Immortals: Blando Neoclassicismo

Immortals: Blando Neoclassicismo 1

Immortals

Anno: 2011

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Epico / Fantasy / Azione

Casa di produzione: Universal Pictures, Relativity Media, Virgin Produced

Prodotto da: Gianni Nunnari, Mark Canton

Distribuito da: 01 Distribution

Durata: 1 hr 50 min (110 min)

Regia: Tarsem Singh

Sceneggiatura: Charles Parlapanides, Vlas Parlapanides

Montaggio: Stuart Levy, Wyatt Jones, David Rosenblum

Dop: Brendan Galvin

Musiche: Trevor Morris

Attori: Henry Cavill, Mickey Rourke, Freida Pinto, Stephen Dorff, Luke Evans, John Hurt

RECENSIONE DI IMMORTALS

A Hollywood funziona così: quando un film sbanca ai botteghini, gli epigoni si susseguono a ruota finché la formula non giunge a saturazione. Nel 2000 Ridley Scott ha resuscitato il sottogenere peplum (“spada e sandalo”, ovvero il film d’avventura ambientato nell’antichità) con un capolavoro quale Il Gladiatore, e grazie alle moderne tecniche digitali ha potuto ricreare la magniloquenza di una Roma imperiale visivamente dirompente con costi decisamente più contenuti rispetto a molti kolossal del passato.

Titoli generati dal successo del film con Russell Crowe come Le Crociate dello stesso Scott o il sottovalutato Alexander di Oliver Stone, più tangibili e improntati sulla recitazione e il racconto, hanno presto lasciato spazio alla spettacolarizzazione digitale pura, la quale ha appiattito le pretese di epica cinematografica a favore di una grandeur estetica che compensi alla povertà narrativa.

Il film che ha decretato l’inizio di questa fase di pompierismi manieristi è senza dubbio stato 300 di Zack Snyder, che però aveva dalla sua un soggetto sufficientemente solido e coinvolgente (la graphic novel omonima di Frank Miller) da salvare il lungometraggio dalla totale sciatteria. Il tutto viene portato all’estremo in Immortals, mediocre patchwork tra il mito di Teseo e la Titanomachia (la primordiale lotta tra gli déi dell’Olimpo e i Titani), che ha l’aggravante di essere diretto da un regista prodigioso quale Tarsem Singh, la cui spiccata inclinazione artistica è in questo caso sprecata.

TRAMA DI IMMORTALS

Essere un guerriero non vuol dire solo essere in grado di colpire un tuo avversario, ma trovare innanzi tutto una buona ragione per sguainare la tua spada.

CIT. ZEUS (LUKE EVANS)

Ben prima dell’avvento dell’uomo, gli dèi dell’Olimpo hanno dato guerra ai Titani, e dopo averli sconfitti li hanno imprigionati nelle viscere del Monte Tartaro. Nello scontro, però, il leggendario arco di Epiro, unica arma in grado di uccidere un immortale, viene smarrito per secoli sulla Terra.

Sulle tracce del magico artefatto è il folle Re Iperione (Mickey Rourke), intenzionato a usarlo per liberare i Titani e vendicarsi degli dèi che non hanno salvato la sua famiglia dalla morte. Nella sua marcia, il tiranno semina morte e distruzione per tutta la Grecia, rapendo l’oracolo Fedra (Freida Pinto) per scoprire la locazione dell’arma.

Tra gli altri prigionieri del Re figura il giovane Teseo (Henry Cavill), valente guerriero favorito da Zeus (Luke Evans) per scongiurare la catastrofe.

Immortals: Blando Neoclassicismo 4
Mickey Rourke in Immortals

ANALISI DI IMMORTALS

Come insegnato dal mediocre Troy di Wolfgang Petersen, adattare i miti greci senza privarli della loro forza ancestrale non è un lavoro da prendere sottogamba. Da questo corollario non hanno saputo trarre vigorosa lezione i fratelli Parlapanides, sceneggiatori di discendenza greca che non solo hanno mescolato due leggende che non c’entrano nulla l’una con l’altra, ma non hanno saputo andare oltre la magra rievocazione di un racconto d’avventura lineare e prevedibile. Gli accadimenti si susseguono attraverso uno schema videoludico a tappe fin troppo poco interessante, con i protagonisti che si spostano da un luogo all’altro o affrontano i “boss” di turno senza guizzi emotivi di rilievo.

I personaggi sono figurine stereotipate e prive di carisma, a partire dagli dèi per poi arrivare al protagonista Teseo, classico eroe dal rigore morale inflessibile ma bidimensionale, privo di alcun accenno di conflitto o spinta propulsiva nei territori della vendetta. Da bocciare in toto il villain, pur interpretato da un Mickey Rourke crudele come non mai, le cui banali motivazioni cozzano non poco con la sua natura da psicopatico, non giustificandone davvero la malvagità. Chi irrita di più è la vergine Fedra, personaggio sulla carta molto importante ma ridotto a semplice pretesto per dare in pasto agli occhi alcuni assaggi di nudo frontale di Freida Pinto. Gli interpreti sono convinti, soprattutto il già citato Rourke e l’energico Luke Evans, ma anche i migliori attori non avrebbero salvato una sceneggiatura così retorica e pregna di dialoghi ridicoli. Perplime inoltre lo spreco di un mostro sacro come John Hurt nella parte di un anziano mentore che, escludendo sporadiche incursioni come voce narrante, non aggiunge nulla al film.

L’estetica richiama in buona parte quella di 300 per quanto riguarda le cromature contrastate tendenti al bronzeo e la stilizzazione dello splatter, ma Tarsem Singh è un regista ben più classico di Snyder (malgrado la comune formazione videoclippara), e adegua il tono barocco del racconto a suggestioni pittoriche memori di Jacques-Louis David. Tra le felici intuizioni visive si può annoverare l’impiego creativo del rallenty diegetico e alcune azzeccate scelte di design (molto interessante il restyling del Minotauro), ma una CGI mediocre e la patinatura eccessiva della fotografia rovinano qualsiasi buona intenzione artistica.

Immortals, quindi, non fa che aggiungere un tassello alla decadenza di un modo d’intendere l’intrattenimento storico – mitologico che, con l’eccezione di Ridley Scott e pochi altri cineasti, sembra non avere più nulla da dire.

NOTE POSITIVE

  • Le intuizioni registiche di Tarsem Singh.
  • La convinzione degli interpreti.

NOTE NEGATIVE

  • Trama mal sviluppata.
  • Personaggi piatti.
  • CGI rivedibile.

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