L’ordine del tempo (2023): l’ipotesi di una vita agli sgoccioli

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Trailer di L’ordine del tempo

Informazioni sul film e dove vederlo in streaming

L’ordine del tempo è un film del 2023 diretto da Liliana Cavani, scritto in collaborazione con lo sceneggiatore Paolo Costella, tratto dall’omonimo saggio redatto dal fisico Carlo Rovelli, che ha partecipato in qualità di consulente scientifico e cosceneggiatore. Il lungometraggio della regista novantenne – che torna dietro la cinepresa dopo vent’anni dalla sua ultima opera Il gioco di Ripley (2003) – consegna allo spettatore una provocatoria riflessione sul significato del tempo, in rapporto al valore effettivo che ciascun individuo è in grado di affidargli, nel corso di un’esistenza scandita da un ordine invisibile, che nessuno ha scelto. L’opera, che vanta un cast ben assortito, dove spiccano nomi del calibro di Alessandro Gassman e Claudia Gerini, è stato presentato in anteprima fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia 2023.

Trama de L’ordine del tempo

Un gruppo di amici di vecchia data si ritrova a trascorrere un weekend in una splendida villa al mare, a Sabaudia, per festeggiare il 50° compleanno della proprietaria di casa, Elsa. Durante l’evolversi della giornata, la comitiva apprende una notizia sconcertante: il sopraggiungere di un asteroide potrebbe mettere fine alla vita sulla Terra, nel giro di pochissime ore. L’ipotesi di non esserci più, da un momento all’altro, si insinua progressivamente nelle menti dei protagonisti, del tutto impreparati a gestire un accidente decisamente più grande di loro. Così, sulla scia del qui ed ora, tra sorrisi visibilmente forzati, preoccupazioni taciute e un giro retorico di discorsi speranzosi, i nostri personaggi trascorrono il tempo che rimane facendo il bilancio della propria vita, portando alla luce uno scrigno di segreti, verità e desideri reconditi.

Recensione di L’ordine del tempo

«L’emozione del tempo è precisamente ciò che per noi è il tempo. Il tempo siamo noi». Così afferma Carlo Rovelli, autore del saggio a cui la Cavani si ispira per affrontare un tema sempre caldo, che non smette di stare con il fiato sul collo. Sì perché il tempo «ci perseguita», scandisce quotidianamente le nostre scadenze; stabilisce confini e limiti, indirizza l’esistenza verso un ciclo pedissequo di azioni routinarie, di cui spesso dimentichiamo il valore. In balia degli eventi toccatici in sorte per chissà quale piano prestabilito, ci lasciamo trasportare da essi, senza appropriarci consapevolmente di quello che – come diceva Seneca, nel De Brevitate Vitae – solo è nostro: il tempo. Colti nel marasma di questo flusso incessante, tanto immateriale quanto incisivo, non ci fermiamo mai un attimo. Non ci poniamo mai domande su dove stiamo andando davvero e perché. C’è ancora tempo per essere quello che vogliamo?

È una domanda da brividi, che ci tira in ballo in quanto soggetti pensanti, costretti a uscire da quel giro di azioni quotidiane minuziosamente calcolate per esporci nel caos del dubbio. E’, poi, una domanda che in generale non ci poniamo, perché impegnati a sentirci padroni delle nostre vite. A meno che, però, non si insinui l’ipotesi del sopravvento di una catastrofe imminente. Solo se messi di fronte alla possibilità di morire da un momento all’altro, ci accorgiamo della terra che stiamo calpestando. E di come, questa, sia incontrollabile, di una materia effimera. Ed è quello che accade ai personaggi messi in scena dalla Cavani. Posti davanti alla possibilità concreta della fine, sono costretti a rallentare il passo e iniziano (o almeno ci provano) a guardarsi vivere. La caduta di un «sasso», così come viene ironicamente chiamato da un membro della comitiva, diventa l’occasione irripetibile per fare chiarezza sulla propria esistenza; per capire, se, dopotutto, si è felici, soddisfatti di dove si è arrivati, o se, invece, si hanno delle faccende in sospeso.

Fotogramma de L'ordine del tempo
Fotogramma de L’ordine del tempo

E i nostri protagonisti cosa fanno? In che modo sfruttano l’opportunità di riflettere su sé stessi? Tutto sommato, al contrario di quello che lo spettatore può attendersi, non si assiste affatto a un exploit di eroiche gesta discorsive. A siparietti di vivo e sentito allarmismo, che facciano cogliere il terrore di chi teme davvero per la propria sorte. Certo, si ravvisa una sottile preoccupazione che aleggia negli sguardi collettivi, ma, alla fine, il sentore della paura si smorza, senza lasciare solida traccia, in un flusso temperato di parole poco incisive. Che non riescono a restituire l’anima infiammata di chi sa che, andando incontro alla morte, ha davvero qualcosa da perdere.

Così, ciascun personaggio, dall’alto della propria scienza inoppugnabile, non fa che emettere, freddamente, ipotesi e sentenze sulla natura dell’asteroide; sui possibili effetti che potrebbe causare il suo impatto; sull’inverosimile possibilità di spostare la Terra dalla traiettoria dell’asteroide. Chiacchiere da bar che, di tanto in tanto, seppur strappino un sorriso, non trasmettono la percezione di un dramma reale, imminente. Sembra che si parli tanto per parlare, solo per riempire lo spazio di una stanza, evitando, quanto più possibile, di pensare al peggio.

Quello che compare sulla scena è il ritratto di una borghesia stantia, annoiata, chiusa in sé stessa, nel proprio reticolo di verità preconfezionate; incapace di mettersi davvero in discussione, apportando un radicale cambiamento sulla base di rinnovate e brucianti consapevolezze. Seppure qualcuno, nello spazio di poche ore, riesce a dare una svolta alla propria vita, si tratta di un atto già covato da tempo, che non desta alcuna sorpresa emotiva. Così, anche nelle sezioni narrative in cui si tocca una maggiore patina di lirismo – i momenti di confessione a tu per tu che coinvolgono le varie coppie protagoniste e dove saltano fuori i vari altarini – il più delle volte non si va fino in fondo. Non si tocca il cuore pulsante dei desideri, dei sentimenti, che rimangono solamente enunciati, sfiorati con lieve coinvolgimento empatico e poi richiusi nel proprio cassetto interiore.

Alessandro Gassmann e Claudia Gerini in L'ordine del tempo
Alessandro Gassmann e Claudia Gerini in L’ordine del tempo

Qualcuno si salva dal marasma del conformismo, dall’assuefazione al proprio stato immutabile. L’unico personaggio che dà una profonda scossa emotiva allo spettatore e che sembra comprendere la portata disastrosa dell’ipotetico evento, è la fisica ricercatrice, Giulia. Consapevole dello scadere del tempo, inizia a percepirsi sostanza fragile (a differenza degli altri personaggi, mai del tutto convinti di essere in pericolo). Inizia a porsi domande sul come disporsi di fronte a qualcosa di troppo grande da metabolizzare e razionalizzare. E lo fa intessendo un dialogo con Dio, o meglio, con chi ne fa le veci sulla Terra, un’amica suora. Una ex fisica che ha deciso di viverlo, il suo tempo mortale, a servizio di colui che tutto muove e da cui tutto ha origine. Una creatura che, anche in questa circostanza allarmante, affida l’occasione della salvezza all’arma incorruttibile della preghiera.

Alla fine, dopo ore passate a ingannare il tempo, più che a sfruttarlo, non accade nulla. Un bagliore fulmineo inonda di luce la notte scura, passa, e se ne va. E – ecco il punto – non sembra che le cose siano tanto diverse rispetto a come erano prima. Non c’è stato un arco di trasformazione. Si chiacchiera e ci si rallegra dello scampato pericolo, si va in spiaggia, ci si abbraccia, come se niente fosse successo. Eppure, un colpo di scena ci piomba addosso. Corre veloce nel mare, si staglia nell’orizzonte. Ma, di fronte a esso, vince un silenzio accondiscendente. Un silenzio che sembra dire: «va bene, lasciamo tutto così com’è». Se niente può cambiare, meglio tenersi stretto quello che si ha, che comunque è qualcosa. Il residuo di un legame. È questa la nostra eredità? Difficile pronunciarsi. Come affermava la poeta Patrizia Cavalli – «l’amore stanco/ forse è l’unico perfetto».

In conclusione

“L’ordine del tempo” pone delle riflessioni profonde sul tempo e l’umorismo ironico, ma, nonostante ciò, possiede una mancanza di trasformazione profonda nei personaggi. La rappresentazione della borghesia e la superficialità in alcune scene potrebbero influire sulla percezione emotiva complessiva.

Note Positive:

  • Riflessione profonda sul tempo: Il film affronta in modo approfondito il tema del tempo, seguendo l’ispirazione dal saggio di Carlo Rovelli. La riflessione sulla percezione del tempo e sulla consapevolezza della propria esistenza offre uno spunto filosofico interessante.
  • Umorismo ironico: Nonostante la gravità del tema, il film utilizza un umorismo ironico, con momenti di leggerezza e situazioni comiche che strappano un sorriso senza snaturare la centralità della trama.
  • Ritratto della Borghesia: Il film offre un ritratto critico della borghesia stantia, chiusa in una routine di verità preconfezionate. La riflessione sulla propria esistenza emerge quando i personaggi sono confrontati con la possibilità di una catastrofe imminente.

ote Negative:

  • Superficialità nei momenti di confessione: Nonostante ci siano momenti di confessione tra le coppie protagoniste, la superficialità nella caratterizzazione dei desideri e dei sentimenti potrebbe ridurre l’impatto emotivo di tali scene.
  • Dopo l’esperienza della minaccia asteroidale, la mancanza di un vero e proprio arco di trasformazione nei personaggi e nella loro vita quotidiana potrebbe risultare deludente.
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Marika Iannetta
Marika Iannetta
Articoli: 25

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