Inferno: un action movie nell’inferno dantesco di Firenze

Inferno locandina film

Inferno

Titolo originale: Inferno

Anno: 2016

Paese: Stati Uniti d’America, Italia

Genere: thriller

Produzione Imagine Entertainment, Columbia Pictures, LStar Capital

Distribuzione: Warner Bros. Pictures

Durata: 121 minuti

Regia: Ron Howard

Sceneggiatura: David Koepp

Fotografia: Salvatore Totino

Montaggio: Tom Elkins, Daniel P. Hanley

Musiche: Hans Zimmer

Attori: Tom Hanks, Felicity Jones, Ben Foster, Omar Sy, Irrfan Khan, Sidse Babett Knudsen, Fausto Sciarappa, Ana Ularu

Trailer italiano di Inferno

Recensione di Inferno

Ron Howard dopo aver diretto Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick (2005) ritorna dietro la macchina da presa per riprendere in mano le vicende riguardanti Robert Langodon, il professore di storia d’arte presso la facoltosa università di Harvard nonché esperto e appassionato di simbologia religiosa. Inferno è il terzo adattamento cinematografico tratto dai romanzi di Dan Brown dopo Il Codice da Vinci (2006) e Angeli e demoni (2009) che vede sempre alla regia Ron Howard e come interprete principale Tom Hanks con accanto, come la tradizione dello scrittore vuole, una coprotagonista femminile; se nei primi due film avevamo Ayelet Zurer prima e poi Audrey Tautou ora ad affiancarlo durante la sua indagine troviamo Felicity Jones. La storia come anche ne Il Codice Da Vinci si volge in Italia, in Toscana a Firenze per poi mostrare Venezia e infine a Instabul.

Prima di analizzare il lungometraggio è giusto asserire e premettere che questa saga cinematografica ha, fin dalle basi della sua produzione, una sua caratura commerciale già nel modo in cui va a scegliere i romanzi dello scrittore di Exeter sfruttando esclusivamente quei titoli che hanno avuto un enorme riscontro tra il pubblico, dunque è improbabile vedere la saga completa al cinema e purtroppo non è possibile vederla in ordine cronologico. Del resto Inferno è stato il libro più venduto nel 2013.

Trama di Inferno

Un uomo scappa per le vie di Firenze, dove tre individui lo inseguono. L’uomo è Bertrand Zobrist, un fanatico di Dante e filosofo catastrofista che lotta per fermare il sovraffollamento planetario da parte dell’essere umano intendendo bloccare la crescita demografica attraverso una nuova epidemia di peste. L’individuo per non essere acchiappato decide di suicidarsi buttandosi nel vuoto, senza rimorso, dal campanile della chiesa della Badia Fiorentina.

Con uno stacco siamo insieme al Dott. Robet Langdon che si risveglia all’interno di un ospedale dove è piuttosto confuso mentalmente non riuscendo a ricordarsi gli avvenimenti delle ultime quarantotto ore ne il motivo per cui si trovi in Italia, a Firenze. Il professore ha forti emicranie, visioni allucinanti d’immagini mostruose e infernali. Con lui c’è una dottoressa Sienna ( Felicity Jones) che lo informa sulla sua condizione fisica asserendogli di avere una ferita da arma da fuoco alla testa. Nel mentre arriva un carabiniere che va a sparare a un infermiere con l’intento di catturare Langdon ma grazie all’aiuto della ragazza, appassionata dei romanzi dell’uomo, riesce a scappare dall’ospedale iniziando a comporre i primi tasselli di un misterioso puzzle che vede al centro il mondo di Dante e la sua opera più famosa al mondo: L’inferno.

Analisi Filmica

Senza dubbio, Robert Langdon sperimenta la sua personale forma di inferno all’inizio del film, il suo Inferno personale si risveglia in una stanza di ospedale, qualcuno sta cercando di ucciderlo e non ha idea di cosa sia il manufatto che ha con sé. Dovrà seguire una scia di indizi per scoprire chi lo vuole morto e perché. Alla fine, si renderà conto che la posta in gioco è molto più alta del suo dramma personale, perché è in gioco il futuro del pianeta

Dan Brown intervistato su Inferno

Inferno risulta fin dalle prime scene un frenetico action movie di spionaggio partendo proprio dal montaggio che possiede un ritmo febbrile e concitato fino alla regia e alla fotografia con immagini sfuocate, dettagli distorti, visioni disturbanti della mente del protagonista in stato confusionale per gran parte del lungometraggio, ampie corse in macchina e a piedi per il centro storico di Firenze fino al Giardino dei Boboli mostrate attraverso una grande quantità d’inquadrature delle piccole vie fiorentine fino a panoramiche di ampio respiro realizzate con l’uso di due droni, che riescono a immettere quel senso di azione necessario all’interno dell’opera. Il caos d’immagini visive piene di personaggi inverosimili e mostruosi, che richiamano evidentemente il mondo infernale di Dante, anche attraverso fiumi di sangue, riescono a immettere lo spettatore dentro il mondo di Robert Langodon, interpretato da Tom Hanks sempre sul pezzo, che si trova per la prima volta in momenti di puro terrore e di difficoltà in cui i sensi e la sua razionalità sono messi in discussione ponendo dinanzi a una forte fragilità. Il suo stato mentale di annebbiamento viene reso in maniera chiara e precisa anche attraverso le vari soggettive del personaggio. L’uomo non sa quello che sta accadendo e non ricorda neppure come mai sembra essere collegato a quella vicenda insieme a un misterioso individuo Ignazio Busoni. Parlando proprio di quest’ultimo personaggio possiamo rintracciare già una pecca narrativa interna alla storia: Langodon legge un email importante scrittagli da Ignazio Busoni nella primissima parte narrativa ma di questo individuo, oltre ad alcuni flashback non sappiamo assolutamente niente per tutto il lungometraggio e il protagonista stesso non si chiede mai cosa sia successo a quel suo compagnia di studi né pensa mai di contattarlo, un pizzico inverosimile tutto ciò.

La seconda parte di Inferno, se escludiamo le scene d’azioni finali, non riesce a mantenere quel ritmo elevato di cui un film di questo tipo, partendo fin dal primo istante con un montaggio e una tensione così elevata doveva avere. Un lungometraggio non può mai abbassare il proprio ritmo narrativo ma questo deve sempre essere in crescendo e se non abbiamo più momenti di corse in macchina o di fughe a piedi ecco che servono dei dialoghi pieni di pathos che sappiano condurre avanti gli intrighi e i misteri posti nel prima parte del secondo atto. In questo caso la simbologia e gli enigmi risultano inutili come risulta inutile tirare in ballo Dante che sembra centrare sempre meno all’interno d’Inferno ogni secondo che passa. La stessa Felicity Jones non riesce a entrare a pieno nel suo ruolo mostrandosi in varie inquadrature alquanto spaesata e fuoriluogo non ripetendo le sue prove da grande attrice svolte in numerosi dei suoi film, la stessa storia d’amore tra il protagonista ed Elizabeth Sinskey appartenente al Cern risulta interessante ma stona con la freneticità della storia portandola a un appiattimento ritmico non necessario.

Inferno rimane però un film di valore se analizziamo il tema narrativo basato su un incredibile riflessione filosofica condotta a livelli estremistici e terroristici in cui il bene e il male si confondono in ogni personaggio. La storia vuole rispondere a enigmi generazionali su come si possa risolvere la povertà ed evitare il problema della sovrappopolazione?

Note negative

  • Tematica
  • Interpretazione di Tom Hanks
  • Ritmo nella prima parte narrativa

Note negative

  • Felicity Jones che mostra una interpretazione non all’altezza
  • Seconda parte a esclussione della scena d’azione finale
  • Il senso d’immettere Dante all’interno della storia.

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