Liliana (2024). Il ritratto intimo e coraggioso di Liliana Segre

Recensione, trama e cast del documentario Liliana (2024) per la regia di Ruggero Gabbai e presentato alla Festa del cinema di Roma 2024.

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Trailer di “Liliana”

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

Ruggero Gabbai si è laureato al Rochester Institute of Technology (Kodak) in fotografia e, nel 1993, ha completato il suo percorso di studi conseguendo un Master in regia cinematografica alla Columbia University di New York. La sua tesi di laurea è stata il documentario The King of Crown Heights, trasmesso in prima serata dalla PBS negli Stati Uniti. Dopo questa esperienza internazionale, nel 1995 Gabbai è tornato in Italia, dove ha fondato la casa di produzione Forma International.

Nel 1997, in collaborazione con il Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, ha realizzato il suo primo lungometraggio documentaristico dedicato alla Shoah italiana, un tema che è diventato centrale nella sua carriera cinematografica. Questo film, intitolato Memoria, è stato selezionato per l’anteprima mondiale al Festival di Berlino ed è stato successivamente trasmesso in prima serata su Rai 2.

Nel corso della sua carriera, Gabbai ha diretto numerosi documentari affrontando temi di grande rilevanza storica e sociale. Tra i suoi lavori più noti figurano:

  • Io ricordo (2008), che esplora la memoria delle vittime della mafia in Sicilia;
  • Il viaggio più lungo (2003), un racconto sulla deportazione degli ebrei dall’isola greca di Rodi;
  • Libia, l’ultimo esodo (2017), che descrive la vita degli ebrei libici prima della loro diaspora;
  • Kinderblock – L’ultimo inganno (2020), un drammatico racconto della tragica storia di Sergio De Simone, un bambino vittima dell’Olocausto utilizzato come cavia per esperimenti medici dal dottor Mengele ad Auschwitz-Birkenau.

Nel 2024, Gabbai ha arricchito ulteriormente la sua produzione cinematografica legata alla Shoah con il documentario Liliana. La pellicola, un racconto onesto e intimo sulla vita della senatrice a vita Liliana Segre, narra la sua esperienza da bambina nel campo di concentramento di Auschwitz e il suo impegno come testimone per educare le nuove generazioni sugli orrori del passato, con l’obiettivo di evitare che tali tragedie si ripetano.

Liliana è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2024 il 20 ottobre, con una proiezione stampa alle 09:00 presso il Teatro Studio Gianni Borgna (Auditorium Parco della Musica) e una proiezione ufficiale per il pubblico alle 16:30 nella Sala Petrassi.

Per quanto riguarda la distribuzione cinematografica definitiva, il documentario è stato acquisito da Lucky Red e viene proiettato nei cinema italiani come evento speciale dal 20 al 22 gennaio 2025, in occasione del Mese della Memoria della Shoah, con una replica prevista anche il 27 gennaio.

Trama di “Liliana”

Attraverso una narrazione che intreccia passato e presente, il documentario ripercorre la testimonianza della senatrice a vita Liliana Segre, raccontando l’arresto, la deportazione e il doloroso addio al padre. La narrazione si sviluppa mostrando aspetti meno conosciuti della sua vita, rivelando una figura moderna e appassionata nel trasmettere valori di libertà e uguaglianza alle nuove generazioni.

Le voci dei figli, dei nipoti e di personaggi pubblici come Ferruccio De Bortoli, Mario Monti, Geppi Cucciari, Fabio Fazio ed Enrico Mentana si alternano a quelle dei carabinieri della scorta, offrendo un ritratto intimo e umano di Liliana Segre. Il film si basa inoltre su materiali inediti custoditi negli archivi del CDEC – Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea – tra cui l’intervista del 1994 condotta da Liliana Picciotto, arricchendo il racconto con preziosi documenti storici. 

Liliana Segre in Liliana
Liliana Segre in Liliana

Recensione di “titolo”

Il racconto intimo e personale evocato direttamente da Liliana Segre si muove in luoghi di azione ben definiti: la sua Pesaro, la casa di Milano, il Senato a Roma ci mostreranno un aspetto interiore della senatrice sconosciuto al grande pubblico. Liliana Segre vive una scissione identitaria: non è abbastanza ebrea per gli ebrei, è unicamente ebrea per i cattolici. È una donna ancora tormentata dal suo passato ma che al contempo si sente libera di dire ed essere quello che è oggi. È consapevole che le sue parole hanno una forte risonanza e quindi percepisce la propria responsabilità

Note di regia

Nel 1997 Ruggero Gabbai ha realizzato Memoria, una pellicola documentaristica monumentale e fondamentale per comprendere l’importanza di mantenere viva la fiamma della memoria su tematiche di rilevanza sociale come la Shoah. Per la realizzazione di questa pellicola, il cineasta ha effettuato un’enorme quantità di riprese, circa 400 ore di girato, gran parte delle quali è rimasta inedita. Tra queste, spicca una lunga intervista a Liliana Segre, che si è aperta completamente al regista, raccontandogli quegli anni di orrori che l’hanno condotta sul binario 21 della stazione di Milano Centrale nel gennaio 1944, per salire su un convoglio diretto al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, luogo di morte e di disperazione.

Questa intervista rappresenta lo scheletro filmico della pellicola del 2024, intitolata semplicemente Liliana: il nucleo narrativo attraverso cui viene raccontato il dramma storico e personale che una giovanissima Segre ha vissuto sulla propria pelle. Se da un lato questa intervista funge da testimonianza viva sui drammi della Shoah, dall’altro, le nuove riprese – che ritraggono sia la senatrice a vita sia chi la conosce nella quotidianità – permettono di condurre un’indagine approfondita sull’umanità e sulle emozioni più intime della Segre,

Nel documentario, grazie alle sue dichiarazioni e alle immagini che la mostrano nella vita familiare e pubblica, Liliana si mette a nudo, spogliandosi di quell’aura che spesso le viene attribuita dalla stampa, rivelandosi come una donna semplice, con le sue fragilità e il suo profondo desiderio di vivere. Nel racconto offerto da Ruggero Gabbai, mai invasivo nei confronti della privacy della sopravvissuta alla Shoah, viene dato ampio spazio alla depressione che ha segnato diverse tappe della vita di Liliana Segre o alla mancanza di forza per permetterle di ritornare in quel campo di concentramento in cui ha vissuto un breve pezzo della sua vita. La pellicola effettua così un attento ritratto di una donna che ha lottato a lungo per scacciare i propri fantasmi interiori, quelle cicatrici invisibili ma profondamente radicate che il campo di concentramento di Auschwitz le ha lasciato, insieme al numero d’identificazione tatuato sulla pelle.

Accanto al racconto degli anni più drammatici della sua esistenza, il cineasta esplora e analizza, attraverso le parole della stessa Segre, il suo percorso interiore di trasformazione. Un cambiamento che, negli anni ’90, l’ha portata a rompere un lungo silenzio, mantenuto non solo nella sfera pubblica ma anche all’interno della sua stessa famiglia: neppure i suoi figli erano a conoscenza del suo passato nei campi di concentramento. Questo coraggio di rivelarsi e di condividere la propria esperienza le ha permesso di trovare un ruolo di straordinaria rilevanza sociale, diventando una voce autorevole per la pace e l’uguaglianza sociale, impegnata nella lotta contro il razzismo e l’indifferenza. Questa scelta di testimoniare non ha però reso la sua vita più semplice. Al contrario, con il peggioramento del clima sociale italiano nel periodo post Covid-19, la senatrice a vita ha iniziato a ricevere numerose lettere contenenti minacce di morte. Una situazione che l’ha costretta a vivere costantemente sotto scorta, una misura necessaria per garantire la sua sicurezza in ogni momento della giornata. Il film ci parla anche di ciò, del rapporto che la donna ha con la sua scorta personale.

Nel documentario Liliana (2024), Ruggero Gabbai si distingue per la sua capacità di narrare senza mai sovrapporsi al racconto. Attraverso una regia discreta ma efficace, Gabbai cattura frammenti di quotidianità che svelano l’essenza più autentica di Liliana Segre. Non si tratta di un ritratto del personaggio pubblico, della senatrice e della testimone della Shoah, ma di una finestra sull’essere umano che si cela dietro la figura pubblica. La macchina da presa si limita a osservare, permettendo agli spettatori di immergersi in una narrazione profondamente umana e intima, scandita dalle parole della Segre e dai ricordi di chi le è più vicino.

Un ruolo centrale è giocato dalle testimonianze dei figli di Liliana Segre. Con una sincerità disarmante, questi raccontano il peso di essere eredi di un’esperienza così tragica, un peso che sembra imprimersi non solo nell’anima ma persino nel DNA. La loro riflessione va oltre il semplice resoconto familiare, trasformandosi in una meditazione universale su come il trauma si trasmetta da una generazione all’altra, sul significato di essere genitori e figli in una famiglia segnata dall’orrore, ma anche dalla resilienza.

Gabbai riesce a intrecciare abilmente emozione e contenuto tematico, costruendo un documentario che non si limita a commuovere, ma che stimola una riflessione profonda. Il ritmo della narrazione è ben calibrato, alternando momenti di grande intensità emotiva a passaggi più riflessivi, in cui la Segre e la sua famiglia condividono pensieri che aprono nuovi orizzonti di comprensione. Ne risulta un ritratto complesso e stratificato, che va oltre la cronaca storica per esplorare la dimensione personale di una donna straordinaria. Il documentario non si ferma alla rappresentazione della sofferenza vissuta, ma celebra anche la forza con cui Liliana Segre ha saputo reagire. Gabbai delinea il percorso di una donna che ha trasformato il dramma personale in un messaggio universale di resistenza e speranza. L’ultima dichiarazione di Liliana Segre, con cui si chiude il film, è tanto semplice quanto potente: “Se qualcuno mi vuole ammazzare, lo faccia, ma io non scappo più!” Queste parole non sono solo una rivendicazione della propria forza, ma un atto di sfida contro il male, un simbolo della determinazione di chi, nonostante tutto, ha scelto di non piegarsi mai.

Fotogramma di Liliana (2024)
Fotogramma di Liliana (2024)

In conclusione

Liliana (2024) è un documentario che coniuga magistralmente cuore e contenuto, offrendo un ritratto profondo e intimo di Liliana Segre. Grazie alla regia sensibile di Ruggero Gabbai, lo spettatore viene immerso in una narrazione che esplora il dramma storico e personale, senza mai perdere di vista l’umanità della protagonista. Tra interviste inedite e momenti di vita quotidiana, emerge una figura straordinaria che ha trasformato la sofferenza in testimonianza e coraggio.

Note positive

  • Regia sensibile e non invasiva di Ruggero Gabbai
  • Profondo equilibrio tra narrazione storica e intimità personale
  • Testimonianza autentica e toccante di Liliana Segre

Note negative

  • /

Review Overview
Regia
Elementi visivi
Sceneggiatura
Colonna sonora e sonoro:
Emozioni
SUMMARY
4.0
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.