Il processo ai Chicago 7: quando anche le idee vengono processate

Trailer ufficiale sub ita del film Il processo ai Chicago 7

Trama de Il processo ai Chicago 7

Chicago, 1969. Sette persone, molte tra di loro sconosciute, provenienti da contesti economici e sociali differenti, vengono accusate dal Governo Federale degli USA di cospirazione per aver causato lo scontro tra manifestanti e polizia avvenuto il 28 agosto dell’anno precedente in occasione delle proteste alla Convention Democratica contro la guerra del Vietnam.

La pellicola segue le vicende dell’estenuante processo dei cosiddetti “Chicago seven”: Abbie Hoffman (Sacha Baron Coehn), Jerry Rubin (Jeremy Strong), John Froines (Daniel Flaherty), Tom Hayden (Eddie Redmayne), David Dellinger (John Caroll Lynch), Rennie Davis (Alex Sharp) e Lee Weiner (Noah Robbins).

Il processo ai Chicago 7
Fotogramma tratto da Il processo ai Chicago 7

Recensione de Il processo ai Chicago 7

Aaron Sorkin sbarca su Netflix con la sua seconda regia cinematografica, tenendo in mano saldamente le redini di un progetto ereditato da Steven Spielberg nel 2006, con una pellicola travolgente, energica e incredibilmente attuale che ne amplifica ogni sentimento di giustizia, coinvolgimento sociale e impegno civile in un momento storico come quello corrente. Ma andiamo per ordine.

La regia perfettamente lineare tendente al classico hollywoodiano optata da Sorkin, gli permette, con estrema precisione, di impostare lo snodo narrativo sulla base di alcuni pilastri fondamentali: una storia vera, il potere della dialettica e della retorica, l’amore profondo per la giustizia e il patriottismo infatti sono le colonne portanti su cui si erige un progetto estetico-narrativo senza eguali. Processo ai Chicago 7 ha in sé la magica capacità di trovare appiglio e confronto con più di una componente socio-politica dei giorni nostri: esso è la fiducia/sfiducia nelle istituzioni democratiche e di chi ne è a capo in un preciso momento, emblematico se affiancato alla situazione statunitense e alle appena compiute elezioni presidenziali; è lotta contro minoranze etniche, per cui inevitabile diventa il riferimento al Black Lives Matter di cui tanto abbiamo sentito parlare negli ultimi mesi e tanto ne sentiamo tuttora, e nello specifico al “Riesci a respirare?” che l’avvocato Kuntsler (Mark Rylance) domanda a un immobilizzato e imbavagliato Bobby Seale (Yahya Abdul-Mateen II) ingiustamente seduto al banco degli imputati. Ancora, è il ritratto degli scontri interni di una sinistra frammentata, come lo evincono le tensioni tra un Abbie Hoffman, radicale esponente della controcultura hippie, e un Tom Hayden, moderato componente della SDS, e futuro membro del parlamento americano.  

Il processo ai Chicago 7
Fotogramma de Il processo ai Chicago 7

Ad incorniciare questa opera universale, c’è sicuramente l’immenso potere conferito al dialogo; non stupisce che sia così d’altronde,  svolgendosi i ¾ della pellicola in un’aula di tribunale in cui la parola è protagonista di ogni dinamica personale e processuale. Ne risulta una sceneggiatura brillante, ricca, per nulla banale e soprattutto abilissima nel tenere un ritmo sostenuto per 129 minuti di pellicola, tanto da ottenere il premio come Migliore sceneggiatura ai Golden Globe 2021. La peculiarità di un ritmo così energico, aggiungiamo, è frutto del magnifico lavoro di Alan Baumgarten, celebre montatore premiato per il capolavoro American Hustle; con stacchi di montaggio brevi e numerosi, lo schermo fa da teatro al susseguirsi di micro-scene spezzate e frammentate tra loro con protagonisti luoghi e personaggi differenti, che unite, nell’insieme, ne compongono sequenze unitarie complesse ed elettrizzanti. 

Il filo narrativo, diversamente da quanto avviene per un classico hollywoodiano a cui comunque Sorkin attinge più della metà del tempo, è attraversato da salti temporali che oscillano costantemente su una linea del tempo tra quel fatidico 28 agosto che vide l’arresto dei Sette e il sempre più crescente numero di giorni passati in tribunale. Per il cast poi, sarebbe sufficiente limitarci a leggerne qualche nome per farci un’ l’idea della portata; è questa l’ennesima produzione Netflix che vede grandi volti e grandi nomi sullo schermo, dandoci la possibilità di racchiudere il tutto in un’unica parola: garanzia. L’energia di Eddie Redmayne, la spigliatezza di Joseph Gordon-Levitt, e ancora sarebbe impossibile non ricordare la magistrale interpretazione di Mark Rylance e Micheal Keaton che ha saputo dare estrema dignità a un personaggio minore, permettono a una produzione già eccezionale di suo, di salire su un gradino ancora più in alto.

Processo ai Chicago 7 è il film che stavamo aspettando? No. E’ il film di cui avevamo bisogno? Assolutamente sì. Questa pellicola è quanto c’è  di più giusto in un momento storico lacerato come il nostro. “Abbiamo portato certe idee oltre il confine di Stato. Non mitragliatrici, droga o ragazzine. Idee.” Le idee, la cosa più immateriale e concreta allo stesso tempo di cui, da ieri a domani,  viviamo giorno per giorno.

Note positive:

  • Sceneggiatura
  • Montaggio
  • Interpretazioni attoriali

Note negative:

  • Il ritmo troppo sostenuto rende poco chiaro un’establishment iniziale

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