L’elemosina (2020): un mancato Black Mirror italiano

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Locandina de L'elemosina

L’elemosina

Titolo originale: L’elemosina

Anno: 2020

Paese: Italia

Genere: Fantascienza

Casa di Produzione: Passo Uno

Distribuzione italiana:

Durata: 16 min

Regia: Gianni De Blasi

Sceneggiatura: Francesco Niccolai, Gianni De Blasi

Fotografia: Giorgio Giannoccaro

Montaggio: Mattia Soranzo

Musiche: Gabriele Panico

Attori: Iaia Forte, Demetra Bellina, Werner Alexander Waas

Trailer di L’elemosina

Informazioni sul corto e dove vederlo in streaming

Cortometraggio di Gianni De Blasi con protagonista l’attrice Iaia Forte e gli attori Demetra Bellina e Werner Waas, L’elemosina è stato presentato fuori concorso in anteprima al Festival del Cinema Europeo e al Trieste Science + Fiction Festival.

Trama de L’elemosina

Laura, una donna sola e benestante, abbandona la sua casa per accedere al provino del talent show «L’Elemosina». Il format vede tre mendicanti contendersi la compassione dei telespettatori, raccogliendo donazioni in diretta. Il desiderio di apparire della donna nasconde un ultimo disperato gesto di riscatto.

Frame del corto L'elemosina
Frame del corto L’elemosina

Recensione di L’elemosina

Il film è ambientato in un futuro prossimo in cui riscuote grande successo un nuovo format televisivo, chiamato “L’Elemosina”, “che vede tre mendicanti contendersi la compassione dei telespettatori, raccogliendo donazioni in diretta” (dalla descrizione ufficiale). Il soggetto è molto interessante e non può non ricordare la distopia disturbante di Black Mirror, serie i cui caratteri sono evidentemente ripresi in diversi momenti del film. Il riferimento più adeguato è sicuramente l’episodio Quindici milioni di celebrità, del 2011, rispetto al quale il corto di De Blasi presenta comunque delle sostanziali differenze: le donazioni in diretta ricordano il funzionamento di Twitch, che nel 2011 non era ancora così popolare, e soprattutto emergono delle particolarità legate al diverso panorama italiano. L’ossessione per l’apparizione televisiva può ricordare Reality di Garrone (2012), ma è soprattutto interessante un collegamento tra il format “L’Elemosina” e la cosiddetta “TV del dolore”, la cui massima rappresentante è Barbara D’Urso.

Per quanto riguarda le figure tragicamente grottesche dei mendicanti che cercano di vincere la gara, si sarebbero potuti trovare punti di riferimento interessanti in certi capisaldi della commedia all’italiana, soprattutto ne I mostri di Dino Risi (1963) e ancora di più ne I nuovi mostri (Risi, 1973), ma purtroppo questa possibilità non è stata sfruttata dal regista. In generale il film, nonostante la bellissima idea di partenza, non riesce a essere un Black Mirror italiano ma somiglia piuttosto a un’imitazione di Black Mirror in cui la marca italiana, a parte l’accostamento con la TV del dolore (che poteva comunque essere meglio evidenziato), emerge in senso negativo: a parte alcune idee interessanti per quanto riguarda il formato la regia non colpisce, la recitazione non fa che sottolineare la superiorità degli interpreti della serie britannica e il tentativo di inserire una trama di stampo sentimentale, accompagnata da un evitabile voice over, distoglie l’attenzione dall’idea del format televisivo, che se meglio sviluppata avrebbe potuto dare vita a un’opera decisamente più incisiva e interessante.

In conclusione

“L’Elemosina” si configura come un intrigante esperimento cinematografico ambientato in un futuro prossimo, dove il format televisivo “L’Elemosina” offre uno sguardo disturbante sulla ricerca della compassione dei telespettatori attraverso donazioni in diretta, richiamando suggestioni di Black Mirror. Tuttavia, il film, pur presentando interessanti connessioni con la “TV del dolore” italiana, manca dell’originalità e dell’incisività della serie britannica. Le figure dei mendicanti, sebbene potenzialmente ispirate alla commedia all’italiana, non riescono a sfruttare appieno questa opportunità. Nonostante una promettente idea di base, la regia e la recitazione non raggiungono la stessa raffinatezza di Black Mirror, mentre l’introduzione di una trama sentimentale e di un voice over superfluo distoglie l’attenzione dal potenziale del format televisivo, che avrebbe potuto essere sviluppato in modo più incisivo e coinvolgente.

Note positive

  • Idea del format televisivo molto intelligente e interessante

Note negative

  • Recitazione
  • Effetti digitali mal realizzati
  • Sceneggiatura che “spreca” l’idea di base
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cinefilanonima
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