La Bambina che non voleva cantare (2021): Il rapporto tra madre e figlia

La bambina che non voleva cantare

La Bambina che non voleva cantare

Titolo originale: La Bambina che non voleva cantare

Anno: 2021

Paese: Italia

Genere: Biografico

Produzione: Picomedia, Rai Fiction

Distribuzione: Rai 1

Durata: 1h 30m

Regia: Costanza Quatriglio

Sceneggiatura: Monica Rametta, Costanza Quatriglio

Fotografia: Sabrina Varani

Montaggio: Simona Paggi

Musiche: Luca D’Alberto

Attori: Carolina Crescentini, Sergio Albelli, Paolo CalabresiTecla Insolia, Giulietta Rebeggiani, Massimo Poggio, Paola Minaccioni, Nunzia Schiano

Trailer del film La Bambina che non voleva cantare

La Bambina che non voleva cantare è un film per la Rai prodotto da Picomedia della regista palermitana Costanza Quatriglio (L’isola, 2003) che racconta l’infanzia e la giovinezza della cantante di Gabbro (paese della provincia di Livorno) Nada Malanima, interpretata da Tecla Insolia, attrice e cantante diciassettenne che ha primeggiato nella prima edizione di Sanremo Young 2019, partecipando a Sanremo Giovani nel 2020 con una canzone contro la violenza sulle donne dal titolo “8 Marzo”. Il Film fiction prende spunto dal romanzo di Nada “Il Mio cuore umano” edito da Blu Atlantide (qui trovate una breve intervista al cast).

Il film è distribuito su Rai 1 in anteprima mondiale il 10 marzo 2021 in prima serata.

Trama de La Bambina che non voleva cantare

Nella campagna livornese dei primi anni Sessanta vive la piccola Nada, con la sorella Miria, il babbo Gino e la mamma Viviana, preda di forti depressioni. Quando suor Margherita scopre il talento vocale e canoro della piccola ecco che si crea un forte legame tra la piccola e la madre che attraverso la figlia sembra ritrovare quella felicità svanita. Nada inizierà così per volere della mamma ad andare a scuola di canto e iniziando a svolgere vari concorsi canori che la condurranno sul palco di Sanremo.

Recensione de La Bambina che non voleva cantare

Nell’incipit del lungometraggio abbiamo la sigla con immagini di repertorio della riviera di Sanremo, del Casinò, e di come venivano realizzati i dischi, assieme a inquadrature nuove di finzione in cui la quindicenne Nada è nello studio di registrazione. Le immagini sono sia in bianco e nero, che colorate con tinte verde, rosso, giallo ecc… Vediamo Nada che si sta preparando per il suo debutto al Festival di Sanremo 1969, dove cantò Ma che freddo fa (Testo Franco Migliacci, Musica di Claudio Mattone), abbinata al gruppo inglese dal genere beat The Rokes, classificandosi quinta. Dopo varie fotografie sul set per Sanremo, Nada si prende una pausa ed entra nel camerino di un musicista; si scoprirà nel corso del film trattarsi di Gerry, bassista dei Camaleonti, che poi diventerà dal 1973 suo marito. Alla domanda del ragazzo, “Da dove arrivi tu” lei risponde “Da un altro mondo”, la narrazione si avvia verso un lungo flashback sulla sua infanzia, dove Nada è cresciuta nella campagna di Gabbro, in una famiglia povera comunista; la didascalia ci dice che siamo nel 1961, quando Nada ha sette/otto anni (Giulietta Rebeggiani).

La colonna sonora con l’orchestra e il suono dei violini, che è il leit motiv musicale del film, dà un senso di struggente poesia ed emozione sentimentale all’opera filmica. Nada è una bambina vivace, e la sua nonna (Nunzia Schiano) per darle un’occupazione la manda ad aiutare la sua sorella maggiore Miria (Giulia Battistini) a fare il corredo, dalle monache. E’ qui che Nada, annoiandosi del cucito e passeggiando per il corridoio, ascolta la musica del coro religioso di bambini e si dirige da loro. L’organista e direttrice Suor Margherita (Paola Minaccioni), capendo che è la figlia della Viviana (Carolina Crescentini), decide d’inserirla con gli altri bambini a cantare la lode alla Vergine Maria “Dell’Aurora Tu Sorgi più bella”. Nada, rispetto agli altri bambini stonati, è incredibilmente intonata e canta divinamente come un angelo, con la suora che, sorpresa di questa benedizione di Dio, lo va a dire ai suoi parenti, perché un talento del genere deve essere coltivato.

Nada soffre per l’assenza di sua madre, che pur vivendo con lei, è distante, allettata, soffrendo di depressione, assumendo medicine. La famiglia si sostiene tramite il lavoro di fatica nei campi di suo padre Gino (Sergio Albelli), e con la collaborazione della nonna e di sua sorella maggiore. E’ quando la madre si reca in chiesa ad assistere alla prova della sua figlia che canta da solista, il suo animo e il suo volto diventano più sereni, commuovendosi; la musica la rinvigorisce e la rende guarita, ricominciando a lavorare al mercato al banco dove vende principalmente polli. La tematica forte de La Bambina che non voleva cantare è infatti il rapporto viscerale che si crea tra la madre e la figlia, con i sensi di colpa di entrambe; da parte di Viviana, quella di non essere una buona madre, mentre quella della figlia, che poi viene mostrata adolescente, quella di andare a cantare ai vari concorsi canori, affiancata dal suo maestro Leonildo (Paolo Calabresi), non tanto per se stessa, quanto per il benessere mentale di sua mamma. Il maestro riconosce fin dalla prima lezione della bambina, una dote innata per la musica e il suo orecchio assoluto. Il rapporto col maestro all’inizio non è facile, perché Nada non ci si trova bene e le viene da ridere, mentre Leonildo è troppo serio e non è molto bravo ad insegnare ai bambini.

Ho immaginato La bambina che non voleva cantare dopo aver realizzato nel 2009 il film documentario Il mio cuore umano, ispirato al racconto autobiografico di Nada. Mi sono innamorata subito di questa bambina dalla voce prodigiosa con il cuore ferito per l’instabilità emotiva della madre, così ho pensato a un film che unisse la favola con la musica, personaggi lievi e vitali insieme con i lati più oscuri dell’animo umano, la potenza del talento e della vocazione con le paure più segrete dell’infanzia: il timore dell’abbandono, di non essere amati abbastanza, della morte dei genitori. Nada canta per Viviana dedicando a lei ogni parola delle canzoni d’amore che il maestro Leonildo le fa conoscere. Attraverso il testi che parlano di sentimenti, il film è anche un viaggio nella canzone italiana di quegli anni. Mina, Vanoni, Paoli, Claudio Villa: la musica ci ricorda chi siamo e da dove veniamo, facendoci immergere nella nostra tradizione e nel nostro immaginario. Così, se il racconto dell’infanzia ha il sapore del ricordo, nell’adolescenza, man mano che la storia procede, sentiamo avvicinarsi la contemporaneità con stupore ed emozione per un mondo che è tutto da scoprire.

Costanza Quatriglio

Il film rappresenta principalmente gli anni della gavetta della cantante, mostrandoci varie esibizioni di Nada di canzoni fondamentali della musica italiana per il nostro patrimonio sociale e culturale, accompagnata al pianoforte dal maestro. Le esibizioni sono: quella da bambina al matrimonio di sua sorella Miria  in cui esegue accompagnata dai musicisti Senza Fine di Gino Paoli del 1961, per rifar stare bene sua mamma; Nada adolescente che canta al concorso di Lido Di Camaiore, vincendo il primo premio ritirato dalla madre per la vergogna, con il brano Io ti darò di più, singolo di Memo Remigi interpretato da Iva Zanicchi, del 1966; Un bacio è troppo poco, cantata a Forte Dei Marmi, canzone del 1965 interpretata da Mina, in cui nella finzione l’autore della canzone è il suo maestro, che detta le parole a Nada che le trascrive nel quaderno (abbiamo un montaggio incrociato tra il momento della scrittura e l’esecuzione); l’esibizione della canzone Non pensare a me a Viareggio, canzone sia d’Iva Zanicchi che di Claudio Villa, del 1967.  La storia si articola tra la favola e la dura realtà della vita di campagna negli anni sessanta, con i personaggi che parlano in livornese. Sia Giulietta Rebbeggiani e Tecla Insolia interpretano Nada nelle esibizioni canore con bravura e personalità. Interessante la scelta registica per entrambi le attrici di non emulare il timbro scuro di Nada, ma di conservare la propria voce. Inoltre Tecla Insolia, si è trasferita con la sua famiglia a Piombino dall’età di un anno e, proprio come Nada, ha cominciato da bambina a cantare. Quindi la scelta registica del ruolo di Nada adolescente affidata a Tecla Insolia, non è per la somiglianza della voce ma per una condivisione di una gavetta musicale e di un fascino d’altri tempi, che Tecla incarna.      

Note Positive

  • La bravura degli attori
  • La bellezza delle esibizioni canore
  • La colonna sonora di Luca D’Alberto

Note Negative

  • Qualche riempitivo di troppo sulle vicende del paese

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