La vetta degli dei (2021): Un omaggio all’alpinismo e a G. Mallory e A. Irvine

la vetta degli dei

La vetta degli dei

Titolo originale: Le sommet des dieux

Anno: 2021

Paese: Francia

Genere: Animazione, drammatico

Casa di produzione: France 3 Cinéma, Auvergne Rhône-Alpes Cinéma, Julianne Films, Folivari, Mélusine Productions

Distribuzione: Netflix

Durata: 1h 35m

Regia: Patrick Imbert

Sceneggiatura: Magali Pouzol, Patrick Imbert, Jean-Charles Ostorero

Montaggio: Camillelvis Théry, Benjamin Massoubre

Musiche: Amin Bouhafa

Attori: Lazare Herson-Macarel, Eric Herson-Macarel, Damien Boisseau

Trailer de La vetta degli dei

Basato sull’omonimo manga giapponese di Jiro Taniguchi del 1998, La vetta degli dei è un lungometraggio d’animazione francese diretto Patrick Imbert che ha partecipato al Festival di Cannes nell’edizione 2021. Diversamente da quanto avvenuto in alcune parti del mondo, dove è stato distribuito in sala nel settembre 2021, in Italia la pellicola sarà rilasciata direttamente in streaming sulla piattaforma on demand Netflix, dal 30 novembre 2021.

Trama de La vetta degli dei

Edmund Hillary e Tenzing Norgay nel 1953 sono i primi scalatori confermati ad aver scalato l’Everest, ma sono stati realmente i primi uomini a compiere questa impresa storica? Nel 1924 due alpinisti tentarono la difficile arrampicata, questi erano Andrew Irvine e George Mallory ma entrambi perirono nell’impresa lasciando però al mondo un dubbio: avevano raggiunto la vetta prima di morire? O sono deceduti durante la salita? L’unica possibilità per scoprire la verità è racchiusa nella macchinetta fotografica Vestpocket Kodak che i due avevano portato con loro, ma sia i loro corpi sia l’oggetto non sono mai stati trovati, almeno così pensava il reporter fotografico giapponese Fukamachi Makoto che, ben settant’anni dopo, s’imbatte nella famosa Vestpocket Kodak di Mallory che ora è nelle mani del misterioso alpinista scomparso Habu Jôji, uno scalatore emarginato che tutti ritenevano morto. Il giornalista dopo tale avvistamento decide d’indagare sul mistero in un viaggio che lo porterà, passo dopo passo, verso la vetta degli dei.

la vetta degli dei
© Le Sommet des Dieux – 2021 / Julianne Films / Folivari / Mélusine Productions / France 3 Cinéma / AuRA Cinéma

Recensione de La vetta degli dei

L’Everest è la grande avventura della prima metà del XX secolo, tutti attendevano che qualcuno realizzasse questa impresa fino al 1953. Da allora quasi 5.800 alpinisti l’hanno scalato con successo ma 300 di loro hanno perso la vita nel tentativo. Molti dei loro corpi sono ancora lungo il percorso che li avrebbe condotti vero la vetta. Questo elemento ha dato fascino a questi eventi, grazie anche a personaggi importanti come George Mallory, che ha influenzato il lavoro originale di Yumemakura.

Cit. Ostorero

Un giallo emozionante. Ecco la definizione che si potrebbe donare al lungometraggio di Patrick Imbert. La vetta degli dei ricorda per struttura ed escamotage narrativo Loving Vincent in cui troviamo il figlio di un postino, incaricato di recapitare una lettera a Theo, fratello di V. Vang Gogh, che inizia a compiere un viaggio personale e di vicinanza al mondo del pittore fino a cercare di svelare il vero motivo della sua morte, ecco anche in questa pellicola d’animazione francese abbiamo un uomo, un fotografo alpinista, che intraprende una sua indagine personale per dare risposta a una domanda lasciata aperta da fin troppo tempo: Mallory e Irvine, sono i primi scalatori dell’Everest? 

Su questa domanda si svolge, come un giallo giornalistico, la narrazione dell’opera drammaturgica La vetta degli dei la quale si dimostra fortemente complessa da scrivere per il trio di sceneggiatori poiché ci sono trovati tra le mani una miriade di sottotrame, tutte connesse tra loro e che dunque andavano maneggiate con cura, come: la ricerca di Habu per l’Everest, l’indagina di Fukamachi sul mistero della macchina fotografica di Mallory, il passato tormentato di Habu e infine il mostrare l’Everest non solo come montagna ma come personaggio stesso vivente della narrazione, il tutto senza dimenticare il percorso di crescita personale del reporter, che all’interno del viaggio troverà risposte e domande ai suoi quesiti più personali e intimi. Come dichiarato anche degli sceneggiatori, infatti, alla base di questa scrittura filmica c’è l’intreccio tra il passato e il presente, caratteristica che faceva parte anche del manga, ma per rendere bene questo connubio di storie i drammaturghi hanno guardato come fonte d’ispirazione cinematografica al film d’Isao Takahatata, Only Yesterday (Pioggia di ricordi) del 1991, il quale si basava sul medesimo intreccio temporale.

THE SUMMIT OF THE GODS - (Pictured) FUKAMACHI. © Le Sommet des Dieux – 2021 / Julianne Films / Folivari / Mélusine Productions /
THE SUMMIT OF THE GODS – (Pictured) FUKAMACHI. © Le Sommet des Dieux – 2021 / Julianne Films / Folivari / Mélusine Productions /

Non solo la sceneggiatura riesce a elevare la storia ma anche l’animazione in 2D ha un ruolo di primissimo piano, grazie a un attento lavoro degli animatori che hanno donato durante la realizzazione, dei personaggi e delle ambientazioni potenti attraverso un approccio realistico, ricalcando con precisione quello del manga di Taniguchi, il quale aveva lavorato (prima della sua morte) al fianco degli animatori e sceneggiatori aiutandoli a donare la giusta caratterizzazione visiva alla storia, nonostante ciò però sono presenti delle evidenti divergenze tra i disegni dei fumetti e quelli del lungometraggio, anche se ciò non ha intaccato minimamente l’opera audiovisiva, anzi.

Non ho cercato di attenermi al suo design, perché a Taniguchi piaceva inserire molti dettagli. Era impossibile riprodurli tutti nell’animazione, visto il numero di disegni da realizzare, ma disegnando una linea più leggera, gli animatori hanno potuto mettere a fuoco i volti, le loro espressioni. Mantenere una linea realistica e scegliere il 2D richiedeva una grande precisione, ad esempio, sul posizionamento degli occhi. Un occhio leggermente troppo basso crea una sensazione di disagio per lo spettatore.

Cit. Imbert

Se l’animazione richiama bene il concetto dell’alpinismo donandoci paesaggi avvolti dal bianco e dal carattere roccioso, in grado di trasmettere le emozioni vivide di un uomo come Habu, colui che viveva per scalare, anche il suono ha un ruolo importante. Il sonoro risulta l’alma in più della pellicola d’animazione risultando così preciso e ben fatto, tanto da condurci entro il mondo dele montagne e degli alpinisti donandoci la giusta tensione attraverso il giusto mix di pericolo e bellezza naturalistica. Ovviamente più gli scalatori salgono verso la vetta meno sono presenti i dialoghi all’interno del lungometraggio ma questi sono ben sostituiti dallo scricchiolio della neve, dal vento assordante, dal respiro dei personaggi o dal rumore delle valanghe e dal temporale. Di assoluta bellezza emotiva sono le scene in cui i nostri personaggi sono in difficoltà e devono riuscire a scappare davanti a una morte in agguato, in questo senso appare potente la scena in cui Habu cerca di salvare un giovane scalatore da una morte ormai certa.

Fotogramma de La vetta degli dei
© Le Sommet des Dieux – 2021 / Julianne Films / Folivari / Mélusine Productions / France 3 Cinéma / AuRA Cinéma

Il film si erge oltre il senso visivo e tocca vette tendenti alla filosofia dell’alpinismo, mostrando la passione degli uomini e la loro forza ponendo allo spettatore un concetto importante al senso stesso di vivere, come udiamo nella pellicola: “Non puoi impedire agli altri di fare ciò che vogliono, anche se non ha senso, anche se è pericoloso”.  Il finale stesso della pellicola si erge verso lo spiritualismo, dove Habu si trova dinanzi alla vastità del creato, avvolto da una solitudine, elemento che fa parte della stessa natura umana e che alla fine diviene metafora e simbolo dell’umanità stessa e del carattere di Habu. Sia per questo “rude” alpinista dal cuore tenero, sia per il reporter sfidare l’Everest non è solo una vicenda sportiva ma tocca le loro stesse corde dell’anima portandoli verso una nuova dimensione e consapevolezza interiore.

Gli alpinisti descrivono la loro passione come un modo per sentirsi vivi. È l’umiltà dell’uomo di fronte alla natura. Come per la corsa del Vendée Globe, scalare l’Everest è come affrontare un essere umano, un corpo che si spinge nei suoi limiti.

Cit. Roelants

Note positive

  • Il sonoro
  • L’animazione
  • Sceneggiatura

Note negative

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