Non aprite quella porta (2022): ritorna il killer con la motosega

Distribuito da Netflix su scala mondiale il 18 febbraio del 2022, il nuovo capitolo della celebre saga di Non aprite quella porta vanta tra i produttori Kim Henkel, regista e produttore di alcuni capitoli della storia nonché sceneggiatore del primo iconico film del 1974 di Tobe Hooper, e Fede Álvarez, regista dell’apprezzato remake de La casa del 2013 e del sorprendente Man in the Dark del 2016.

Nonostante questo sequel segni l’ottavo capitolo del franchise, senza contare lo spin-off Leatherface che raccontava l’origin story del killer faccia di cuoio, esso si pone come un sequel canonico diretto del film del 1974, raccontando nuovamente le terribili “gesta” dell’assassino ispirato a Ed Gein.

Trama di Non aprite quella porta

Non aprite quella porta racconta la storia di Melody, sua sorella minore Lila e i loro amici Dante e Ruth che arrivano alla remota cittadina di Harlow, in Texas, per iniziare un nuovo business. Ma i loro sogni si trasformeranno presto in incubi quando entreranno per caso nella casa dello squilibrato e brutale serial killer, la cui violenza infesta la cittadina dal 1973 quando ebbe luogo il primo massacro. Nel mentre, proprio la sola sopravvissuta alla strage del ’73, Sally Hardesty, trama vendetta.

Non aprite quella porta - Leatherface (2022)
TEXAS CHAINSAW MASSACRE Cr. Yana Blajeva / ©2021 Legendary, Courtesy of Netflix

Recensione di Non aprite quella porta

Dietro la macchina da presa troviamo David Blue Garcia, che si imbarca nell’impresa di riportare alla luce l’iconicità del film di Hooper; intento palese a cominciare dall’incipit del film, che riprende la forma di finto “video documentario” narrando i fatti del primo capitolo tramite la voice over di John Larroquette, stesso narratore del film originale e fortemente richiesto dal regista. Garcia riprende anche l’assetto iniziale della pellicola del ’74, in cui vediamo un gruppo di ragazzi/e in viaggio per una misteriosa cittadina nel Texas. Il regista tenta inoltre di portare nella sua opera la brutalità del titolo di Hooper, però purtroppo lo fa nel modo più semplice e banale, ovvero con un’alta dose di splatter e violenza.

Nonostante il cineasta riesca abilmente a costruire delle sequenze molto forti e d’impatto, grazie a una regia dinamica e un montaggio molto serrato che non danno quell’effetto di camuffamento, ma anzi lo/a spettatore/spettatrice è perfettamente in grado di cogliere ogni dettaglio (si veda la scena del bus), l’aggressività del film si relega solo a questo elemento senza rievocare a pieno la disumanità che permeava invece l’originale: dovuta a una sapiente costruzione dell’ambiente, alla scelta di una fotografia quasi documentaristica e dall’uso del grottesco in scene come quella della cena. Il regista inserisce all’interno di questo titolo diverse citazioni per far emergere l’amore che prova per il film del 1974, dal narratore originale alla macabra danza con la motosega, e l’amore per il genere horror, emblematica è la citazione a Shining verso l’ultimo quarto di film.

Non aprite quella porta - protagonisti (2022 scena del film)
TEXAS CHAINSAW MASSACRE Elsie Fisher as Lila, Sarah Yarkin as Melody, Nell Hudson as Ruth and Jacob Latimore as Dante. Cr. Yana Blajeva / ©2021 Legendary, Courtesy of Netflix

Se il regista riesce a realizzare una messa in scena abbastanza curata e suggestiva, la vera pecca del film è il suo scheletro, la sceneggiatura. Una scrittura debole che, per quanto voglia raccontare dei personaggi forti, non riesce a caratterizzarli a pieno, tanto che rimangono, per tutta la durata della pellicola, solamente tratteggiati tanto che il pubblico non riesce veramente a empatizzare con loro; inoltre, non aiutano sicuramente, a far recuperare forza alla scrittura, le perfomarces delle attrici protagoniste, che risultano veramente poco credibili; l’unica interpretazione di spicco è quella dell’attrice sudafricana Alice Krige che interpreta Mrs. Mc, colei che ha recentemente dato vita alla strega cattiva nel film Gretel e Hansel del 2020.

Una grande occasione mancata è l’approfondimento delle varie tematiche che la sceneggiatura tratta in modo superficiale o si limita ad abbozzare, come il confronto tra i giovani borghesi moderni che invadono e non rispettano il territorio o le usanze ben consolidate dei cittadini di Harlow, considerati dei bifolchi da scavalcare o degradare; o ancora tutto il discorso molto attuale sulla politica contro le armi da fuoco che però non viene sufficientemente esaminato, ma si relega a due scene all’interno del film.

La Lionsgate aveva in cantiere altri cinque film della saga prima di perdere i diritti che sono stati successivamente acquistati dalla Legendary. Se hanno davvero intenzione di realizzare altri capitoli come questo, allora, forse, sarebbe meglio che le produzioni si dirigano su qualcosa di nuovo. Nonostante la pellicola sia facilmente godibile, la si può avvicinare a tantissimi titoli del cinema horror contemporaneo e, forse, da un film che porta un titolo così iconico, ci si aspetta davvero una marcia in più.

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