Nuclear (2022): una verità sul nucleare che non ammette repliche

Nuclear

Titolo originale: Nuclear

Anno: 2022

Nazione: Stati Uniti d’America

Genere: Documentario

Casa di produzione: Brighter Future (Fernando Sulichin, Maximilien Arvelaiz, Rob Wilson)

Distribuzione italiana: /

Durata: 106′

Regia: Oliver Stone

Sceneggiatura: Oliver Stone, Joshua S. Goldstein

Fotografia: Lucas Fuica, Korkut Akir, Steven Wacks

Montaggio: Brian Berdan, Kurt Mattila

Musiche: Vangelis

Il documentario di Oliver Stone, presentato fuori concorso a Venezia durante la 79. Mostra del Cinema, è una lunga narrazione (un’ora e quarantacinque minuti) su quanto sia irrinunciabile e urgente l’impiego di energia nucleare come energia alternativa e sostenibile. Tratto dal libro A bright future di Joshua Goldstein, l’opera ha una doppia funzione: svegliare le coscienze intorpidite da trent’anni di cattiva informazione e dimostrare, dati alla mano, di cosa stiamo realmente parlando quando parliamo di energia nucleare.

Trama di Nuclear

Mentre i combustibili fossili continuano a cuocere il pianeta, il mondo è finalmente costretto a confrontarsi con l’influenza delle grandi compagnie petrolifere e con le tattiche che hanno arricchito un piccolo gruppo di corporazioni e individui per generazioni. Sotto i nostri piedi, gli atomi di uranio presenti nella crosta terrestre contengono un’energia incredibilmente concentrata – la scienza ha sbloccato questa energia a metà del XX secolo, prima per le bombe e poi per alimentare i sottomarini, e gli Stati Uniti hanno guidato gli sforzi per generare elettricità da questa nuova fonte. Tuttavia, a metà del XX secolo, quando le società hanno iniziato la transizione verso l’energia nucleare e l’abbandono dei combustibili fossili, è iniziata una campagna di pubbliche relazioni a lungo termine per spaventare il pubblico, finanziata in gran parte dagli interessi petroliferi. Questa campagna avrebbe seminato la paura di radiazioni innocue a basso livello e creato confusione tra armi nucleari ed energia nucleare. Con un accesso senza precedenti all’industria nucleare in Francia, Russia e Stati Uniti, l’iconico regista Oliver Stone esplora la possibilità per la comunità globale di superare sfide come il cambiamento climatico e di raggiungere un futuro più luminoso grazie all’energia nucleare, un’opzione che potrebbe diventare l’unica strada percorribile per garantire la nostra sopravvivenza prima di quanto pensiamo.

Recensione di Nuclear

La voce fuori campo è quella di Oliver Stone che accompagna per mano lo spettatore in un viaggio lento ma ricco di esempi, citazioni, interviste, animazioni, schede tecniche e sopralluoghi nelle moderne centrali nucleari del mondo. Il regista usa qualunque mezzo per arrivare al suo obiettivo: divulgare con chiarezza le informazioni sull’energia nucleare e scuotere l’opinione pubblica. Stone parte da un assunto e lo elabora ampiamente per i primi venti minuti: siamo un popolo educato alla paura del nucleare. Ci sono voluti anni per forgiare un timore irrazionale che ha spinto la maggior parte delle persone al rifiuto di una risorsa energetica che l’autore propone come sicura e pulita: l’unica soluzione alla crisi climatica emergente. L’Uranio è un metallo presente in natura: una risorsa che il nostro pianeta generosamente ci dona. La dissuasione al nucleare, che ha radici storiche profonde – da Hiroshima e Nagasaki a Chernobyl, dalla corsa alle armi a Fukushima – secondo l’autore è stata fomentata attraverso un’impressionante manipolazione mediatica. Oltre all’informazione più tradizionale (carta stampata e televisione) hanno agito sulla percezione della massa spot pubblicitari subliminali, lungometraggi (da Il dottor Stranamore a Godzilla e Pandora), serie tv e persino cartoni animati (il pesce con i tre occhi in una puntata dei Simpson). Lo stesso movimento antinucleare degli anni Settanta viene definito da Stone “un grande inganno”: multinazionali petrolifere americane come Arco, poi Bp, hanno sostenuto finanziariamente l’opposizione al nucleare assoldando testimonial del mondo dello spettacolo, come Jane Fonda.

Una scena del documentario Nuclear (2022) di Oliver Stone
Una scena del documentario Nuclear (2022) di Oliver Stone

Le energie rinnovabili, anch’esse finanziate dalle industrie petrolifere, sono insufficienti per soddisfare in tempi veloci la “fame” di energia divorata ogni giorno dagli abitanti del pianeta Terra. Grafici e schede tecniche approfondiscono minuziosamente quanto l’energia eolica, solare e delle biomasse siano meno efficienti e più invasive dell’energia nucleare. Anche per quanto riguarda la pericolosità delle fonti energetiche, Stone si diletta con le animazioni più esplicative per mettere a confronto i danni collaterali provocati da gas, petrolio e carbone con quelli del nucleare.

La voce fuori campo di Oliver Stone, che troppo spesso sembra dirci sempre le stesse cose con parole e approcci diversi, improvvisamente si materializza sullo schermo con il regista in carne e ossa, durante i sopralluoghi in Russia, USA e Francia. Le sue interviste vogliono portarci a toccare con mano le piccole centrali di nuova generazione, munite di micro reattori in grado di fornire energia a un paese di 6.000 persone per 40 anni. Il problema delle scorie viene affrontato troppo velocemente: almeno così sembra anche alla mente più bendisposta all’idea del nucleare. Le scorie vanno oggi riciclate, si può fare. E poi, alla fine del loro ciclo, vengono gestite. Come? Sottoterra. Ma anche qui, attenzione: spunta il grafico so-tutto-io che ci tranquillizza in un confronto fra la gestione dei danni collaterali provocati dall’inquinamento e dal cambiamento climatico con quelli della radioattività.

Stone confeziona il suo documentario con estrema puntigliosità e previene le domande: ogni dettaglio viene cucito in una fitta rete di risposte dirette quasi a soddisfare un fantomatico avvocato del diavolo. Bravo. La sua opera, da divulgativa, diventa quasi persuasiva e rifiuta lo spazio a un contraddittorio.

Una scena del documentario Nuclear (2022) di Oliver Stone
Una scena del documentario Nuclear (2022) di Oliver Stone

In conclusione

Oliver Stone, con Nuclear, ha ricevuto a Venezia il Premio Fondazione Mimmo Rotella “per aver aggiunto alla sua già ricca filmografia un altro tassello dell’intenso connubio tra ricerca artistica e osservazione della realtà”. Non è ben chiaro quanta realtà, se tutta o in parte, sia stata raccontata questa volta dall’autore. Certamente si intuisce la sua premura a togliere un pregiudizio con il rischio però di crearne un altro.

Gli va comunque riconosciuto il merito di aver portato sul grande schermo due chicche di prim’ordine: la prima è la musica di Vangelis, l’immenso compositore scomparso a maggio di quest’anno a cui Oliver Stone dedica l’opera. La seconda è un aforisma che vale sempre, out of the nuclear:

Le persone non pensano bene quando hanno paura. La paura è un killer mentale.

(Oliver Stone)

Note positive

  • Montaggio
  • Musica
  • Linguaggio divulgativo

Note negative

  • Ripetitivo
  • Mancanza di contraddittorio

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