Kindred – Prima stagione (2022): catapultati nel mondo razzista del XIX secolo

Recensione, trama, cast della prima stagione della serie FX Kindred (2022) basata sull'omonimo romanzo Octavia E. Butler del 1979
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Locandina di Kindred

Kindred

Titolo originale: Kindred

Anno: 2022

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Drammatico, fantascienza

Casa di produzione: 4th Film Works, The Js, Protozoa Pictures, FXP

Distribuzione italiana: Disney Plus

Ideata: Branden Jacobs-Jenkins

Stagione: 1

Episodi: 8

Regia: Ayoka Chenzira, Destiny Ekaragha, Amanda Marsalis, Alonso Alvarez, Janicza Bravo

Sceneggiatura: Branden Jacobs-Jenkins, Zenzele Price, Noah Rubenstein, Joy Kecken, Bobak Esfarjani, Matthew Shire

Fotografia: Cybel Martin, Anka Malatynska

Montaggio: Libya El-Amin, Joe Giganti, Jin Lee, Shannon Baker Davis

Musiche: Twin Shadow

Attori: Mallori Johnson, Micah Stock, Ryan Kwanten, Gayle Rankin, Austin Smith, Antoinette Crowe-Legacy, David Alexander Kaplan

Trailer italiano di Kindred

A volte si ritroviamo dinanzi a decisioni assurde e poco sensate da parte dei CEO delle compagnie d’intrattenimento, che compiono delle scelte alquanto bizzarre e autodistruttive per i loro prodotti seriali. Andiamo con ordine. Il 13 dicembre 2022 debutta negli Stati Uniti, su Hulu e su FX, la prima stagione, composta da otto episodi, della serie sci-fi drammatica, Kindred, tratta dall’omonimo romanzo di Octavia E. Butler, edito in Italia dal settembre 2020 per Edizioni Sur con il titolo Legami di sangue. La serie sul suolo italiano farà il suo debutto dal 29 marzo 2023 su Disney Plus, ma in pochi ci avvicineranno, con probabilità, a questo prodotto, soprattutto i più attenti e i più informati. FX a fine gennaio ha annunciato la cancellazione di Kindred che, con molta probabilità non farà ritorno nel 2024 con una seconda stagione. Questa decisione è stata presa ancor prima che Kindred fosse distribuita in molti paesi come l’Australia, il Canada, l’Argentina, i Paesi Bassi, l’Italia, la Svezia e la Germania ma perché, questa decisione, è stata presa con così largo anticipo? Non si poteva aspettare per vedere il risultato finale? La serie, in sostanza, viene rilasciata in molte nazioni con il cappio al collo, con l’aurea di serie mozzata, di un prodotto privo di una sua conclusione e perché il pubblico generalista di Disney Plus dovrebbe perdere tempo a visionare una storia tronca? Nonostante l’ottima fattura che può possedere la serie? Kindred esce in Italia quando la sua vita è già terminata (serialmente parlando), almeno di clamorosi dietrofront.

Trama di Kindred

Dana Janes è una giovane donna nera che aspira a diventare sceneggiatrice di soap opera. La sua vita però non è stata facile. I suoi genitori sono morti, quando lei era ancora piccola, in un incidente stradale, dovendo crescere con la nonna, una donna dal carattere duro, da cui prenderà però la passione per le soap opera. Dopo che la nonna è morta e dopo aver venduto la casa di famiglia, Dana si trasferisce a Los Angeles pronta, per la prima volta, a rivendicarsi un futuro tutto suo. A Los Angeles la ragazza tenterà di avvicinarci alla zia, sorella della madre, trovando però, da parte dei suoi parenti, solo critiche. Una notte, dopo una discussione con sua zia, la ragazza fa la conoscenza con il cameriere Kevin Franklin. I due provano una simpatia reciproca, una sorta di colpo di fulmine e ben presto, dopo un passaggio di macchina, Kevin si ritrova a casa di Dana. Quella sera però ha per entrambi delle brutte sorprese. Improvvisamente Dana e Kevin si ritrovano bloccati in una piantagione schiavista del XIX secolo, dove si ritrovano ad accudire il piccolo Rufus, un bambino benestante, figlio di Thomas Weylin, uno schiavista ignorante e brutale, e di Margaret Weylin, una donna fragile follemente attaccata al figlio. Per Dana e Kevin non ci sarà altra speranza di avvicinarci a quella famiglia, seppur in maniera divergente. Dana è una nera e dunque una schiava, mentre Kevin, considerato uomo facoltoso perché bianco, verrà accolto con tutte le grazie dai Weylin. A così inizio una notte infinita.

Fotogramma di Kindred
Fotogramma di Kindred

Recensione di Kindred

Tra la versione seriale e il romanzo della scrittrice americana Octavia E. Butler del 1979 esiste un oceano. Le due storie hanno la medesima struttura narrativa e tematica, ma gli eventi e i personaggi differiscono notevolmente tra l’uno e l’altro, cambiamenti che vanno, obbligatoriamente a modificare, pian piano, l’intero corpo dell’opera drammaturgico fino ai riscrivere i rapporti che vengono forgiati tra i vari caratteri. Dana e Kevin, ma anche Rufus, sono completamente divergenti dal romanzo alla serie. Nel libro di Octavia E. Butler sono marito e moglie, elemento chiave e fondamentale nel testo scritto, e questa caratteristica risulta centrale per l’evoluzione di Rufus, un bambino razzista, che comprenderà, grazie a quest’unione insolita, la possibilità di un’unione tra uomo bianco e una donna di colore, concludendo che visi pallidi e neri sono uguali per natura. Tutta questa parte però viene tagliata dalla serie per il semplice fatto che Kevin e Dana non sono sposati ma semplici conoscenti intimi, due persone che ci sono appena conosciute e che ci sono ritrovate inghiottiti dentro una storia assurda e inspiegabile. Se nel libro i due ci conoscono per filo e per segno, nella serie FX loro sono due sconosciuti, ignari del background dell’altro, bagaglio di esperienze e di vita completamente diverso da quello pensato e scritto dalla romanziera americana. Ciò che invece rimane invariato tra testo letterario e sceneggiatura è l’elemento sci-fi della storia che ci permette di raccontare la vicenda su due piani temporali dissimili: il tempo presente dei personaggi e il tempo dello schiavismo del XIX secolo nel sud dell’Antebellum.

La storia si muove sulla tematica del razzismo che  viene mostrata attraverso gli occhi di Dana, una donna moderna del 2016 (contrariamente al libro ambientato nell’America del 9 giugno 1976) che si ritrova catapultata in una società brutale e arcaica come quella schiavista americana del 1800, dove regna un mondo governato dai bianchi che tratta come bestie gli uomini, le donne e i bambini afroamericani, costretti a soccombere e a sopportare le sevizie dei loro padroni, uomini e donne crudeli ponti a picchiarli e a maltrattarli per ogni più piccola questione, anche la più insignificante. Lo spettatore è portato a scoprire questa società attraverso gli occhi di Dana e di Kevin, due individui che hanno da sempre vissuto in una società basata sul buonismo, sull’ascolto reciproco dell’altro e su valori come l’uguaglianza. Dana è un’afroamericana e dunque si ritrova a venire spogliata di tutte le sue libertà venendo considerata come una schiava e costretta a vivere accanto a tutti quegli afroamericani che non conoscono altro che paura, violenza e cattiveria. Dana passa da una condizione in cui poteva leggere un libro a una in cui, anche guardare un bianco negli occhi o aprire un libro, è considerata come un’azione pericolosa, da evitare completamente se si tiene alla propria salute fisiche e alla propria sopravvivenza, in un mondo di padroni, che vedono i neri come oggetti, peggio di bestie. Kevin per certi versi è più fortunato, entrando nelle grazie della famiglia, sia di Thomas Weylin che di Margaret Weylin, che inizierà a provare per l’uomo una sorta di simpatia sentimentale. Il problema dell’uomo però sarà quello di fare buon viso a cattivo gioco, fingendo (fin quando può) a credere ai valori di Thomas, un uomo malvagio che sevizia i neri a suoi piacimento. Kevin e Dana, ottimamente interpretati da Mallori Johnson e Micah Stock, mostrano spiccate caratteristiche caratteriali alquanto divergenti. L’uomo cerca di adattarsi a quel mondo, evitando di muovere le acque per stare tranquillo, invece Dana fa esattamente l’opposto, tentando, in tutti i modi, di migliorare la vita degli schiavi, per donargli un briciolo di libertà. La ragazza non riuscirà mai ad adattarsi a quel mondo tanto da finire in grossi guai con lungo andare a causa del suo atteggiamento poco rispettoso nei confronti dei padroni.

Fotogramma di Kindred
Fotogramma di Kindred

In conclusione

Kindred si dimostra una serie interessante soprattutto grazie al suo ritmo e grazie alla scrittura dei due protagonisti peccando esclusivamente in una maggior caratterizzazione del sud dell’Antebellum e in una pochezza di scene realmente drammatiche, tanto che la tematica razziale, oggettivamente, poteva e doveva essere maggiormente analizzata con forza drammatica. Interessante invece la corniche narrativa (una luna notte) e l’elemento sci-fi della storia, che dona interesse e suspense alla vicenda. La prima stagione termina con un notevole cliffhanger sia su Kevin sia su Dana, che ci prometteva un cambiamento importante nell’arco narrativo della prossima stagione, che purtroppo difficilmente vedremo.

Note positive

  • Le interpretazioni del cast
  • Il ritmo
  • La fotografia

Note negative

  • Si poteva osare di più nel mostrare il mondo del XIX secolo
  • Mancanza di dramma e di scene forti all’interno del mondo schiavista
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

Articoli: 924

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