Infiesto (2023): un giallo ai tempi del lockdown

Infiesto (2023). Marzo 2020. Nel primo giorno dello stato di emergenza, due detective sono convocati in una cittadina mineraria nelle pianure delle Asturie dove una giovane donna torna dopo essere scomparsa per mesi. Mentre il mondo va a rotoli e le tragedie personali abbondano, i detective presto si rendono conto che il virus potrebbe non essere l'unica forza malvagia in azione.
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Infiesto locandina

Infiesto

Titolo originale: Infiesto

Anno: 2023

Nazione: Spagna

Genere: Thriller

Casa di produzione: Vaca Films

Distribuzione italiana: Netflix

Durata: 96 minuti

Regia: Patxi Amezcua

Sceneggiatura: Patxi Amezcua

Fotografia: Josu Inchaustegui

Montaggio: Lucas Nolla

Musiche: Sergio Moure

Attori: Isak Férriz, Iria del Río, Antonio Buíl, Juan Fernández, Andrea Barrado, Ana Villa, Isabel Naveira, José Manuel Poga, Ismael Fritschi, María Mera, Luis Zahera

Trailer italiano di Infiesto (2023)

Dal cineasta e sceneggiatore spagnolo Patxi Amezcua (25 Kilates, 2008; I segreti del settimo piano, 2013) prende forma un giallo investigativo immesso ai tempi del lockdown spagnolo, che fa da ambientazione e contraltare tematica agli eventi narrati. La pellicola, che verrà distribuita il 3 febbraio 2023 su Netflix, vede nel ruolo dei due poliziotti Iria del Río (El ministerio del tiempo, 2015-20) e Isak Férriz (Gigantes, 2018-19; Feria – La luce più oscura, 2022).

Trama d’Infiesto

Mentre la Spagna entra dentro un periodo oscuro, con il primo lockdown nazionale, imposto il 14 marzo 2020 alle ore 23:48, per tentare di rallentare la diffusione del Covid-19, a Infiesto, un piccolo paesino della Spagna, la polizia ferma per strada una bambina in evidente stato confusionario presentando abiti sporchi, numerosi lividi e un notevole dimagrimento. La ragazzina è Saioa Blanco ed era da ben tre mesi che era scomparsa, probabilmente rapita da qualche malintenzionato. A indagare sul caso vengono chiamati l’ispettore Garcia, con un passato segnato da alcolismo, e la vice ispettrice Castro, che sta affrontare la paura del Covid da quando il suo compagno ha contratto la malattia. I due, proprio mentre il mondo sembra sull’orlo della fine, dovranno entrare in una fitta rete di brutalità, sporcandosi le mani per rintracciare la verità, rendendosi conto che il virus non è l’unica forza malvagia in azione. Riusciranno a scoprire cosa è successo a Saioa Blanco? Portando i criminali dinanzi alla giustizia?

Fotogramma di Infiesto
Fotogramma di Infiesto

Recensione d’Infiesto

Il lungometraggio di Patxi Amezcua possiede in sé elementi duplici d’interesse, risultando come una pellicola riuscita solo a tratti, perdendoci in alcuni dettagli durante la narrazione e lo svelamento dell’enigma centrale. Indubbiamente, fin dal suo incipit, Infiesto possiede un’atmosfera tipicamente thriller, con i suoi colori opachi della fotografia, assolutamente pregevole, e con la sua colonna sonora, suonata con dei violini, che ci dona un’aria di tensione mischiata a note di pura tristezza nostalgica, in linea con ciò che i personaggi stanno provando a livello personale. L’ispettore Castro vive in solitudine, soffrendo per la separazione dalla moglie e per l’impossibilità di parlare con i suoi figli oltre alla rabbia interiore per non poter vedere la propria madre all’interno di una RSA, a causa dei protocolli anti-contagio Covid-19, nel mentre deve lottare contro il suo alcolismo tentando di non bere. L’ispettore Garcia invece deve lottare contro la paura della morte per quanto concerne la situazione del fidanzato che ha contratto il virus e il caso sarei per lei l’unico modo per non pensare al pericolo della perdita familiare. Ciò che non convince però è il loro percorso formativo, non possedendo, sia per Castro che per Garcia, un reale cambiamento, rimanendo uguale a se stessi per l’intera pellicola, inoltre non convince, soprattutto per il vissuto di Garcia, la loro contrarietà a indossare la precauzione anti Covid-19 come la mascherina, che entrambi non porteranno mai durante il loro indagare. I personaggi, su carta, risultano interessanti ma la drammaturgia non riesce ad approfondirli come meritavano, seguendoli soltanto attraverso le loro indagini, che risultano interessanti a livello narrativo e di pathos, possedendo la giusta suspense.

Fotogramma di Infiesto
Fotogramma di Infiesto

È la fine del mondo

Il Covid-19 non è un elemento causale all’interno della pellicola, non è solo un’ambientazione temporale presa e messa lì, ma risulta funzionale al racconto, anche se il lockdown con tutte le sensazioni negative che questo ha avuto sulle persone non risulta ben sviscerata drammaturgicamente, proprio a causa di una pellicola che ci concentra essenzialmente sull’indagine e poco e nulla sull’introspezione e approfondimento dei personaggi, con le loro paure che non vengono raccontate. In varie scene d’Infiesto i personaggi ci trovano a proferire frasi oscure riguardanti su ciò che sta avvenendo nel mondo, come i criminali che asseriranno con tono oscuro “è solo l’inizio” oppure i poliziotti che temono che l’umanità sia un passo dalla fine:

Vice ispettrice Castro: Cavolo, sembra la fine del mondo

L’ispettore Garcia: Magari lo è

Infiesto

I criminali ci parlano della fine del mondo, ci raccontano della perdizione dell’umanità e del bisogno di purificarla e salvarla tramite atti di sangue rivolti al dio celtico Taranis, ritenendo che solo versando sangue in suo onore potranno riuscire a calmarlo e a salvare l’umanità dalla sua fine. Almeno questo è ciò che possiamo interpretare dalle motivazioni degli assassini, poiché anche queste non vengono sviscerate e analizzate, rimanendo abbastanza sospese. Difatti l’investigazione procede bene nella prima metà filmica ma nel terzo atto tutto sembra precipitare e il racconto accelera andandosi a perdere, anche a causa di un colpo di scena che, a parer personale, non convince pienamente e che va a riscrivere completamente la scena del ritrovamento della bambina, con quel suo urlo che diventa simbolico, non un urlo di trauma ma di profonda paura.

In conclusione

Infiesto ha degli ottimi spunti narrativi che però non riesce a raccontare al meglio perdendoci, soprattutto nella seconda metà filmica, entro un appiattimento dei personaggi e delle situazioni. Il thriller e il caso della bambina convincono e grazie a un ritmo ben sostenuto riusciamo a seguire la storia fino alla fine senza annoiarsi.

Note positive

  • Regia
  • Ritmo

Note negative

  • Approfondimento dei personaggi
  • Il colpo di scena finale
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 924

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