Miracle – Storia di destini incrociati (2021): un film complesso

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Miracle - Storia di destini incrociati LOCANDINA

Miracle – Storia di destini incrociati

Titolo originale: Miracol

Anno: 2021

Genere: Giallo, Drammatico, Thriller

Nazione: Romania, Repubblica Ceca, Lettonia

Casa di produzione: The East Company Productions, Cineart TV Prague, Tasse Film, Memento International

Distribuzione italiana: Trent Film

Durata: 118 min

Regia: Bogdan George Apetri

Sceneggiatura: Bogdan George Apetri

Fotografia: Oleg Mutu

Montaggio: Bogdan George Apetri

Musiche:

Attori: Ioana Bugarin, Emanuel Parvu, Cezar Antal, Ovidiu Crisan, Valeriu Andriuta, Valentin Popescu, Marian Râlea, Nora Covali, Natalia Calin, Catalina Moga, Ana Ularu, Olimpia Malai

Presentato all’interno della sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia 2021,Miracle – Storia di destini incrociati” di Bogdan George Apetri, è un’opera avvincente in perfetto equilibrio tra dramma e thriller, che racconta una vicenda imprevedibile analizzando le storture della società di un intero paese, quello della Romania del 2020. Il film è stato insignito del premio della Giuria Interreligiosa al Tertio Millennio, per “il coraggio nelle scelte di regia e per l’originalità nell’affrontare il tema della spiritualità in un mondo sempre più secolarizzato“. Il lungometraggio esce nei cinema italiani il 27 ottobre 2022, grazie a Trent Film.

Trama di “Miracle – Storia di destini incrociati”

Nella Romania del 2021, la giovane suora di Cristina, di soli diciannove anni, esce, segretamente, dal monastero isolato in cui dimora, per occuparsi di una questione privata e urgente presso l’ospedale, che si trova in città. Un taxista, fratello della monaca che l’ha aiutata a organizzare il viaggio, la condurrà sul luogo da lei prestabilito, con un unico appunto di farsi trovare pronta per le 17:00 presso la stazione, non un minuto più tardi. Cristina però, cambiatasi di abito per non farsi riconoscere come suora, nel suo girovagare per la città alla ricerca di un misterioso uomo, si attarda e così è costretta a prendere un altro passaggio, da un altro Taxi, ma proprio sulla via del ritorno trova ad attenderla un destino inaspettato.

Ioana Bugarin in Miracle - Storia di destini incrociati.
Ioana Bugarin in Miracle – Storia di destini incrociati.

Recensione di “Miracle – Storia di destini incrociati”

Bodgan George Apetri ha esordito alla regia nel lungometraggio Peripheric (2010), da questo momento, nonostante il buon successo di critica del film, il cineasta si è preso dieci anni di pausa ritornando sul grande schermo solo nel 2020 con Unidentified, inteso dal regista come il primo film di una trilogia. In contemporanea con questo lungometraggio Bodgan George Apetri ha girato anche il secondo capitolo della trilogia dal titolo “Miracle – Storia di destini incrociati”, un thriller spirituale che strizza l’occhio al dramma, che riprende in parte gli eventi del primo lungometraggio, soprattutto nei personaggi, dove vediamo il ritorno in scena dell’agente di polizia Marius Preda (Emanuel Parvu) e della giovane Cristina Tofan (Ioana Bugarin), oltre a ritrovare in scena Florin Iespas, il protagonista di Unidentified, seppur per un breve minutaggio. Le due pellicole, nonostante facciano parte del medesimo universo narrativo (la Romania del XXI secolo) e possedendo alcune similitudini dal punto di vista tematico (l’ossessione e l’oscurità delle forze dell’ordine), si dimostrano come due film a sé stanti, tanto che è tranquillamente possibile visionare e comprendere “Miracle – Storia di destini incrociati” anche per coloro che non hanno avuto la possibilità di visionare il primo capitolo di questa trilogia narrativa.

Il viaggio di Cristina e Marius

Un film suddiviso in due atti congiunti. Due atti tra loro a specchio, venendo strutturati drammaturgicamente nel medesimo modo rimarcando, sotto alcuni aspetti di vista, i medesimi oggetti e i medesimi dialoghi tematici, dando un senso di circolarità e di ripetizione degli eventi all’interno dell’opera. La storia di Cristina si apre con l’acqua, con la macchina da presa che ci presenta il personaggio della suora attraverso il suo riflesso dentro un catino pieno d’acqua, mostrando al pubblico la disperazione e la tristezza di Cristina, una sensazione di sofferenza che non lascerà mai il personaggio. La storia del poliziotto Marius si apre con il medesimo catino piano d’acqua all’interno del monastero, in cui l’uomo immerge le mani per pulirsene, quasi in senso di purificazione dai propri peccati. Le similitudini del resto tra le due vicenda non terminano qui ma ci vengono riproposti per tutto l’arco narrativo, ad esempio durante il viaggio in Taxi di andata verso l’ospedale, tra il taxista e un passeggiero, che conosciamo come il Dottore, s’instaura un dialogo riflessivo sulla religione e la scienza e di come la religione sia causa di molte morti, poiché svariati religiosi, preferiscono curarsi con le preghiere piuttosto che con la medicina. Nel medesimo modo anche il viaggio verso l’ospedale tra Marius e il collega Batin s’instaura su una riflessione religiosa, in cui uno dichiara la forza della religione e l’altro la contesta fortemente, in onore della verità e di un’assenza di spiritualismo nel mondo. Inoltre entrambe le storie (in maniera simbolica) terminano nel medesimo luogo: il campo con le pecore accanto al ponte, un luogo che diviene vittima di una grande brutalità. Anche la radio e le sue canzoni, che udiamo durante i viaggi in macchina possiedono una loro circolarità, dando anche un senso simbolico e di sottotrama alla storia.  

Il tutto ci viene mostrato attraverso una lente regista e fotografica che strizza l’occhio al realismo, anche con delle lunghe inquadrature sui personaggi che donano alla pellicola un senso di documentarismo innato, aumentato dalla bravura attoriale dei protagonisti, con una Ioana Bugarin impeccabile nella sua interpretazione come del resto Emanuel Parvu, che si dimostra abile nel rivestire i panni di un oscuro e misterioso poliziesco con una doppia vita sentimentale e personale, con un passato, non lontano, segnato da errori che causano in lui un senso di angoscia interiore che lo spingerà a svolgere degli atteggiamenti alquanto poco etici. Accanto a questa componente prettamente realistica ne troviamo anche una maggiormente simbolica e vicina al senso di spiritualismo e al significato più intimo del lemma “Miracolo”, donandoci però una lettura non pienamente religiosa entro i canoni cristiani, ma piuttosto spirituale nel senso più generico possibile. Nonostante questo approccio religioso la pellicola, come dichiara anche il regista, non è marcatamente improntata in un’ottica spiritualista.

Il film si rivela attraverso due facce opposte ma complementari della stessa lente, una visione del mondo realistica, contrapposta a una visione basata sulla fede. La storia funziona bene sia se la si interpreta dal punto di vista pragmatico degli spettatori atei, sia se la si percepisce da una prospettiva religiosa, soprannaturale e immateriale. Il film non risponde a delle domande, ma offre semplicemente un punto di partenza verso un punto d’arrivo misterioso, valido, unico e irripetibile nell’anima di ciascuno spettatore. La pellicola mette in risalto il dualismo di questa equazione: l’approccio perfettamente realistico di una storia che, d’altro canto, si può interpretare integralmente in chiave spirituale – ma solo se lo si desidera.

Bogdan George Apetri

Ciò che colpisce maggiormente è la regia e la bravura degli attori. In questo senso non possiamo che non ricordare alcune sequenze del lungometraggio, scene dal forte impatto visivo ed emotivo, come il momento della “violenza” in cui udiamo le urla, il rumore della natura il tutto senza vedere cosa sta accadendo. La macchina da presa fa un giro a 360° gradi ripetendo, in maniera circolare ciò che era avvenuta prima quando Cristina si era spogliata nel medesimo luogo, dove la camera aveva compiuto un giro di 360° per mostrarci il rumore del vento (forse la voce di Dio). Altra scena di splendida fattura è il finale, con un piano sequenza di sedici minuti che gioca con i piani temporali e mentali del nostro poliziotto, il tutto realizzato con estrema attenzione e competenza. Ciò che invece possiamo apprezzare mano è la scena finale, l’ultimo istante del film che termina in maniera alquanto misteriosa e di difficile spiegazione, ance se, una chiave di lettura, è rintracciabile nell’azione non compiuta da Marius Preda, che decidendo di non uccidere lo stupratore dona una nuova vita a Cristina, ma allo stesso tempo non è possibile comprendere il motivo della lacrima che le scende dall’occhio mentre si trova su un tavolo funebre.

Emanuel Parvu in Miracle - Storia di destini incrociati.
Emanuel Parvu in Miracle – Storia di destini incrociati.

In conclusione

Un film realista con degli spaccati spirituali, il tutto ben mixato insieme a esclusione del finale, fin troppo arioso e di difficile interpretazione drammaturgica.

Note positive

  • Attori
  • Regia
  • Fotografia

Note negative

  • La scena finale
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Stefano Del Giudice
Stefano Del Giudice

Laureatosi alla triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione e formatosi presso un accademia di Filmmaker a Roma, nel 2014 ha fondato la community di cinema L'occhio del cineasta per poter discutere in uno spazio fertile come il web sull'arte che ha sempre amato: la settima arte.

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