Infinite Sea (2021): l’onirismo al Ravenna Nightmare Film Festival 2021

infinite sea locandina

Infinite Sea

Titolo originale: Mar Infinito

Anno: 2021

Paese: Portogallo

Genere: Sentimentale, Fantascienza

Casa di produzione: Bando à Parte

Distribuzione:

Durata: 79 minuti

Regia: Carlos Amaral

Sceneggiatura: Carlos Amaral

Fotografia: Jorge Quintela

Montaggio: André Guiomar

Musiche: Miguel Santos

Attori: Nuno Nolasco, Maria Leite, Paulo Calatré

Trailer di Infinite Sea

Primo lungometraggio del cineasta e Visual Effects Artist portoghese Carlos Amaral, Mar Infinito, conosciuto maggiormente con il titolo americano Infinite Sea, è una pellicola di genere fantascientifico tendente al romantico presentata in anteprima mondiale al 45° Festival Internazionale del Cinema di San Paolo, mentre in Italia è stata resa disponibile all’interno del Ravenna Nightmare Film Festival 2021, tenutosi dal 30 ottobre al 6 Novembre.

Trama di Infinite Sea

In un mondo distopico, la grande maggioranza degli individui sta abbandonando il pianeta Terra per ricercare una nuova speranza: raggiungere Proxima Centauri e fondare su quel luogo misterioso le basi per il futuro dell’esistenza della specie umana. Non tutti i candidati però sono accettati per la missione, come il portoghese Pedro, colui che sogna le stelle ma che è costretto a vivere in una città sempre più vuota e morta, dove si fa ben presente la situazione di essere stati lasciati indietro all’interno di un mondo morente. Tutto cambia quando, per superare la propria fobia del nuotare, l’unico ostacolo verso la realizzazione del suo desiderio, l’uomo incontra Eva, colei che lo porterà a confrontarsi con il suo obiettivo.

Fotogramma di Inifinite Sea
Fotogramma di Inifinite Sea

Recensione di Infinite Sea

Infinite Sea è una proiezione di com’è stato vedere tutti quelli che conosco lasciare il Portogallo dopo la crisi del 2008. Mi ha da sempre affascinato l’idea di qualcuno che intraprende un viaggio verso l’ignoto, non per la lotta per la sopravvivenza come avviene per un emigrante, ma perché non riesce a trovare uno scopo nel restare dov’è. Mi piace immaginare come sarebbe se invece di vivere in un altro paese, l’umanità lasciasse del tutto la Terra.

Carlos Amaral

Come ti sentiresti a essere abbandonato? Che cosa faresti se la tua patria ti obbligasse, a causa di alcuni limiti biologici o psicofisici, a rimanere bloccato nel passato, un passato morente in continuo decadimento strutturale e di prospettiva di vita, mentre i tuoi vicini e i tuoi amici sono inviati verso la speranza del futuro, della costruzione della nuova società umana? Il protagonista Pedro non accetta la sua situazione, non vuole rimanere in una fatiscente cittadina portoghese sempre più disabitata e vuota, ma guarda in alto il cielo per vedere le stelle e le navicelle spaziali che lasciano per sempre il presente terrestre, un luogo che sa di tristezza e solitudine. L’uomo così decide di non mollare il suo sogno, ma di perseguirlo continuando a candidarsi per il viaggio spaziale e di hackerare il sistema, modificandone il risultato. In un mondo freddo, mostratoci attraverso una fotografia e scenografia che prediligono tonalità tipiche del blu e del colore della notte (ambientazione prevalente all’interno della pellicola), ecco che Pedro, colui che sente un forte vuoto interiore, conosce Eva (nome che richiama evidentemente la componente biblica), colei che porterà nuova luce e colore nella sua esistenza donandogli l’amore vero, quell’amore in grado di sconfiggere tutte le sofferenze e le solitudini, ma tutto ciò è in grado di superare e nascondere l’aspetto esterno al legame interiore emotivo? Alla fine i due dovranno vivere in una vita si libera ma di puri stenti ben sapendo che il loro mondo è ormai il passato e come tutto ciò che è passato si trova nello stato finale di decadimento.  La Terra e quella città vuota non possono donargli nulla di nuovo al loro amore.

Fotogramma di Inifinite Sea
Fotogramma di Inifinite Sea

Mar infinite mostra in maniera impeccabile la sensazione del vuoto e di vivere in un mondo privo di qualsiasi tipo di prospettive, tanto che rimanere lì, fermi in quello spazio vitale, priva l’individuo di ogni sorta di speranza e di novità interiore ed esteriore, il tutto sfruttando una regia che richiama in varie scene momenti di puro onirismo che vengono girate con maestria (sfruttando spesso e volentieri l’elemento dell’acqua), ma proprio quando il senso di realtà e di sogno iniziano a unirsi all’interno di un montaggio che si sposta tra presente e futuro o tra speranze e realtà, ecco che iniziano i primi problemi di comprensione filmica e narrativa in cui il tutto ricade entro un connubio che se da un punto di vista possiede un interessante colpo di scena, il tutto possiede poca chiarezza anche a causa di un montaggio che se per lunghi tratti si dimostra lineare procedendo, o dandone la sensazione, di seguire una linea retta dal punto di vista cronologico, inversamente da quello che avviene nella seconda parte del lungometraggio dove si ha una narrazione parallela onirica in cui troviamo Pedro da solo sul pianeta fangoso che ricerca e richiama la sua metà, Eva, che vuole nuovamente raggiungere, dimostrando come l’emigrare altrove non è come avremmo sperato. Pedro su una landa fangosa, in quasi totale solitudine, deve dare all’umanità una nuova speranza di vita. Peccato però che questa parte riguardante all’arrivo sulla fantomatica Alpha Centauri non sia stata narrata nei migliori dei modi, ma anzi una sceneggiatura totalmente cronologica e più chiara, soprattutto vista la struttura del primo e parte del secondo atto, avrebbe donato alla pellicola maggiore chiarezza di scopo e più emotività, tendendo infine troppo all’astratto e in cui l’interpretazione della vicenda si può volendo ritrovare nello stesso incipit, in cui in voice-over udiamo la voce di una donna (Eva) che asserisce: Ti sei mai chiesto come sarebbe? Attraversare una galassia e dormire per l’eternità. Camminare su un altro pianeta, lasciandoti tutto alle spalle. Lo hai mai sognato? Interessante del resto è l’elemento scenografico sia riguardante la città portoghese di un futuro alquanto retro, sia quello del pianeta che si ricollega in maniera interessante alla fobia del protagonista, colui che teme l’acqua si ritrova in un ambiente fangoso e acquoso.

Note positive

  • Scenografia
  • Fotografia
  • Regia nelle scene oniriche
  • La storia d’amore

Note negative

  • La seconda parte risulta poco chiara rendendo confuso il sogno dalla realtà
  • Si poteva maggiormente approfondire il personaggio di Eva

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