAY (PAUL DANO)

Dipingendo con straripante rigore recitativo il volto più feroce e folle dell’americano medio e arrivista, Day-Lewis si è conquistato un meritato Premio Oscar come miglior attore protagonista per un personaggio che non sfigura accanto ad altre figure eccentriche e dinamiche come Kane (Orson Welles) di Quarto Potere o Fitzcarraldo (Klaus Kinski) dell’omonima pellicola di Werner Herzog. La sua ossessione distruttiva (per il potere e il denaro) è attuale e universale; il personaggio stesso è esplicita metafora storica di un’America che poco è cambiata nei cent’anni che ci dividono dall’epoca in cui si svolge la pellicola. A spalleggiare e a tenere testa spesso e volentieri al più blasonato collega troviamo, tra le mille sorprese regalateci in oltre due ore e mezza di proiezione, la performance del bravissimo Paul Dano (visto in Swiss Army Man anche se in molti lo ricorderanno nella parte del “figlio muto” della sgangherata famiglia protagonista di Little Miss Sunshine), che dà vita ad un giovane pastore nevrotico e teatrale, perfetto polo negativo degli affari di Plainview.

Dal canto suo, Paul Thomas Anderson non si limita ad asservire la sua macchina da presa alla bravura dei due antagonisti o alla spettacolarità di alcune scene tra le più impressionanti di sempre dal punto di vista visivo, ma sfrutta con maestria la storia (e la Storia) e i suoi personaggi per veicolare messaggi potentissimi e urgenti per la nostra contemporaneità, filtrando tutto con uno sguardo sufficientemente lucido e neutrale da non scadere mai nella retorica. Perché la ferocia dell’eterno conflitto tra i poteri forti (qui Denaro e Chiesa) non può che concludersi con un nulla di fatto divorato dalla violenza e dalla più folle avidità, cieca a qualsiasi sentimento umano, e Anderson ce lo ricorda senza sconti con questo immenso capolavoro umano.

NOTE POSITIVE

  • Regia essenziale ma visivamente dirompente.
  • Sceneggiatura forte negli eventi e stimolante nei temi.
  • Colonna sonora straniante di Jonny Greenwood.
  • Cast in stato di grazia.

NOTE NEGATIVE

  • Nessuna

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