Munch. Amori, fantasmi e donne vampiro (2022): il pittore Edvard Munch

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Munch. Amori, fantasmi e donne vampiro

Titolo originale: Munch: Love, Ghosts and Lady Vampires

Anno: 2022

Paese di Produzione: Norvegia

Genere: Documentario, arte

Produzione: 3D Produzioni, Nexo Digital

Distribuzione: Nexo Digital

Durata: 1 hr e 32 (92 min)

Regia: Michele Mally

Sceneggiatura: Michele Mally, Arianna Marelli

Montaggio: Stefania Calatroni

Fotografia: Marco Alfieri, Mateusz Stolecki

Attori: Ingrid Bolsø Berdal

Trailer del film Munch. Amori, fantasmi e donne vampiro

I giorni 7,8 e 9 Novembre arriva nei migliori cinema Munch. Amori, fantasmi e donne vampiro, il nuovo lungometraggio che racconta la vita, la carriera e le opere di Edvard Munch, uno dei più grandi pittori del XIX e XX secolo, divenuto celebre per il dipinto “Urlo” che lo ha reso famoso nel mondo, nonostante ciò le sue altre opere sono piuttosto poco conosciute al pubblico. Nel 2022 invece a Oslo, l’antica Kristiania, ci segna una svolta per la conoscenza dell’artista con il nuovo museo MUNCH – inaugurato nell’ottobre 2021 – che è uno spettacolare grattacielo sul fiordo della capitale norvegese, pensato per ospitare l’immenso lascito del pittore alla sua città: 28.000 opere d’arte tra cui dipinti, stampe, disegni, quaderni di appunti, schizzi, fotografie ed esperimenti cinematografici. Tutto questo straordinario patrimonio ci offre una visione d’eccezione della mente, delle passioni e dell’arte di questo genio del Nord.

Trama di Munch. Amori, fantasmi e donne vampiro

Løten, 1863. In una piccola città norvegese nasce Edvard Munch, un uomo la cui vita sarà colpita da grandi sventure e dolori, ma il cui talento e propensione per l’arte lo porteranno a divenire immortale.

Munch – Amori, fantasmi e donne vampiro si apre nella casa di Edvard Munch ad Åsgårdstrand. In una notte d’inverno, davanti al focolare, una giovane donna – l’attrice Ingrid Bolsø Berdal (nota al grande pubblico per la serie Westworld), guida prescelta per questo nostro viaggio – legge ai bambini una fiaba norvegese. Siamo nel mondo del Grande Nord, dove i venti parlano, gli orsi trasportano le ragazze sulla schiena, i troll lanciano incantesimi malvagi. Eppure, la favola di Edvard Munch si è conclusa presto: la morte di sua madre, seguita da quella della sorella Sophie, così come la devastante depressione del padre, segneranno ben presto la sua vicenda umana e artistica. Come racconta la sua biografa Sue Prideaux, Munch visse ottant’anni travagliati, tra problemi psichiatrici, alcolismo e isolamento. Eppure, la lettura psicoanalitica della sua opera non basta. I lasciti di Munch sono troppo potenti. Storici dell’arte come Jon-Ove Steihaug, Direttore del Dipartimento Mostre e Collezione del Museo MUNCH di Oslo, Giulia Bartrum, per decenni curatrice del British Museum, e Frode Sandvik, curatore del Kode di Bergen, analizzano i temi e le ossessioni della sua opera, ma anche le sue abilità artistiche e le diverse tecniche che ha utilizzato. La ricerca di Munch sull’animo umano e il suo tentativo di tradurre le emozioni su tela o carta trovano corrispondenza con le tecniche sperimentali che ha scelto di adottare, rendendo così le sue opere, come spiega la restauratrice Linn Solheim, estremamente fragili. Cruciale è anche l’esperienza della bohème fin de siècle: Munch ha vissuto da bohémien prima a Kristiania, dove rideva dei morti viventi borghesi divertendosi insieme allo scrittore anarchico Hans Jæger, al pittore Christian Krohg e alle donne dallo spirito libero che incarnavano una figura femminile moderna e indipendente nella società; e più tardi a Berlino, dove fece amicizia con il drammaturgo August Strindberg e si innamorò della magnetica Dagny Juel, frequentando satanisti e dottori che sperimentavano l’utilizzo della cocaina. Come spiega il Direttore del Museo MUNCH Stein Olav Henrichsen, gli artisti sono sempre in opposizione al proprio tempo, anche se – guardando indietro – li consideriamo rappresentativi di un particolare periodo della Storia.

Nexo Digital
L'opera do Edvard Munch dal titolo Amore e dolore
L’opera do Edvard Munch dal titolo Amore e dolore

Recensione di Munch. Amori, fantasmi e donne vampiro

Munch. Amori, fantasmi e donne vampiro è un film che vuole raccontare la vita di uno dei pittori più conosciuti e amati nella storia dell’arte. Un artista estremamente complesso, che attraverso l’arte è riuscito a rappresentare i sentimenti dell’animo umano in maniera unica. Il docu-film, attraverso la voce narrante dell’attrice Ingrid Bolsø Berdal e di molti esperti e storici dell’arte, racconta quelli che sono stati gli incontri e le esperienze che sono stati fondamentali per la crescita e la maturazione artistica e non di Edvard Munch. Si inizia il viaggio raccontando le perdite e le tragedie familiari, passando poi agli studi nelle scuole d’arte, mostrando poi i primi amori e i successi nelle varie mostre d’arte. Inoltra la pellicola segue in maniera molto affascinante il percorso artistico di Munch, descrivendo in maniera molto dettagliata quanto l’utilizzo dei colori, delle luci e la scelta dei soggetti da raffigurare, fossero frutto dei racconti e delle storie che il padre narrava al giovane Edvard quando era ancora un bambino.

All’interno della pellicola emergono anche i legami più intimi che l’autore ha avuto con i paesaggi del Nord e i suoi colori vividi, i quali risuonano all’interno delle composizioni di Edvard Grieg, che trascorreva le sue estati nella natura della collina di Troldhaugen a Bergen. Lui ha saputo ricreare la sensazione del “trovarsi a casa”, come ci trasmette anche il pianista Leif Ove Andsnes.  Ma ancora – come suggeriscono gli storici dell’arte Elio Grazioli e Øivind Lorentz Storm Bjerke – in questa continua ripetizione, così come negli esperimenti visivi attraverso il cinema e la fotografia, possiamo trovare la chiave per entrare nel Tempo di Munch. Ciò che resta è una richiesta di salvezza, una sorta di apertura agli spiriti, ai fantasmi che aleggiano intorno a noi, “con Molecole più leggere e inconsistenti”. A oriente del sole, a occidente della luna.

L'Urlo, la più celebre opera dell'artista nordico
L’Urlo, la più celebre opera dell’artista nordico

In conclusione

Si consiglia a tutti la visione di Munch. Amori, fantasmi e donne vampiro. Un film che non è destinato solo dagli amanti delle arti figurative, esso è un racconto di vita, che mostra come un giovane uomo che nonostante si sia spesso trovato a nuotare negli abissi più oscuri, sia infine riuscito a toccare le stelle più luminose.

Note positive

  • Il modo in cui si svolge il racconto
  • L’intervento di numerosi esperti che approfondiscono le opere mostrate
  • Il ritmo e coinvolgente e per niente noioso

Note negative

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Davide Secchi T.
Davide Secchi T.

Studente di Giurisprudenza presso la Statale di Milano, nel tempo libero frequento corsi e seminari inerenti critica e storia cinematografica. Ho iniziato ad amare il cinema durante i pomeriggi passati con mio nonno tra Western all'italiana e Chambara nipponici, per poi spaziare su tutti i generi. Tra le altre mie passioni ci sono la letteratura, l'arte, la filosofia e le arti marziali.

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