Il Sabba (2020): Un credo antiscientifico e le debolezze della carne

Il Sabba locandina film

Il Sabba

Titolo originale: Akelarre

Anno: 2020

Paese: Spagna

Genere: Drammatico

Produzione: Kowalski Films, Lamia, Gariza Films, Tita Productions, La Fidèle, Campo Cine

Distribuzione: Netflix

Durata: 90 minuti

Regia: Pablo Agüero

Sceneggiatura: Pablo Agüero, Katell Guillou

Fotografia: Javier Agirre

Montaggio: Teresa Font

Musiche: Maite Arroitajauregi, Aranzazu Calleja

Attori: Amaia Aberasturi, Alex Brendemühl, Daniel Fanego, Garazi Urkola, Yune Nogueiras, Jone Laspiur, Irati Saez de Urabain, Lorea Ibarra, Asier Oruesagasti, Elena Uriz, Jeanne Insausti, Daniel Chamorro, Iñigo de la Iglesia, Ulises Di Roma, Teresa Achalandabaso, Cristina Yélamos, Kiko Rossi

Trailer de Il Sabba (2020)

Dopo A Son of Man, il cineasta argentino Pablo Agüero realizza nel 2020 il lungometraggio drammatico femminista Akelarre, tradotto in italiano letteralmente con il lemma Il Sabba. Distribuito in Italia da Netflix a partire dall’11 marzo 2021, la pellicola si rifà al libro memorie Trattato dell’incostanza di cattivi angeli e demoni (Tratado de la incostancia de los malos angeles y demonios) scritto dal giudice francese Pierre de Lancre nel 1609 quando visitò i paesi baschi, luogo in cui Interrogò e giustizio al rogo dozzine di donne per presenti atti di stregoneria. Il regista parte proprio da queste memorie per creare la base drammaturgica del film, donando però alla storia uno sguardo prettamente femminista e che incarna bene il 21 secolo

Questo progetto è nato da una sensazione d’ingiustizia. Quasi tutte le opere di finzione trattano l’argomento della caccia alle streghe perpetuando dei cliché misogini, cliché imposti dall’inquisizione stessa, andando a suggerire che l’origine dei processi e delle condanne si poggiano su veri atti di stregoneria. Nel 2008 leggendo “The Witch” di Jules Michelet, ho trovato un modo per vendicare quelle donne libere e indipendenti che il sistema clericale repressivo aveva ingiustamente condannato al rogo e all’oblio. Ho compreso subito che il tema sarebbe stato la costruzione del mito dell’Akelarre

Pablo Agüero
Saba film
Fotogramma de Il Sabba

Trama de Il Sabba

1609, Spagna. Il giudice, Pierre de Rosteguy, insieme a un gruppetto di pochi uomini, viaggiano per i paesi baschi alla ricerca di streghe da processare e infine condannare, con un intento ben preciso, intento che diviene un ossessione per il giudice: vedere e scoprire come si svolge realmente questo mitologico Sabba (Akelarre in basco).

L’uomo e i suoi fedeli giungono così in un piccolo paese costiero, in cui incontrano solo ed esclusivamente delle donne, a eccezione del parroco locale, dato che gli uomini sono momentaneamente assenti essendo il periodo della pesca, vero e proprio sostentamento per vivere in quel luogo. All’orecchio del giudice giunge la voce che alcune ragazze si sono recate all’interno di un bosco e li si sono messe a ballare fino a tarda notte. Poco dopo tutte le giovani, tra cui la determinata e coraggiosa Ana (Amaia Aberastur), vengono catturate e condotte in un carcere dove vengono prima interrogate e poi torturate. Le giovani però sanno di non avere scampo e per provare a rimanere in vita Ana e le altre escogitano un piano: dire al giudice e ai suoi uomini tutto ciò che loro vogliono sentirsi dire tentando d’incuriosirli e ammaliarli con le parole e gli sguardi.

Amaia Aberasturi in Il Sabba
Amaia Aberasturi in Il Sabba

Recensione de Il Sabba

Una storia di streghe e inquisizione è quella che l’argentino Pablo Agüero dona al pubblico di Netflix, uno spaccato di storia che ha posto tutta la sua crudeltà e malignità verso quel genere femminile che dà sempre ha dovuto lottare contro una cultura esclusivamente patriarcale, ove il corpo di donna e la sua forte femminilità, che diviene attrattiva e peccatrice per le virtù cristiane maschili, diviene una colpa tanto da condurle verso il rogo come amanti del signore oscuro, il diavolo. Aguero, come era già in parte avvenuto in The Witch di Robert Eggers, si allontana della tradizione cinematografica del genere con i suoi cliché tendenti all’horror ma crea un vero e proprio dramma poggiato sull’elemento femminile e sulla forza delle donne capaci di utilizzare le loro armi per cercare di cambiare le loro sorti.

Il Sabba ruota e gioca con due spaccati di genere, il mondo dei maschi legato alla superstizione, alle paure e a delle credenze alquanto assurde e basate esclusivamente sulla fede che non sulla ragione, temendo tutto ciò che non fa parte del loro controllo e che può destabilizzare le loro certezze emotive e non, come l’amore e il corpo di una donna, e poi abbiamo il mondo femminile che viene narrato in maniera maggiormente ed esclusivamente positiva, le quali vengono mostrate come donne libere con un enorme legame con la natura, donne piene di forza interiore in grado di smascherare e giocare con l’ottusità dei loro falsi padroni che cadono inversamente in manipolazioni facili per quelle giovani, specialmente per la protagonista Ana che gioca con il suo fisico e la sua sensualità creando un gioco con il terribile giudice, che con grande fatica sembra rimanere impassivo alla bellezza della giovane, ottimamente interpretata dall’attrice spagnola Amaia Aberasturi che dimostra in questa pellicola tutte le sue doti recitative divenendo l’arma in più del lungometraggio che riesce a reggere bene sulle sue spalle. Tematicamente dunque Il Sabba di Aguero, scritto con Katell Guillou, non è altro che un inno alla libertà femminile, vittime innocenti dell’ottusità e delle paure maschiliste.

Saba scena film
Ana e il giudice in Il Sabba

Una fotografia oscura, dove le fiamme dei roghi e delle candele ne fanno da padroni per lunga parte della narrazione, ci introduce dentro il lungometraggio con estrema eleganza e incuriosendo fin da subito lo spettatore grazie anche a una regia attenta e che ben si sviluppa durante la pellicola. Nell’incipit narrativo non vediamo bene i lineamenti del volto dei due attori maschili, come se questi dovessero incarnare l’essenza di quel genere maschile, inversamente vediamo distintamente il fuco dei roghi che si innalza nel cielo notturno e udiamo le loro battute che mostrano fin da subito l’elemento d’intrigo della vicenda: che cos’è il Sabba? Qui, i due uomini, con dietro le fiamme appaiano fin da subito come esseri pericolosi, come se fossero loro stessi dei diavoli da estirpare.

– Atroce

– Quante altre morti serviranno, signore?

– Che possiamo fare contro una tale determinazione? Lucifero sigilla le loro labbra così forte che anche facendole lentamente a brandelli non rivelerebbero i segreti del sabba.

– E se il sabba non fosse reale? Se fosse solo un sogno?

– Se fosse solo un sogno come farebbero tante donne a sognare la stessa cosa?

Il Sabba

Le giovani invece vengono presentate sotto la luce del sole, nella natura con inquadrature prettamente larghe che mostrano la loro purezza pacifica di adolescenti e questa demarcazione tra loro e gli uomini resta per l’intera pellicola. Il bianco nei costumi per le protagoniste come elemento di purezza mentre per i maschi il nero della morte. La stessa illuminazione segue questa simbologia. Se la regia funziona bene la sceneggiatura parte ottimamente, omettendo di mostrare realmente l’evento di discussione del giudice, ma non si ha mai, nel procedere, la sensazione che le giovani donne siano veramente vittime e che queste possano essere realmente accusate, anche il finale (che non svelerò) si dimostra slegato a ciò che abbiamo notato fino ad allora in alcuni momenti, come l’eccessive doti contorsioniste di una delle ragazze e un finale alquanto misterioso, che non donano una reale conclusione alla vicenda e alla fine non riesce neppure a porre un punto di conclusione tematica della vicenda, se l’autore voleva dimostrare che la stregoneria non esiste, beh ha fallito. Riguardo invece i personaggi possiamo ben trovare due contrapposizioni nella riuscita di scrittura, poiché se il prete e il giudice vengono ben narrati le giovani, a esclusione della protagonista Ana che instaura un legame molto interessante con Pierre de Rosteguy, non appaiono tridimensionali ma risultano dei personaggi dimenticabili e senza una loro netta distinzione.

Il Sabba, che possiede un ottima melodia sonora, è una pellicola ben realizzata tecnicamente ( pur non essendo esente da difetti) e che pone delle interessanti riflessioni sul rapporto di forza tra uomo e donna che possono essere molto utili anche nel 21 secolo. Se amate il genere di stregoneria, questo è un prodotto che non potete perdervi seppure sia esente da qualsiasi elemento horror.

Note positive

  • Regia
  • Interpretazione attoriale di Amaia Aberasturi
  • Tematica
  • Fotografia
  • La canzone cantata dalle ragazze

Note negative

  • Alcuni personaggi sono poco approfonditi
  • Il finale stona con la vicenda narrata

One comment

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  1. Secondo me il finale non è slegato, poichè fa riferimento alle filastrocche e alle storielle raccontate dove c’è sempre il personaggio che alla fine “vola” via. Il problema è che se si ha l’impressione che esse non siano streghe per gran parte del film, nel finale la loro coreografia suggerisce il contrario perchè una messa in scena artistica estemporanea non potrebbe essere così sincronizzata. Diciamo un po confusionario e repentino in alcuni elementi. E poco approfondito.