L’Odissea della Milano Films (1911)

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L’odissea

Titolo originale: L’odissea

Anno: 1911

Paese: Italia

Genere: avventura, epico

Produzione: Milano Films

Durata: 34 minuti

Regia: Giuseppe De Liguoro, Francesco Bertolini, Adolfo Padovan

Sceneggiatura: Giuseppe De Liguoro

Fotografia: Emilio Roncarolo

Montaggio: Romolo Galli

Attori: Giuseppe De Liguoro, Eugenia Tettoni, Ubaldo Maria Del Colle

Cortometraggio completo de L’odissea della Milanos Films

Trama de L’odissea

Ispirato all’Odissea di Omero racconta in tre parti le principali avventure di Ulisse: la partenza per Itaca, le Avventure come l’incontro con Polifemo, Scilla e Calipso, e il Ritorno a Itaca con la sconfitta dei Proci.

Recensione de L’odissea

E’ del 1911 il film muto del genere epico dell’Odissea, realizzato come L’inferno dai registi Giuseppe De Liguoro, Francesco Bertolini e Adolfo Padovan. Il film è suddiviso in tre atti in cui vengono rappresentate con immagini in movimento, anticipate da didascalie, le avventure di Ulisse narrate da Omero, che partito dall’isola di Itaca, incontra nel suo cammino vari mostri, tra cui il gigante Ciclope con un solo occhio all’interno della sua caverna, che accecherà con un palo infuocato; le sirene, che incantano con le loro voci e canti; i mostri Scilla e Cariddi. Il film ci mostra anche l’episodio dell’isola siciliana di Trinacria, in cui Ulisse con la sua nave e il suoi equipaggio, approdando nel posto dove vivono i tori sacri a Giove, sente provenire l’odore di fumo arrostito; i suoi compagni affamati hanno infatti deciso di mangiare gli animali sacri e per questa loro debolezza vengono puniti dalla divinità suprema, scagliando sulla loro imbarcazione un fulmine che incendierà la nave, in cui il solo naufrago sopravvissuto sarà proprio il comandante della spedizione Ulisse, l’unico che non mangiò la carne del toro. Viene quindi rappresentata per immagini questa maledizione prodigiosa da parte della divinità per chi ha osato andare contro alle legge divina della sacralità.

L’odissea rispetto al capolavoro dell’Inferno risulta interessante per via dei trucchi, ma rispetto alla cantica infernale è meno spettacolare e vivace, appaiono meno mostri e ottiene minor successo, anche se riuscì comunque a varcare i confini italiani (troviamo infatti il film anche con didascalie scritte in tedesco). Giustamente Aldo Bernardini considera l’Inferno il primo «capolavoro» del cinema muto italiano; un’opera maestra che aprì davvero nuovi orizzonti ai cineasti di tutto il mondo. A distanza di qualche tempo gli stessi autori tentano un’operazione analoga con Omero portando sullo schermo l’Odissea. Nonostante vi siano trucchi di grande effetto (l’accecamento di
Polifemo, la tempesta con gli effetti ottenuti rigando direttamente la pellicola, l’invenzione di Scilla e Cariddi come mostri a più teste) i risultati sono inferiori e il film risulta statico e non ottiene che un successo molto modesto.

La didascalia che precede le sirene ci narra: “Per sfuggire ai perfidi allettamenti delle Sirene, Ulisse tura con la cera gli orecchi dei compagni e si fa legare all’albero della nave”. Le sirene appaiono nella costa marina soavi dando baci ai navigatori avventurieri. Hanno pinna da pesce, volto di donna e si trovano nel mare (la loro presenza, con i costumi, è inserita nel contesto naturale).

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