Killer Joe (2011): lo spietato thriller di William Friedkin

Killer Joe

Titolo Originale: Killer Joe

Anno: 2011

Paese: Stati Uniti d’America

Genere: Thriller, Drammatico, Noir

Produttore: Nicolas Chartier, Scott Einbinder, Patrick Newall (co-produttore), Eli Selden (produttore associato), Doreen Wilcox Little (produttore associato)

Distribuzione: Bolero Film

Durata: 103 min.

Regia: William Friedkin

Sceneggiatura: Tracy Letts

Fotografia: Caleb Deschanel

Montaggio: Darrin Navarro

Attori: Matthew McConaughey, Emile Hirsch, Juno Temple, Thomas Haden Curch, Gina Gershon

Trailer Italiano di Killer Joe

Presentato in concorso alla 68° Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il film è l’ultima perla latrata dall’esperta mano registica del maestro William Friedkin. Ribattezzato – con dolce e spietata ilarità nel gioco di parole – “il regista del Male” dopo aver fatto la storia con l’immortale L’Esorcista, Friedkin a 76 anni non si scompone di una virgola e dirige un freddo e incisivo noir, dove la violenza genera violenza e la deviante psicologia di ogni personaggio porterà al caos e al dolore per tutti…soprattutto per lo spettatore.

Trama di Killer Joe

Quando giovane spacciatore scopre che la madre gli sta rubando dosi di cocaina – tra le quali una partita di droga appartenente al boss locale – il ventiduenne Chris Smith (Emile Hirsch) prende una drammatica decisione: assoldare un sicario per uccidere la madre e poter incassare una cospicua polizza assicurativa intestata alla sorella minore Dottie (Juno Temple).

Chris riesce infatti a entrare in contatto con il pericoloso Joseph Cooper (Matthew McConaughey), ovvero un poliziotto depravato e con evidenti squilibri mentali che per arrotondare si è specializzato in omicidi su commissione, guadagnandosi il soprannome di “Killer Joe“. Rifiutato inizialmente l’incarico – a causa dell’impossibilità di un pagamento anticipato – Cooper finalmente si convince dopo aver notato la bellezza della vergine sorellina di Chris. Quest’ultimo, determinato e disperato insieme a suo padre Ansel (Thomas Haden Curch) a portare a termine la missione, accetta la controproposta di cedere Dottie al killer come “caparra”, fino all’incasso della polizza assicurativa. Tuttavia, le cose non vanno proprio come programmate, ma più dei malavitosi abitanti del quartiere, Chris dovrebbe preoccuparsi del mostro che ha fatto entrare in casa propria.

“Ho sentito che stavate parlando di uccidere mamma. Penso sia una buona idea.”

Killer Joe
M. McConaughey è “Killer Joe” in una sequenza del film

Recensione di Killer Joe

Adattando l’omonima pièce teatrale del premio Pulitzer Tracy Letts (lo stesso sceneggiatore del film e anche del più recente La donna alla finestra di J. Wright), il maestro William Friedkin dirige il suo 19° lungometraggio con mano esperta e tanta voglia di lasciare il segno. Killer Joe è un thriller decisamente carico di tensione, sfruttando un montaggio che riesce a enfatizzare le giuste pause di suspense e con un’ottima fotografia tetra e bagnata dall’umidità di una fatiscente ambientazione.

Senza mai concedere un appiglio alla speranza che tutto possa risolversi per il meglio, si segue le vicissitudini del giovane e anche sfortunato personaggio interpretato con dedizione da Emile Hirsch. Lo stesso protagonista del film di Sean Penn del 2007 Into the Wild, si ritrova anche qui a dover sopravvivere nelle “terre selvagge”, che non sono questa volta le naturalistiche ambientazioni dell’Alaska, ma proprio il selvaggio “far west” di una cittadina texana. Soprattutto le sfaccettature fisiche e morali dei personaggi, la decadente scenografia e i continui “stalli” con e senza la pistola impugnata, aggiungono infatti anche elementi degni di un western avido e maledettamente sporco, nei sudici vestiti come nell’animo.

In una sceneggiatura che si occupa innanzitutto di caratterizzare ottimamente dei personaggi complessi, si ritrova una struttura narrativa noir ben salda nella quale non mancano di certo i colpi di scena. Il topos del piano criminale che s’inceppa ha ormai un lungo retaggio nella storia del cinema, ottenendo anche geniali rappresentazioni su schermo (uno su tutti viene in mente il meraviglioso Fargo del 1996); ma, a differenza della sontuosa pellicola dei Coen Bros, qui l’ironia è totalmente assente, se non per il grottesco che travolge determinate sequenze. Si parla infatti di un gusto per il sarcasmo decisamente secco, violento ed a tratti disturbante, ma che riesce ad aggiungere una tonalità di assurdo ad una cruda realtà.

Un dramma che riesce a fare perno su deboli situazioni psicologiche che vivono gli stessi protagonisti, intrecciandosi in un’aspra critica al tessuto sociale. Tanto il risvolto narrativo in merito alla polizza assicurativa, quanto la figura stessa di Killer Joe – rappresentante della legge violento, corrotto e mercenario – fanno solo da sfondo a un quartiere cittadino lasciato a sé stesso dalle istituzioni e dalla società, nel quale non può che dilagare violenza e criminalità. A essere maggiormente sotto accusa resta sicuramente la confortevole e sicura protezione offerta dagli elementi della propria famiglia: soprattutto in un ambiente malsano, non ci si può infatti fidare proprio di nessuno, non risparmiando nemmeno gli scricchiolanti rapporti all’intero del focolare domestico, nido di ogni trauma.

Forse non si riuscirà più a vedere un semplice pollo fritto nello stesso modo di prima; potrebbe risultare doveroso un rewatch del capolavoro di Tobe Hooper del 1974, poiché si fa menzione di “voler strappare la faccia per poterla indossare a mo’ di maschera”; mentre continuerà a echeggiare il latrato di cani rabbiosi. Tuttavia, nel macabro panorama a farla da padrone è sicuramente un gigantesco M. McConaughey: diavolo mattatore con un’ingombrante presenza scenica sin dalle sue prime apparizioni, fino ad una sequenza conclusiva potentemente memorabile.

“La caparra riguardava i soldi…non me ne vado finché non avrò i miei soldi.”

Una cena che rimarrà indigesta – Killer Joe

Considerazioni Finali

Da sempre affascinato dal “male”, il regista de L’Esorcista riesce a rappresentare qui un effettivo patto con il Diavolo – incarnato da un superlativo M. McConaughey – con una rilevante profondità di fondo che colpisce temi sociali ed entrando nell’intimità del focolare domestico. Tuttavia non si rinuncia mai a un intrattenimento carico di tensione e imbevuto di un sarcasmo pungente e mai invadente. Violenza fisica e psicologica martella dal primo all’ultimo istante, attraverso un brillante senso del grottesco e sfociando in sequenze folli, per poi concludersi con un meraviglioso finale “spaccamascella”.

Note Positive

  • Cast ispirato
  • Un thriller-noir carico di tensione
  • La regia di un maestro del cinema
  • La sequenza finale è memorabile

Note Negative

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