
La sposa in nero
Titolo originale: La mariée était en noir
Anno: 1968
Nazione: Francia
Genere: Thriller, drammatico, crime
Casa di produzione: DDL Cinematografica, Les Films du Carrosse, Les Productions Artistes Associés, Dino De Laurentiis Cinematografica
Durata: 107 minuti
Regia: François Truffaut
Sceneggiatura: François Truffaut, Jean-Louis Richard
Fotografia: Raoul Coutard
Montaggio: Claudine Bouché
Musiche: Bernard Herrmann
Attori: Jeanne Moreau, Michel Bouquet, Jean-Claude Brialy, Charles Denner, Claude Rich, Michael Lonsdale, Daniel Boulanger
Trailer di “La sposa in nero”
Informazioni sul film e dove vederlo in streaming
La sposa in nero prende il soggetto dal libro La sposa era in nero di Cornell Woolrich, edito nel 1940. Al suo sesto lungometraggio, François Truffaut si discosta dall’ideologia della Nouvelle Vague per abbracciare il cinema di genere, seguendo come ispirazione uno dei grandi maestri del cinema thriller, ovvero Alfred Hitchcock. La piega che prese Truffaut discostandosi dalle ideologie del movimento artistico francese ne scaturì una discussione epistolare con l’amico Jean-Luc Godard, reo (secondo Godard) di seguire uno stile commerciale, volto al profitto e dimenticandosi degli ideali. Truffaut continuò comunque a fare grande cinema discostandosi dai dettami della Nouvelle Vague, come si vedrà in seguito con La mia droga si chiama Julie (1969) o Effetto notte (1973), film dopo il quale ci fu il dibattito, etichettato come convenzionale. La sposa in nero, distribuito prima in Germania Ovest il 22 marzo del 1968, viene poi distribuito nel paese di origine il 17 aprile dello stesso anno. In Italia viene distribuito il 30 aprile dello stesso anno. Jeanne Moreau è l’assoluta protagonista della pellicola, tornando a collaborare con Truffaut dopo capolavori come I 400 colpi (1959) e Jules e Jim (1962), accrescendo il rapporto professionale e creativo.
Trama di “La sposa in nero”
Una donna tenta il suicidio, ma la madre tempestivamente la salva bloccandola prima che salti dalla finestra. La donna, Julie Kohler, decide di partire per regolare i conti con degli uomini che le hanno fatto del male. Riesce a incontrare il signor Bliss, un dongiovanni incallito che prova a sedurla. Qui inizia la vendetta della donna.
Recensione di “La sposa in nero”
L’ispirazione per Kill Bill (2003) di Quentin Tarantino proviene senz’altro da questo film meno rinomato del regista francese François Truffaut, in cui una donna da poco vedova, anziché disperarsi per la perdita, decide di agire lei stessa. Prende in mano la situazione vendicandosi di coloro che le hanno portato via l’amore della sua vita. Truffaut, con la sceneggiatura di Jean-Louis Richard, mette in piedi una storia originale, diversa da quanto siamo abituati a vedere. Qui la donna non è un personaggio da compiangere. Un film in cui la protagonista si strugge per il dolore. Al contrario, Julie Kohler non appare mai fragile allo spettatore, anche quando i suoi tentativi di rivalsa sembrano vani. Ha un’espressione fredda, impenetrabile. Si percepisce il dolore, ma non lo mostra mai in modo plateale. La diegesi ce lo mostra tramite dei flashback che aiutano alla comprensione delle dinamiche. L’elemento che rimane oscuro allo spettatore è come una donna, apparentemente semplice e senza un’erudizione da serial killer possa mettere in atto dei delitti efferati. In realtà, questo non è un dettaglio fondamentale da sapere per lo spettatore, visto che Julie utilizza un’arma che tutti gli esseri umani possiedono: il cervello. Tutte le situazioni in cui uccide sono affiancate da azioni acute, dove Julie è ingegnosa nel realizzare i suoi piani. Una donna metodica pronta a tutto per attuare la sua vendetta. Julie Kohler rappresenta il binomio bellezza/efficienza. Sì, perché gli uomini che lei vuole uccidere vengono colpiti dalla sua bellezza. È cupa e sensuale al tempo stesso. Una delle sue vittime si vanta di essere un donnaiolo incallito, attratto dalle belle donne e capace di attirare qualunque donna egli desidera. Non a caso il titolo adattato in italiano è La sposa in nero (anche il titolo originale è significativo in questo senso), qualcosa di peculiare, visto che una sposa è sempre vestita di bianco. In questo caso, la sposa non può godersi il lieto evento del matrimonio, ma è costretta a vestirsi in lutto (di nero) per l’uccisione del marito.
Narrativamente parlando Truffaut omaggia Alfred Hitchcock, suo grande ispiratore cinematografico. Come spesso accade nei film del regista britannico, allo spettatore non vengono consegnati tutti i dati necessari, ma piano piano si arriva a una conclusione del cerchio che scopre gli altarini. Lo spettatore si chiede se Julie Kohler possa realizzare il suo piano oppure no in un crescendo di eventi unico. La tensione gradualmente sale, esprimendo tutto il pathos possibile. Questo anche grazie alla progressiva scoperta dei bersagli. Infatti, lo spettatore non conosce subito l’identità degli uomini che Julie vuole giustiziare, anzi, non conosce nemmeno il motivo. Si scopre tutto successivamente, dando modo allo spettatore di entrare nel vivo della storia passo dopo passo.
Il personaggio di Julie Kohler, interpretato magistralmente da Jeanne Moreau, è una femme fatale a tutti gli effetti. Come detto, un oggetto del desiderio irraggiungibile per chiunque, visto che Truffaut ha avvisato lo spettatore del suo amore ormai spezzato. Chi guarda sa quali sono le intenzioni della donna e l’inefficacia dei tentativi di approccio degli spasimanti. Non ci aspettiamo una protagonista che improvvisamente si innamora di un suo bersaglio o di un ipotetico alleato. Julie è un personaggio autonomo che ha bisogno solo di sé stessa. Il suo atteggiamento è provocante, ma sempre distaccato, proprio per far percepire il suo stato di donna complicata. Anche qui, un elemento differente dai soliti crime a cui siamo abituati. Generalmente è l’uomo ad avere in mano la situazione, godendo di un’aura poderosa e di mistero. In questo caso è una donna apparentemente comune che agisce in modo inaspettato.
La sposa in nero è un tentativo innovativo di prendere il cinema crime traendo ispirazione dal noir americano e accostarlo alla Nouvelle Vague francese, senza però osare nelle tecniche. La regia infatti è canonica, utilizzando campi/controcampi e campi medi per rendere l’ambiente ben fruibile allo spettatore. Un film innovativo che non si discosta dal classicismo da cui prende spunto.
In conclusione
La sposa in nero è un crime innovativo, capace di raccontare una storia al femminile con una protagonista forte e caparbia, sovvertendo la classica storia al maschile. Ottima regia con un rimando citazionistico ai film di Alfred Hitchcock da cui Truffaut prende ispirazione.
Note positive
- Trama
- Regia
- Protagonista memorabile
- Pathos
Note negative
- Risoluzione sbrigativa di alcune situazioni
| Regia |
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| Fotografia |
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| Sceneggiatura |
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| Colonna sonora e sonoro |
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| Emozione |
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| Interpretazione |
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SUMMARY
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4.3
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