Makanai – prima stagione (2023): il desiderio delle maiko

Poster The Makanai Cooking for the Maiko House locandina

Makanai

Titolo originale: Maiko-san Chino makanai-san

Anno: 2023

Nazione: Giappone

Genere: commedia

Casa di produzione: Bun-Buku, Netflix,  Story Inc.

Distribuzione italiana: Netflix

Stagione: 1

Episodi: 9

Ideatore: Hirokazu Koreeda

Regia: Hiroshi Okuyama, Takuma Satô, Megumi Tsuno, Hirokazu Koreeda

Sceneggiatura: Hirokazu Koreeda, Aiko Koyama

Fotografia:

Montaggio:

Musiche:

Attori: Mayu Matsuoka, Ai Hashimoto, Nana Mori, Keiko Matsuzaka, Natsuki Deguchi, Aju Makita, Takako Tokiwa

Trailer originale di The Makanai (2023)

La serie Netflix “The Makanai: Cooking for the Maiko House”, coprodotta da Netflix, Story Inc. e BUN-BUKU Inc., esordisce sulla piattaforma on demand il 12 gennaio 2023 e vede nel ruolo di showrunner  l’acclamato regista e sceneggiatore giapponese Hirokazu Kore-eda, premiato due volte al Festival di Cannes prima nel 2013 con il Premio della giuria per Father and Son e successivamente nel 2018 con la prestigiosa Palma d’oro per Un affare di famiglia. La serie, composta da nove episodi, è una rivisitazione del popolare fumetto di Aiko Koyama “Maiko-san Chi no Makanai-san” (conosciuto anche con il titolo di Kiyo a Kyoto), serializzato, in Giappone, sulla rivista Weekly Shōnen Sunday di Shogakukan da dicembre 2016 per poi essere stata, momentaneamente interrotta, dall’1 al 29 giugno 2022. A gennaio 2023 il manga è ancora in fase di continuazione ed è stato rilasciato in ventuno volumi tankōbon. Il fumetto, nonostante abbia vinto la sessantacinquesima edizione dello Shogakukan Manga Award, diventando un bestseller da oltre 1,8 milioni di copie vendute, non è ancora stato distribuito in Italia, nel momento in cui la serie è rilasciata su Netflix.

Trama di Makanai

Kiyo e Sumire hanno sedici anni e hanno uno stretto rapporto d’amicizia, tanto da sembrare due sorelle. Entrambe le ragazze di Aomori c’erano ripromesse che, terminata la scuola, ci sarebbero trasferite in una hanamachi per diventare, entrambe e insieme, delle splendide maiko, apprendiste geisha. Così, quando la scuola dell’obbligo per loro è terminata, ecco che lasciano il loro paese nativo e le loro famiglie per trasferirsi a Kyoto, dove entrano a far parte della casa di Madre Azusa, colei che le istruirà verso la loro nuova vita. In questa dimora le giovani faranno la conoscenza di Ryoko, la figlia di Madre Azusa, Momoko, la geisha più popolare della casa e di alcune giovanissime maiko senior. Sumire si adatta facilmente a questa nuova vita, risultando abile nell’apprendimento delle maniere consone a una maiko, contrariamente a Kiyo che si dimostra goffa e impacciata nell’adempire a quei movimenti tra danza e teatro. Kimie Sakurai, la maestra di danza, e Madre Azusa, viste l’inattitudine di Kiyo a quel mestiere, decidono di sospendere le lezioni alla ragazza e di farla ritornare a Aomori. Quando però Kiyo è pronta a tornare ad Aomori delusa e in lacrime, scopre la passione per la cucina finendo, in maniera causale e fortuita, a venire assunta come makanai, ovvero la cuoca di una casa in cui vivono le maiko. In questo modo la ragazza potrà continuare a vivere al fianco della “sorella” Sumire, che diventerà sempre più polare tra le strade del quartiere di Gion.

Fotogramma di Makanai
Fotogramma di Makanai

Recensione di Makanai

Un viaggio a livello culturale nel Giappone, tra usanze tradizionali e gastronomiche. Questa è “The Makanai: Cooking for the Maiko House”, una serie che vive di purezza e di semplicità della vita, rimanendo intonsa da ogni elemento ostile e di reale conflitto drammaturgico. Dalla prima puntata si viene immessi in un flusso narrativo di difficile scrittura in cui ogni avvenimento, ogni elemento trova un proprio equilibrio, un proprio loco, in cui si ha la sensazione che ogni accadimento va, esattamente come dovrebbe andare, senza creare nessun tipo di scompiglio e di trauma all’interno dei personaggi, mostrando un flusso di purezza, di genuinità e di dolcezza continuo, che ci culla per tutte le nove puntate. Hirokazu Kore’eda a livello di sceneggiatura fa un lavoro maestoso, rimarcando tutte le sue capacità di scrittura poetica, in cui non ricade nella costruzione di una storia intensa e piena di elementi “drammatici”, ma in cui eleva il manga per portarci sullo schermo una storia tenera e fatta di gesti di gentilezza e di affetto reciproco, sentimenti di cui abbiamo un forte bisogno nel futuro della razza umana, sempre segnata da maldicenze, violenze e soprusi, in cui è la maleducazione e l’egoismo ha smuovere il mondo. In Makanai non c’è un singolo personaggio villano, o in grado di ferire, volutamente, l’altro, ma assistiamo a individui che cercano e trovano un modo in cui vivere in pace, in cui sapere ascoltare e comprendere le proprie fragilità. Proprio per questa loro natura, spesso e volentieri, i personaggi più adulti, come le Madri della casa, possono apparirci come delle bambine, essere ingenui e pure, esseri non contagiate dai peccati del mondo. Madre Azusa e la Madre superiora sono le due “autorità” della casa ma che si rivolgono alle loro giovani, con uno sguardo pieno di amore e di emozione, mettendosi al loro medesimo livello, al fine di comprenderle maggiormente e mostrare che non bisogna nascondersi, ma mostrarci per ciò che siamo. La casa delle maiko ci appare dunque come un luogo distopico, in cui i conflitti e la malvagità del mondo non ne fanno parte.

La tradizione giapponese è un elemento fondamentale della serie. Noi veniamo catapultati dentro un mondo inesistente nell’occidente, segnato da rituali, Geisha, Maiko e Makanai, tre mansioni che vivono in comune accordo l’una con l’altra. Insieme a Kiyo scopriamo l’importanza di essere Makania, le cuoche delle case delle Maiko, in cui colei che cucina deve trovare una commistione di sapori del cibo per far contenti tutti gli abitanti della casa, oltre a donargli dei gusti che sappiano donare a ciascuna di loro delle forti emozioni, interessante in questo senso la scena in cui la giovane fa piangere con il suo cibo, il padre di Sumire, che era giunto a Kyoto per riportare la figlia a casa. Proprio con Sumire entriamo in contatto con il significato di essere Maiko, una figura nata nel 17 – 18 secolo a Kyoto e che hanno il compito di aiutare le geishe, che osservano per apprenderne l’arte. Le Maiko, solitamente hanno tra i quindici e i vent’anni, e tramite la giovane e pure Sumire vediamo come e cosa significa diventare questa “figura” sia a livello umano che culturale per l’intera popolazione di Gion. Proprio seguendo i passi di Sumire vediamo l’arte Geisha, l’importanza della ritualità e del trucco per le Maiko, dove ogni oggetto è ricco di un significato e simbolismo. Conosciamo le Geisha attraverso Momoko, colei che svolge anche il ruolo di “tutor” di Sumrise, e che mostrerà alla giovane la difficoltà di questo lavoro, un’arte che proibisce a colei che la pratica di intraprendere una propria vita intima e personale. Diventare Geisha significa rifiutare tutto il resto, come l’amore.  Riguardo proprio a questo mondo risultano interessanti tutti i personaggi che vivono al loro intorno, unica pecca però è la pochezza di scene dedicate al ballo delle Maiko e delle Geisha mostrate all’interno della serie.

Le protagoniste di Makanai
Le protagoniste di Makanai

In conclusione

Una serie fatta di estrema qualità tecnica sia tecnica che interpretativa, in cui risulta difficile trovare qualche nota stonata, tanto da risultare un prodotto Netflix di assoluta fattura e che il pubblico occidentale, che non rinnega storia meno pieno a livello drammaturgico e basate su pochi eventi, può tranquillamente apprezzare, anche se indubbiamente alcuni elementi culturali sono di difficile comprensione per un non conoscitore del mondo tradizionale giapponese.

Note positive

  • Sceneggiatura
  • Interpretazioni
  • Tenerezza e dolcezza narrativa

Note negative

  • Si poteva mostrare maggiormente le danze Geisha.

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