
I contenuti dell'articolo:
La casa di Jack
Titolo originale: The House That Jack Built
Anno: 2018
Paese: Danimarca, Svezia, Francia, Germania
Genere: Thriller
Produzione: Zentropa
Distribuzione: Videa
Durata: 2 hr 32 min
Regia: Lars Von Trier
Sceneggiatura: Lars Von Trier
Fotografia: Manuel Alberto Claro
Montaggio: Molly Marlene Stensgaard
Effetti Speciali: Peter Hjorth
Musiche: Victor Reyes
Attori: Matt Dillon, Bruno Ganz, Uma Thurman, Siobhan Fallon Hogan, Riley Keough
Per molti anni ho fatto film su donne, ora ho fatto un film su un uomo malvagio. Il film più brutale che abbia mai realizzato
cit. Lars Von Trier
Criticato, fischiato, ritenuto ripugnante e censurato in molti paesi in cui anche l’Italia, La casa di Jack è il venticinquesimo film del regista più amato e odiato dai festival Lars Von Trier, che dopo aver diretto “Dancer in the Dark” (2000); “Dogville” (2003); “Antichrist”(2009) definito da CIAK come “un capolavoro delirante”; “Melancholia” (2011), con cui la protagonista Kirsten Dunst ha ricevuto il premio per la miglior interpretazione femminile oltre a essere vincitore di tre European Film Awards tra cui come miglior film europeo dell’anno, porta sullo schermo una storia crudele di omicidi in cui l’unico protagonista della vicenda è uno spietato serial killer, interpretato magistralmente da un Matt Dillon e con un cast di prestigio passando da Uma Thurman e Bruno Ganz.“The House That Jack Built” è stato presentato fuori concorso al festival di Cannes 2018 andando a sollevare polemiche e acclamazioni da parte della critica. Non c’era certo da aspettarsi un film tranquillo dall’anticonformista Lars Von Trier, celebre per aver lanciato il movimento cinematografico DOGMA 95 (un mondo a sé stante che ritratta tutto ciò che può definirsi Cinema) e per le sue affermazioni non convenzionali sul nazismo e l’ antisemitismo che lo hanno portato, nel 2011, a essere attaccato dall’opinione pubblica. La casa di Jack Inizialmente era stato pensato da Von Trier come serie televisiva, ma nel 2016 cambiò idea andando a sceneggiarlo come un film.
Trama de La Casa di Jack
Stati Uniti, 1970. Jack (Matt Dillon) è un ingegnere psicopatico con disturbi ossessivo – compulsivi. Dopo aver ucciso una donna che gli aveva chiesto soccorso lungo la strada, l’uomo è determinato ad affinare la sua «perfezione artistica» nel compiere omicidi e diviene, nei seguenti dodici anni, uno dei serial killer più temuti e spietati di tutti i tempi.

Recensione de La Casa di Jack
Il film è composto da cinque capitoli e un prologo. La storia viene vissuta e osservata dagli spettatori attraverso gli occhi insicuri di Jack, in costante disarmonia con il mondo che lo circonda. Il protagonista per tutta la durata del film si rivolge a un interlocutore che solo alla fine si rivelerà nell’identità del letterato Virgilio (Bruno Ganz); con lui spesso Jack si confronta e discute per i diversi modi di concepire l’arte, fortemente presente nel film sotto forma di citazioni letterarie, quadri, sculture ecc..
Le cattedrali antiche hanno spesso capolavori nascosti nei punti più bui, perché solo Dio possa vederli. Lo stesso vale per gli omicidi.
cit. La casa di jack
Matt Dillon interpreta un personaggio disturbante, angosciante e allo stesso tempo divertente, il quale progetta la sua personale costruzione dell’inferno, paragonata alla creazione di un opera d’arte, mentre Bruno Ganz (scomparso poco prima dell’uscita del film in Italia) rappresenta Virgilio e si rivelerà essere il poeta latino incaricato di scortare l’anima di Jack all’inferno in un viaggio oltremondano ricalcato sul modello della Commedia dantesca.

La prima vittima
Nel “Primo Incidente”, incontriamo la prima vittima, ovvero Uma Thurman ferma nella strada, che cerca di sistemare l’auto. Il serial killer si ferma e la accoglie nel suo furgoncino per portarla al primo meccanico disponibile. Tutto ciò può sembrare quasi “banale”, ma Lars Von Trier non lo è; le convenzioni del caso sono del tutto ribaltate, e alla suspense di cui dovrebbe essere il film, viene preferita una vena di umorismo grottesco. Iniziano così scambi di battute tra la donna ( al quale non viene attribuito un nome) e Jack. Il serial killer è infastidito, vorrebbe proseguire per la propria strada, ma lei insiste fino a convincerlo ad accompagnarla all’officina più prossima, a una decina di chilometri di distanza, per farle riparare il cric. La conversazione avviata da Uma Thurman contribuisce al senso di straniamento indotto da Von Trier:
Donna: Questo forse è stato un errore”.
Jack: Che cosa forse è stato un errore?”
D: Salire su questo veicolo con lei. Lei potrebbe essere un serial killer. Scusi, ma un po’ ne ha l’aspetto.
Cit. La casa di Jack
A questo punto, il cambiamento dei canoni è totale: se d’abitudine è il ‘carnefice’, a introdurre una prima nota minacciosa nei dialoghi, qui al contrario è la potenziale vittima a offrirsi come tale. Jack la invita infatti a rinunciare al passaggio, ma la donna mantiene le redini della situazione e rilancia, facendo perfino riferimento al cric come possibile arma ( il termine inglese per cric è proprio jack). Il meccanico esegue il proprio compito, e così pochi minuti più tardi Jack e la donna sono di ritorno; peccato che, al primo tentativo di utilizzo, il cric si rompa di nuovo, suscitando la frustrazione di Jack. Uma Thurman, insistente, ottiene di farsi ricondurre all’officina.
Lo sa, ritiro tutto quanto, quello che ho detto prima sul fatto che sembrava un serial killer. No, no, no, lei non ha la disposizione per quel genere di cose: è decisamente troppo incapace per assassinare qualcuno”,
cit. La casa di Jack
Ed è qui che Jack afferra il cric e, in un impeto di furia omicida, lo abbatte più e più volte sul volto della donna, uccidendola brutalmente.
In conclusione
La casa di Jack è più violento dal punto di vista psicologico che da quello fisico: vengono messe in gioco diverse sensazioni emotive che, presenziando in ugual maniera durante il film, portano lo spettatore a entrare in empatia con Jack e a sentirsi costantemente angosciato. Il regista usa molto spesso il black humor, la gravità dei numerosi omicidi è talvolta resa buffa, banale; La casa di Jack è un perfetto scenario della dualità del mondo: Jack è il volto della disperazione umana, dello stress e della difficoltà; le vittime son l’ingenuità e la stupidità. E’ un film che merita 5 stelle su 5 perchè unico nel suo genere. Un film che riesce a rievocare il malessere costantemente presente in ognuno di noi, è rappresentato l’indissolubile sistema binario che domina il mondo: bene e male, amore e odio, giusto e sbagliato. In poche parole è un film che non si vi lascerà certo indifferenti.
Note positive
- Sceneggiatura ben svolta e molto accurata nei dettagli
- Montaggio, spezza di continuo il materiale girato, facendo largo all’ accostamento analogico, cercando di rendere vivo il senso del film
- Fotografia espressionista in cui divampa il colore del rosso, del dorato fino all’effetto seppia
Note negative