007, No time to die (2021): l’addio dolce amaro di Daniel Craig

Trailer ufficiale in italiano di No Time to Die

Dopo una lunghissima attesa, ostacolata da continui rinvii a causa della pandemia, No Time to Die approda finalmente nelle sale italiane il 30 settembre. Ultimo capitolo della serie di film del franchise che ha avuto come attore protagonista Daniel Craig, non ci lascerà certo digiuni di azione e colpi di scena.

Trama di No Time to Die

L’agente Bond, ormai ritiratosi dal servizio dopo la cattura di Franz Oberhauser, si gode la nuova vita in Giamaica. Tranquillità che viene interrotta da Felix Leither, un vecchio amico e collega di James, che l’ha raggiunto per chiedergli aiuto in una nuova missione: liberare lo scienziato Waldo Obruchev.

Bond viene affiancato da una nuova agente, Nomi; la ricerca dei sequestrati però si farà ancora più difficile: gli agenti si metteranno sulle tracce di Lyutsifer Safin, un super criminale affiliato alla Spectre e in possesso di armi in grado di distruggere l’umanità.

Recensione di No Time to Die

No Time to Die: non c’è tempo per morire. James Bond segue alla lettera il titolo dell’ultimo film, tanto da sembrare invincibile e indistruttibile ai nostri occhi.

Trattare il finale di una saga è sempre un compito arduo perchè il rischio di deludere le aspettative lasciando il pubblico insoddisfatto è molto alto, ancora di più cambiando regia.

Ma, non è questo il caso di Cary Fukunaga che, al contrario, ci stupisce con un lungometraggio curato perfino nelle inquadrature più particolari, con una fotografia che riesce a caratterizzare luoghi, personaggi e atmosfere.

Spazio alle donne

Avere l’opportunità di girare l’ultimo film di un intero franchise non significa non poter tentare un salto di qualità.

No Time to Die lascia ampio spazio alle donne che, pur essendo inferiori numericamente, riescono a sovrastare i ruoli maschili con la loro presenza.

Nomi, Paloma e Madeleine sono donne equamente forti, ma per motivi differenti: c’è chi è nata così e chi, al contrario, lo è diventata perchè la vita l’ha messa di fronte ad eventi a dir poco traumatici.

I loro personaggi, tanto per la caratterizzazione quanto per le azioni, risultano talmente ingombranti (nel senso positivo del termine) e determinanti da essere in grado di cambiare le sorti dell’intera trama e dello stesso James Bond.

Paloma e Nomi arrivano dove Bond non riesce, come se fossero la sua estensione, il pezzo mancante. Madeleine, invece, è più complessa: riesce a distruggere James a causa dei suoi segreti, ma è anche colei che è in grado di spingerlo a completare la missione, facendogli capire che sono ben altre le ragioni per le quali portarla a termine.

No Time to Die dà importanza non solo ai ruoli femminili sullo schermo, ma anche a quelli “fuori”, che non si vedono.

E’ infatti il caso di Phoebe Waller-Bridge che troviamo alla co-scrittura della sceneggiatura insieme al regista, Neal Purvis e Robert Wade.

Conosciuta ai più per l’acclamata serie tv Fleabag, adattamento dell’omonima pièce teatrale, Phoebe Waller-Bridge lascia probabilmente la sua impronta tipicamente ironica e sfrontata, che possiamo riscontrare lungo il film.

Anche James Bond è sensibile

Daniel Craig interpreta il ruolo di James Bond dal lontano 2006 con Casino Royale; già in questo primo film si notavano alcune differenze rispetto alla spia dei lungometraggi precedenti, sempre piuttosto legati alla versione creata da Ian Fleming.

L’obiettivo era quello di dare una connotazione più umana e vera, che si completa pienamente in No Time to Die. James Bond è ormai un uomo a tutti gli effetti tanto da lasciar intravedere un velo di paura soprattutto nel finale, quando si rende conto che non sta più lottando solamente per portare a termine una missione e, in questo caso, salvare l’umanità, ma per dare un futuro a Madeleine e Mathilde, le due persone che per lui valgono tanto quanto il mondo intero.

In No Time to Die incontriamo un James Bond più maturo, saggio, una caratterizzazione che rimane coerente con il suo passato: quanto accaduto con Vesper, ad esempio, ha contribuito allo sviluppo del Bond che abbiamo appena ritrovato e al rapporto con Madeleine.

E’ davvero la fine?

No Time to Die ci viene presentato come l’ultimo capitolo della saga, la conclusione di una parte di storia del cinema durata decenni. Ma è davvero così? Se così fosse, il ruolo di Nomi e Madeleine resterebbe così marginale, considerando l’intera saga?

E’ inevitabile percepire una nota di speranza per il futuro lungo tutta la storia, forse dovuta anche all’arrivo di Mathilde.

No Time to Die ci lascia alcuni indizi sparsi che possiamo utilizzare solo per elaborare teorie, ma nulla è certo.

In conclusione, No Time to Die è un film che riesce a toccare aspetti eterogenei pur restando il finale di una saga. Ci presenta la celebre spia in una versione ancora più umana con la quale il pubblico può empatizzare e allo stesso tempo farci restare incollati allo schermo con lunghe scene d’azione mozzafiato.

Degna conclusione di una generazione o inizio di quella successiva?

Note positive

  • Lo sviluppo del personaggio di James Bond
  • Numerosi ruoli femminili

Note negative

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