In Between Dying – Un cammino tra l’Amore e la Morte (Trieste Film Festival)

In Between Dying

Titolo originale: Səpələnmiş ölümlər arasında
Anno: 2020
Paese di produzione: Azerbaijan, Messico, Stati Uniti d’America
Genere: drammatico
Durata: 88 minuti
Produzione: Ucqar Film, Splendor Omnia Studios, Louverture Films
Distribuzione: Pluto Film
Regista: Hilail Baydarov
Sceneggiatura: Hilail Baydarov
Fotografia: Elshan Abbasov
Montaggio: Hilail Baydarov
Colonna sonora: Kanan Rustamli
Attori: Orkhan Iskandarli, Rana Asgarova, Maryam Naghiyeva, Huseyn Nasirov, Kamran Huseynov, Samir Abbasov, Murvat Abdulazizov, Kubra Shukurova, Narmin Hasanova, Oktay Namazov, Gulara Huseynova, Parviz Isagov, Gulnaz Ismayilova

Trailer del film In Between Dying

Trama di In Between Dying

In Between Dying apre la sezione Eventi speciali del primo giorno del Trieste Film Festival, quest’anno alla sua prima edizione online (dal 21 al 30 gennaio 2021). Il film, presentato in concorso alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, racconta la giornata di Davud, un giovane uomo che, dopo un incidente che comporta la morte di un tale, fugge nella campagna del suo paese inseguito da tre ragazzi incaricati di vendicarsi su di lui.

In questo percorso, scandito da intermezzi che enunciano il tema del suo incontro, Davud conosce diverse donne, portatrici di un’emozione e vittime di figure maschili, che egli, in un modo o nell’altro, riesce a salvare. Quello del protagonista è un viaggio di andata e ritorno, la cui sfida finale sarà mettere in salvo la figura femminile a lui più cara: sua madre.

Recensione di In Between Dying

Il regista, sceneggiatore e montatore del film Hilal Baydarov, alla sua opera seconda, costruisce un racconto fondato sul binomio Amore-Morte, dove il primo esprime l’affetto e l’attenzione riservate ad una persona, mentre la seconda è sempre dietro l’angolo. Lo sfondo di questi temi, quasi personificati come nella mitologia greca, è una campagna brulla e dai toni freddi, in cui prevale il paesaggio spettrale e autunnale sulle azioni dei personaggi, che diventano essi stessi cornice dell’ambiente; tutto è raccontato con delicatezza e con un certo distacco che non rivelano mai l’effettiva natura di alcuni gesti efferati. Il lungometraggio comincia con una morte di cui è responsabile il protagonista, un evento accidentale che lo condurrà a un viaggio in cui riuscirà a pendere verso il primo denominatore del binomio di cui sopra.

Davud inizialmente vive una condizione d’insoddisfazione, di nervosismo nei confronti della realtà che lo circonda (le cure per la madre vedova, la necessità di dover studiare all’estero) e di continua tensione verso qualcosa di nuovo, verso una vita che sia solo sua e verso un Amore che sostiene di non aver ancora incontrato. Quattro sono le figure femminili che incontra in questa lunga e interminabile giornata, dilatata dai tempi morti e dagli statici campi medi e lunghi della campagna nebbiosa e silenziosa; ognuno di questi momenti è preceduto da un intermezzo che mostra Davud, in un ipotetico futuro, un cavallo e una donna, ripresa quasi sempre da dietro, con un bambino, che anticipano la natura dell’incontro successivo. Il primo episodio riguarda la rabbia come emozione e come malattia, da cui è affetta una giovane che, grazie alla presenza di Davud, si svincola dalle catene del padre che viene ucciso dalla stessa con un morso; questo schema in cui vi è una donna prigioniera da salvare e in cui la morte è anche liberazione si ripeterà nei successivi incontri, in cui Davud si rivela essere non un seminatore di lutto, come si pensava all’inizio, ma donatore di vita, di affetto e di Amore, a chi non conosce più questi sentimenti.


In Between Dying rappresenta l’eterna lotta tra Eros, qui non inteso come pulsione passionale e vita sensuale, e Thanatos, e l’inscindibilità di questa coppia che presuppone l’altro per avere equilibrio: nell’episodio successivo, allora, la donna picchiata dal marito risponderà con la sua stessa moneta; ancora, la sposa in fuga troverà nella Morte, accolta solo dopo essere stata amata davvero, la sua libertà. Vi è un reciproco sostegno tra il ragazzo e le donne: se le seconde, torturate e vessate da crudeli figure maschili, sperimentano con Davud la presenza di qualcuno che le rispetti, che si prenda cura di loro e le protegga, il primo comprende con queste qual è il suo vero scopo nella vita, ovvero l’Amore, dare e riceverlo e comprendere di averlo già. Anche le donne, in questo senso, sono protagoniste dell’opera, che si fa portavoce della violenza a cui troppo spesso e, in forme sempre nuove e raccapriccianti, sono sottoposte; hanno poi la funzione, qui resa in modo ambiguo e tra le righe, di mentori, in grado d’ispirare il loro eroe. L’arco di trasformazione a tappe di Davud si chiude con la consapevolezza che il motore e il traguardo finale è l’Amore, ma, a conferma della continua tensione tra Eros e Thanatos, il giovane uomo dovrà sperimentare un’ultima volta la Morte, ora crudele e non più liberatoria.

Note positive

  • Buona fotografia
  • Metafora riuscita

Note negative

  • A tratti didascalico
  • Ritmo a volte troppo lento

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