Il potere del cane (2021): un viaggio all’interno della violenza recondita

Trailer italiano del film Il potere del cane

Presentato in concorso alla 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, Il potere del cane è l’ultimo lavoro scritto e diretto dalla regista neozelandese Jane Campion, tra le più note a livello internazionale e vincitrice nel 1993 della Palma d’oro al Festival di Cannes con il suo celeberrimo e acclamatissimo Lezioni di piano.

Trama di Il potere del cane

Montana, 1925. Phil (Benedict Cumberbatch) e George (Jesse Plemons) Burbank sono due fratelli diametralmente opposti che gestiscono il ranch di famiglia. Un giorno, George sposa una vedova del luogo, Rose (Kirsten Dunst), e Phil inizia una tormentata guerra verso di lei e il figlio Peter (Kodi Smit-McPhee).

Benedict Cumberbatch nel film Il potere del cane
Benedict Cumberbatch nel film Il potere del cane (2021)

Recensione di Il potere del cane

“Libera l’anima mia dalla spada e il mio amore dal potere del cane”

Peter in Il potere del cane

È questo il senso del film Il potere del cane di Jane Campion. È bastata una frase letta da Peter (Kodi Smit-McPhee) dal romanzo del 1967 di Thomas Savage, di cui il film è l’adattamento cinematografico, a riempire lo schermo di altra violenza, non solo fisica ma anche verbale. Come se l’orrore e il dolore della storia raccontata non fosse abbastanza.

C’è tanto altro dietro Il potere del cane. C’è la melodia del pianoforte che riverbera in una stanza chiusa (che analogia questa con Lezioni di piano!), ci sono i primi piani espressivi degli attori su uno sfondo western, la voglia di cercare qualcosa che faccia stare bene mentalmente, i dettagli che non passano inosservati e le inquadrature magnifiche sui paesaggi del West, una bella fotografia per gli occhi, che incantano con la loro bellezza naturale. Il tutto condito dalla leggenda artistica che la regia di Jane Campion trascina con sé. E poi c’è Phil (Benedict Cumberbatch).

Kodi Smit-McPhee e Benedict Cumberbatch in una scena del film Il potere del cane
Kodi Smit-McPhee e Benedict Cumberbatch in una scena del film Il potere del cane

Misogino, crudele, duro verso gli altri, anche verso suo fratello. L’unica famiglia che gli è rimasta. Ma con un mistero, dietro quegli occhi azzurri, che porta dentro da sempre. Un nascondiglio segreto, in mezzo alla foresta, che allevia le sue sofferenze, accanto a libri di nudi maschili e la libertà di poter essere sé stesso, lontano da occhi indiscreti. Solo Peter, l’adolescente deriso per i suoi modi efebici, inizia a conoscerlo e a instaurare un rapporto di amicizia e stima che non immaginava. Tiene tanto la corazza da uomo brutale PhilBenedict Cumberbatch bravissimo nel perfetto maschio alfa – che riversa tutto il suo odio verso Rose. Scelta azzeccata la Kirsten Dunst che non sbaglia un colpo, soprattutto quando il ruolo richiede un certo sforzo per interpretare una donna che piange tutte le sue lacrime tra una bottiglia di bourbon e l’altra, afflitta com’è dalla vita che si ritrova a vivere.

Kirsten Dunst nel film Il potere del cane
Kirsten Dunst nel film Il potere del cane

Si toglie il suo cappello da cowboy Phil davanti a Peter, si scopre vulnerabile verso l’ingenuità (finta) di un ragazzo che ama creare fiori con la carta e sogna di diventare un medico. Si ritrova travolto nel vortice di sensazioni che non provava da molto tempo (o forse aveva dimenticato dopo la morte del suo migliore amico Bronco Henry), e rimane coinvolto dalla sua infanzia traumatica. Il suo cuore di ghiaccio comincia a sciogliersi, un po’ alla volta, lentamente, fino a quando Peter sfodera la sua arma letale in grado di annientare The Power of Dog e distruggerlo una volta per tutte.

È il gioco perfetto tra violenza verbale e fisica Il potere del cane, una melodia nuova tra alti e bassi fatta da note acute e note sorde con un suono più gutturale. Come il bianco e nero, simile ai tasti di un pianoforte: con la nota più alta che intona e tocca il turning point del film. Così il ritratto di Peter – un Kodi Smit-McPhee inedito, abile nel ruolo del doppiogiochista – dolce prima e spietato dopo per “tagliare la corda” da quella violenza così ostica verso di lui e la madre che cerca conforto nell’alcool, che incede lungo l’inquietudine tanto cara a Jane Campion.

Note positive

  • Regia impeccabile di Jane Campion
  • Ottima interpretazione di Benedict Cumberbatch
  • Ottima interpretazione di Kirsten Dunst
  • Turning point del film con Kodi Smit-McPhee bravissimo nel suo ruolo
  • Fotografia all’altezza dell’intero film

Note negative

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