Les Carabiniers (1963): uno sguardo crudo sulla guerra

Les carabiniers locandina

Les Carabiniers

Titolo originale: Les Carabiniers

Anno: 1963

Nazione: Francia, Italia

Genere: drammatico, guerra

Casa di produzione: Cocinor, Les Films Marceau, Rome Paris Films, Laetitia Film

Distribuzione:

Durata: 80 min

Regia: Jean-Luc Godard

Sceneggiatura: Jean-Luc Godard, Jean Grault, Roberto Rossellini

Fotografia: Raoul Coutard

Montaggio: Lila Lakshmanan, Agnès Guillemot

Musiche: Philippe Arthuys

Attori: Roger Coggio, Jean-Louis Comolli, Catherine Durante, Odile Geoffroy, Alvaro Gheri, Geneviève Galéa, Pascale Audret, Jean Brassat, Jean Grault, Albert Juross, Marino Masé, Gerard Poirot, Catherine Ribeiro, Barbet Schroeder, Wladimir Servien

Trailer del film Les Carabiniers

Trama de Les Carabiniers

In una misera casa isolata in campagna vive Michelangelo con il fratello Ulysse, la compagna di quest’ultimo Vénus e la madre di lei, Cléopâtre. Un giorno arrivano con un automezzo militare dei soldati reclutatori con un decreto di arruolamento: il Re fa appello per la guerra. Dapprima riluttanti, Ulysse e Michel-Ange si lasciano convincere dalla promessa di saccheggio, con possibilità di tenere il bottino per sé. Non solo: a sentire i soldati si può compiere impunemente ogni sorta di sopruso, come rompere le braccia ai bambini, bruciare la gente in chiesa, mangiare senza pagare il conto…

Fotogramma di Les Carabiniers
Fotogramma di Les Carabiniers

Recensione di Les carabiniers

“La polvere, il sangue, le mosche, l’odore”

Fabrizio de Andrè, terzo intermezzo

È questo quello che resta dell’affresco sulla guerra lasciatoci da Jean-Luc Godard. Attraverso le gesta dei due protagonisti, Michelangelo e Ulysse, il regista ci descrive l’unico epilogo di qualsiasi guerra che sia mai stata ingaggiata: sconfitta. L’intero film è ritmato da scritte inserite in fase di montaggio, con caratteri quasi da cartone animato, e foto reali di guerra e di morti che richiamano il genere documentaristico, sempre accompagnate da una musica di sottofondo che sembra dialogare con uno spettatore quasi abituato agli orrori della guerra, orrori che non fanno più scalpore. Questo è il fil rouge dell’intera narrazione: l’assenza di anima, la normalizzazione della distruzione e del disgusto della guerra; lo si vede ad esempio nelle immagini di donne violate ma mute, come consapevoli che urlare e dimenarsi non avrebbero portato salvezza in quel contesto; o dalle persone derubate dei loro beni che le quali restano inermi di fronte all’atteggiamento prepotente dei soldati. Ma lo stesso Michelangelo, come se non si rendesse conto di star compiendo delle atrocità, sembra agire sempre assecondando un candore bambinesco che si intravede, ad esempio, nella scena in cui puntando addosso una pistola a una donna, le ordina d’inginocchiarsi e dopodiché le sale in groppa come potrebbe fare un bambino immaginando di essere un cowboy col suo cavallo, senza torcerle un capello. Come di consueto nei film di Godard, è poi presente un omaggio al cinema: in una scena cui protagonista è sempre Michelangelo, che al cinematografo per la prima volta, tenta di toccare invano la donna intenta a farsi un bagno sullo schermo.

Il racconto prosegue con i viaggi di Ulysse e Michelangelo da un campo di battaglia all’altro, da un saccheggio a un altro, fino alla scena in cui due partigiani, con l’obiettivo fallito di uccidere i protagonisti, si ritroveranno dall’altro lato del fucile. Prima dell’esecuzione, la donna partigiana cita prima Lenin e poi una poesia di Majakovskiy. Saranno necessari plurimi colpi di fucile per ucciderli; come se oltre al corpo, fosse necessario anche ucciderne l’anima. Ma la scena che nel desolante veleno del contesto, sembra darci un antidoto, è quella in cui rientrati dalla guerra, i protagonisti portano a casa, non l’oro e i beni che avevano promesso all’inizio della campagna a Cleopatra e Venere (le donne di casa), ma delle cartoline di foto scattate durante i viaggi di guerra; il Colosseo, le piramidi, la torre Eiffel, il Big Ben, descritti come i più grandi tesori del mondo. La pellicola si chiude con la resa incondizionata del re e la conseguente sconfitta di Ulysse e Michelangelo, i quali sempre nella loro stoltezza, recatisi presso gli ufficiali pronti a ricevere il compenso per aver combattuto per il re, troveranno invece la morte.

Fotogramma di Les carabiniers locandina
Fotogramma di Les carabiniers locandina

In conclusione

Film in bianco e nero del 1963, Les Carabiniers racconta il senso di straniamento, d’impotenza che solo la guerra causa. Un opera da scopire

Note Positive

  • La fotografia di Raoul Coutard
  • Il bianco e nero
  • Il punto di vista originale col quale viene trattato il tema della guerra

Note Negative

  • Qualche errore di montaggio facilmente individuabile

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